Si comunica che nei giorni indicati, presso l’Associazione culturale “La Botticella” a Roma, in via di Monte Testaccio 25, saranno presentati i due libri:
“MILLE PIROETTE: I diversi volti dell’arte“, delle autrici Ivana TERSIGNI, Maria Carmela BRANDI e Nerina PIRAS;
Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.
Questo racconto è dedicato alla mia amata Sardegna, perchè il profumo di mirto è il primo odore che ti cattura appena sbarchi in questa isola stupenda.
Stavo guardando le foto di famiglia, erano tutte in bianco e nero, una mi colpì in particolare, ero io da bambina, credo di avere avuto 3 o 4 anni, avevo un bel vestitino con un fiocco in testa, forse dello stesso colore, con due belle gambe grassottelle e un bel sorriso piazzato sul visetto anche esso tondo; ero vicino ad un cane enorme, accanto a lui sembravo una “nana” o forse era lui che era un “alano”, non so, chiedo: «Mamma ma sono io questa?» «Si sei tu quando siamo andati in Sardegna a visitare i miei genitori.» «Allora sono andata anche io in Sardegna, pensavo che non ci avessi mai messo piede, anche se sono di origine sarda, non conosco nulla di quella terra.» «Allora sappi che questa estate per i tuoi 16 anni ti porto in vacanza a conoscere i tuoi parenti» «Questa sì che è una notizia bomba, non vedo l’ora di conoscere questa zia Maria con cui parli sempre al telefono.» «Ebbene conoscerai lei e i suoi figli, alcuni hanno la tua stessa età, vedrai ti divertirai.» Euforica ho subito pensato a quali vestiti portarmi, a quali scarpe, non che ne avessi a bizzeffe, ma almeno volevo fare una bella figura con questi cugini che abitavano così lontano da noi. Chissà che aspetto avevano, chissà se erano simpatici, che giochi facevano, se a scuola erano bravi, tante curiosità che presto avrei soddisfatto. Ed arriva il fatidico giorno, preparo la valigia, ai piedi ho le uniche scarpe, sono bianche e sono nuove, me le ha comprate mia madre per l’occasione, quante novità. Forse è più contenta lei di me di partire, avrà nostalgia dei suoi parenti, in fondo è tanto che è venuta ad abitare a Roma assieme a mio padre, ed è naturale che abbia desiderio di rivederli. Aspetto con impazienza l’autobus che ci condurrà alla stazione Termini, da lì il pullman per Civitavecchia, dove dobbiamo prendere la nave che ci porterà al porto di Olbia. Il pullman è quasi vuoto mi accomodo vicino al finestrino per non perdermi nulla di questo fantastico viaggio, arriviamo ad un paesino, Santa Marinella, dove troviamo il primo intoppo, la cittadina da attraversare ha un traffico enorme, è un piccolo paese; ma dove stava tutta questa gente! dico io, inizio ad innervosirmi ho paura di perdere la nave. «Non preoccuparti» mi rassicura mia madre, «Abbiamo tutto il tempo, stai tranquilla ormai siamo quasi arrivate a Civitavecchia.» In effetti da lì a poco arriviamo, andiamo subito a fare i biglietti dentro al Porto, facciamo passaggio ponte, non potevamo permetterci le cabine, e quindi era l’unico sistema per viaggiare senza spendere una fortuna, che noi non avevamo. Una volta a bordo, vado immediatamente in perlustrazione della nave, è enorme, sono piena di curiosità, la giro dappertutto; sul ponte; nel bar; vado persino a controllare dove sono le cabine e dove invece, si trovano le “poltrone” poi mi vado a cercare un posticino per la notte. Un incubo: la nave aveva ballato tutta la notte, noi ci eravamo accomodate alla sala bar, dove le luci erano rimaste accese per tutto il tempo della traversata, pertanto senza poter chiudere occhio. La mattina stravolte dal sonno e dalla stanchezza ci siamo alzate con la speranza, una volta sbarcate, di trovare subito il pullman che ci avrebbe portato nel paese di mia madre, ero in Sardegna, che emozione! La prima sensazione che ho avuto è stato l’odore che mi ha colpito le narici. «Che cos’è questo profumo?» chiedo. «E’ il profumo del mirto, è il profumo della Sardegna, è la macchia mediterranea» mi risponde mia madre. «E’ buono mi piace, credo che quando penserò a questa terra ricorderò questo profumo.» Troviamo subito l’autobus senza dover aspettare un’eternità, certo non è nuovo come quello che avevamo lasciato a Roma, ma non importa, basta che cammini. Dentro ci sono tante persone: le donne sono tutte vestite di nero, in testa hanno un fazzoletto anche quello nero, sembrano suore, ma le loro gonne sono larghe, “non sono suore” penso; gli uomini indossavano pantaloni che arrivavano appena sotto il ginocchio, in testa una “coppola”. Mi accomodo all’ultima fila, non voglio perdermi nulla, ho con me il mio libro, ma non credo leggerò, sono troppo eccitata da questo viaggio, non vedo l’ora di ammirare il paesaggio, il mare.
Prendiamo la strada statale 125, nessuno mi aveva avvertita di quello che avrei visto. Inizia il mio incubo, la strada statale percorre tutta la Sardegna da Olbia fino a Cagliari, attraversa montagne brulle, deserte, selvagge e meravigliose, ma piena di curve su una carreggiata dove a mala pena ci passano due veicoli. Le curve…poi, questo pazzo di autista le prende di corsa, ed io con il naso appiccicato al vetro, vedo con orrore che quando le prende, le ruote escono fuori dalla strada pericolosamente. Non riesco a trattenermi ed urlo al conducente «Ehi stai andando fuoristrada, stai attento.» A quel punto tutti i viaggiatori che erano dentro, si girano a guardarmi, mia madre mi dà una gomitata. Guardo tutti e penso “ma questi non hanno paura di morire!”. Comunque taccio, poi guardando ancora fuori vedo che il pullman questa volta sfiora la montagna, non ne posso più ho i nervi a fior di pelle, mi rialzo e ancora: «Insomma vuoi stare attento, così andiamo a sfracellarci.» Mia madre forse imbarazzata mi fa risedere, le altre signore vedo che sorridono sotto i baffi e mi accorgo che non sono tutte vecchie, solo che vestono tutte uguali e non capisco perché. Decido di mettermi a leggere, almeno non vedrò quando voleremo giù da questi precipizi infernali, morirò senza accorgermene. Ma le curve non finiscono mai, come questo viaggio, la lettura mi ha agitato lo stomaco che reclama, mi portano una busta di carta, “cosa ci devo fare” penso, ma poi capisco e la uso abbondantemente. Finalmente facciamo una sosta, il pullman si ferma in un paese si chiama Dorgali.
Rimango affascinata è tutto di pietra, è pieno di negozi, no non sono negozi ma banchetti con ogni ben di dio, non solo di cose da mangiare ma artigianato che non avevo mai visto, statuine di figure, vestiti come le persone che viaggiavano con me, dovevano essere i loro vestiti tradizionali. C’erano signore sedute, davanti alle loro porte di casa che ricamavano, altre impagliavano dei cesti, ma dove mi sono fermata più a lungo è stato davanti ad un artigiano che mostrava i suoi gioielli, erano tutti in filigrana, bellissimi. Era ora di ripartire cosi mia madre mi mette fretta per risalire sul pullman, io non volevo più salire sul quell’infermale mezzo, mi aveva detto che saremmo andate al mare, ma di mare qui nemmeno l’ombra, certo il panorama era comunque stupendo, le rocce sembravano statue, ma il disagio che provavo non mi faceva apprezzare appieno quello che i miei occhi vedevano. Così fatte le compere mangerecce, risaliamo, e ricomincia il mio calvario. Il viaggio riprende con la mia ansia che cresce, “ma quando arriviamo?” penso, prendo il libro ma poi ci ripenso, mi faccio un sonnellino almeno non vedo questo pazzo come guida. Forse riesco davvero ad assopirmi, poi mia madre mi dà una gomitata e mi dice: «Guarda.»
E io guardo, e non parlo, “il mare” penso “finalmente” i raggi del sole luccicano sulla superficie, sono ipnotizzata non riesco a distogliere gli occhi. Ora si che sono contenta di questo viaggio, ma la mia gioia dura poco, la strada rientra nell’entroterra e di nuovo non vedo altro che arbusti, rocce, ulivastri, pecore, capre. Altra natura altra bellezza, è un cambio continuo di colori, di emozioni, sto scoprendo la mia “terra di origine” è una grande esperienza, devo ringraziare mia madre. Poi torno nella realtà del viaggio, davanti a noi viene un pullman grande come il nostro che vorrebbe passare in questa strada già così stretta e infame. “Ora mi diverto”, penso “voglio vedere come faranno a passare, da una parte una montagna a picco dall’altra uno strapiombo pauroso”. Proprio divertita non mi sono, anzi sono rimasta in apnea tutto il tempo, a fare il tifo per il nostro autista, anche perché noi eravamo dalla parte dello strapiombo….brrr che paura ho avuto.
Abbiamo fatto poi un’altra tappa in un altro paese, non ricordo il nome, ma non mi è piaciuto, era più caratteristica Dorgali. Il viaggio era quasi compiuto a breve saremmo arrivati al paese, mi preparo per fare nuove esperienze. In effetti dopo tante curve, la strada diviene più dritta, in lontananza il mare aveva fatto di nuovo capolino in lontananza, il mio umore cambiava in meglio, il sole mi rendeva serena e pronta a vivere appieno questa giornata. Attraversiamo un ponte dove scorre il fiume Pramaera. Un cartello all’ingresso del paese dice Lotzorai, ma è talmente scolorito e scrostato che si legge a malapena
Sarà un paese dimenticato da Dio penso, ma ammiro le case sono tutte di pietra, che belle, le paragono ai nostri brutti palazzi di cemento, tutti dritti, alti e scrostati, qui sembra di essere tornati indietro nel tempo, mi piace, finalmente si scende, siamo arrivati. Alla fermata c’è una signora vestita come le mie compagne di viaggio, solo il vestito non è nero, porta anche lei un fazzoletto attorno al viso, ma sorride, mi sembra la più bella cosa che ho visto finora. Va direttamente da mia madre e si abbracciano commosse, io le guardo, ma sono una ragazza di 16 anni non voglio mostrare i miei sentimenti, anche se sono emozionata, cerco di darmi un contegno, rimango come uno stoccafisso a guardarle, poi questa “zia” mi chiama per nome e mi abbraccia, da una parte sono contenta di questa accoglienza, dall’altra penso di uscire dal suo abbraccio con qualche costola rotta. Poi tutta contenta cicaleccia con mia madre, io capisco poco di quello che dicono, non parlo il sardo, capisco solo qualche parola, in casa mia si parlava solo italiano o “romano” quando non mi sentiva mia madre. Ci porta in casa, anche questa è fatta di pietra, che bella penso, sul davanti ha un grande balcone, l’altra parte si affaccia su un prato, più su un piccolo orto, davanti alla cucina scorre il fiume che avevo ammirato entrando nel paese, è gonfio d’acqua, orgoglioso nella sua trasparenza e nello scorrere verso il mare, mi affascina. Mentre sono affacciata nella cucina ad ammirare lo scorrere del fiume ecco che giungono tutte le mie cugine, oddio ma quante sono? Vera, Teresa, Anna, Piera, Oriana, Isabella e poi i cugini tre; Biagio, Giulio, e Federico, li guardo cercando di memorizzare tutti quei nomi, Vera la più grande mi abbraccia e mi dice: «Non ti ricordi di me? Sono venuta a stare a casa tua per un tempo, tu eri piccola.»
Faccio uno sforzo, ma certo! ora mi ricordo di questa cugina, venuta ad abitare per un periodo di tempo da me, ricordo anche che mio fratello Fabio si era invaghito di lei, ero piccola e capivo e non capivo, ma ora che me lo aveva rammentato ricordavo che uscivano insieme, però evidentemente le cose non erano andate, se lei era tornata al paese senza di lui! Teresa si presenta, è una persona seria, forse troppo, non sento un gran trasporto, mentre Anna mi abbraccia e mi dice che abbiamo la stessa età, «Vedrai» dice «Che andremmo molto d’accordo.» Io sorrido, non so che dire, nemmeno la conosco. Piera non si avvicina nemmeno, rimane in disparte, non ci faccio caso, poi tutti gli altri uno per uno si presentano, si somigliano un po’ tutti, hanno un sorriso aperto uguale alla mamma, sicuramente mi troverò bene queste due settimane di vacanza. Andiamo a pranzo, preparare la tavola è un’impresa siamo 12 persone, perché mio zio il marito di Maria è morto tempo fa, vorrei aiutarle ma gentilmente mi mettono da parte e mi dicono che sono un ospite, “poi dopo il viaggio avventuroso che hai fatto sarai anche stanca”. Infatti ero stravolta e affamata, non vedevo l’ora di mettermi a tavola, Piera mi rivolge finalmente la parola, mentre sto mettendo in bocca il primo boccone seriamente mi dice: «Ma a te chi ti ha invitato?», la forchetta rimane a mezz’aria la guardo senza capire, ma il mio cuore ha un battito in meno, sono rimasta così male che mi si legge in viso il disappunto, divento rossa come un peperone e riaffiora la mia timidezza.
Non rispondo, mi guardo attorno per vedere se altri l’avevano sentita e se qualcuno si prendeva la briga di difendermi, invece quando mi volto, vedo mia zia Maria sorridere, venirmi vicino e abbracciarmi poi mi dice: «Non ti preoccupare, è uno scherzo, sta giocando.» A me non sembrava uno scherzo, l’ho odiata immediatamente, però faccio finta di nulla, in fondo sono solo un ospite in questa casa e non li conosco. Finisco di mangiare ormai con l’appetito rovinato e quando sto per alzarmi da tavola lei ancora: «Dai non prendertela, stavo scherzando, lo faccio sempre con le persone nuove che arrivano in questa casa.» Anche le altre cugine dicono la stessa cosa, sarà che a lei piace scherzare in questo modo ma io ci sono rimasta da cani, se questi sono gli inizi figuriamoci il resto delle vacanze. Comunque mando giù il boccone, e faccio finta di niente, poi iniziamo a parlarci veramente e scopro in lei una ironia che mi conquisterà per tutta la vita, inizio a fare il suo stesso gioco, ci riesco benissimo, ci intendiamo alla perfezione, diviene la mia migliore cugina. Intanto i cugini mi stavano preparando le giornate da trascorrere insieme, il giorno dopo, specialmente i maschi mi portano al fiume che mi aveva tanto affascinato. Per scendere fino all’acqua bisognava fare una specie di discesa, molto ripida e molto pericolosa, mi dissero che non dovevo dire nulla a mia madre, saremmo andati via alla chetichella Piera, Anna, Vera e Giulio, il fiume era proprio sotto la casa di mia zia, ci mettemmo in posizione e con il sedere scendemmo giù fino a lambire con i piedi l’acqua che scorreva tranquilla. Ci siamo tolti le scarpe e a piedi nudi li abbiamo messi nell’acqua, che era gelata, poi abbiamo iniziato a schizzarci a vicenda, non mi ero mai divertita tanto.
Torniamo a casa, sempre alla chetichella, dopo che ci eravamo asciugati, nessuno si era accorto di nulla, intanto stavamo già pensando al giorno dopo, specialmente Giulio e mi dice: «Vedi quella croce su quel monte difronte casa nostra?» La vedevo e vedevo anche che era molto in alto, «E allora?» «Preparati domani scaliamo quella montagna e arriviamo fino a quella croce.» Credo di avere avuto un momento di angoscia, non so se ero in grado, appena glielo comunicai iniziò a prendermi in giro: «Sei proprio una ragazza di città, lo immaginavo che non saresti venuta con noi!» Ci rimasi male e chiesi «Chi altro viene, oltre noi?» «Le solite io te Vera, Anna e Piera, loro sono abituate scalano quella montagna una volta a settimana.» Beh questa sfida era troppo, non potevo tirarmi indietro, a malincuore accettai. Così il giorno dopo sempre alla chetichella, uscimmo di casa senza far rumore, la montagna era proprio vicino a noi. Giulio era il capofila, Vera subito dopo, Anna dietro, io e Piera per ultime per chiudere la fila e non perdermi d’occhio.
Era dura la scalata, non ero abituata, poi non avevo le scarpe adatte, avevo solo quelle bianche nuove nuove, indossavo un abito leggero sbracciato, la montagna era piena di rovi, di piante di fichi d’india, di spuntoni di roccia e pietrisco, sudavo e mi graffiavo in continuazione, rallentavo tutto il gruppo con la mia andatura, ma loro non si lamentarono mai, mi aspettavano. Era pieno di fichi d’india rossi che invitavano a raccoglierli, e mentre stavo per coglierne uno Piera mi grida: «Ferma che fai, se lo prendi con le mani nude, ti riempi di spini che non vanno mai via, non toccarli mai, se ne vuoi mangiare un giorno ti porto e ti mostro come fare.»
Ubbidii immediatamente, spaventata a morte, già stanca della scarpinata, già tutta graffiata con il vestito divenuto uno straccetto, le scarpe poi non si potevano nemmeno guardare, tanto erano rovinate, ma pienamente soddisfatta, arrivai fino alla croce, abbiamo esultato tutti abbracciandoci; ora non mi avrebbero considerata una ragazzetta di “città” facevo parte del loro gruppo. La brutta sorpresa l’ho avuto una volta scesi dal monte, mia madre e mia zia erano ad aspettarci, appena mi videro si misero le mani nei capelli, ero un disastro, le scarpe poi! «Ma come ti è venuto in mente di salire fino lassù, non lo sai che è pericoloso, guarda come sei ridotta.» Non avevo il coraggio di dirle che ero perfettamente felice e soddisfatta.
Non ho risposto nulla, aveva ragione sul vestito, ma io intanto già sapevo che il giorno dopo mi avrebbero proposto qualche altra avventura ed ero ben contenta di andare con loro. Infatti, questa volta avvertendo le nostre mamme, saremmo andate alla vigna e all’orto dove avevano tanti alberi da frutto, specialmente di fichi, i miei preferiti. Mia zia mi disse: «Raccogli tutti i fichi che vuoi e mettili nella cassetta, o nel cestino, ma non mangiarli dall’albero, mi raccomando» «Certo zia non preoccuparti» Tutti i miei cugini con l’aggiunta anche di Federico, partimmo con i cestini per la campagna, che avventura, ora anche in campagna; arrivati mi sono trovata in una grande radura piena di alberi di fichi e di mandorli, ignorai i mandorli e mi diressi direttamente dai fichi, dimentica delle raccomandazioni di mia zia, iniziai a cogliere quella dolcezza, e a gustarli, con le mani appiccicose del latte che colavano, mi guardai attorno e vidi che anche loro raccoglievano un fico e un altro lo mettevano in bocca. Mi chiesi poi perché mia zia non voleva che li mangiassi direttamente dall’albero, un minuto dopo, lo capii…che mal di pancia spaventoso, non mi reggevo in piedi per il dolore, i miei cugini evidentemente abituati non subirono nessun conseguenza, ma mi consolarono e mi dissero che sarebbe passato preso, bastava andare in bagno. Mi ripromisi di dare retta a questa zia che sapeva tutto. Finalmente il giorno dopo decisero di portarmi al “sospirato mare”, in una sacca mettemmo il costume e un asciugamano, naturalmente di creme e cremette protettrici non se ne parlava nemmeno, poi loro erano tutti scuri di carnagione, solo io ero bianca latte, bionda e lentigginosa. La strada da percorrere era sotto il sole, fortuna che partimmo presto, non fu una gran fatica, in fondo il mare distanziava dal paese solo un kilometro, che noi percorremmo giocando, ridendo e ricorrendoci, che matti che erano i miei cugini, come mi stavo divertendo.
Arrivati al mare, mi innamorai definitivamente di questa terra, la vista mi si riempì di una bellezza folgorante, davanti alla spiaggia vi era un isolotto pieno di alberi, era uno spettacolo; rimasi ferma ad ammirarlo senza riuscire a fare ulteriori passi, loro mi presero in giro: non hai mai visto il mare? «Oh sì a Ostia, ma vi assicuro che non è la stessa cosa, come quello è verde, questo è trasparente, si vedono i pesci, e l’isolotto lì come si chiama, ha un nome? «Si chiama l’isolotto di Ogliastra, vedo che ti piace, magari un giorno andiamo a piedi fino a Santa Maria Navarrese, così ti renderai conto che gli isolotti sono tre, qui se ne vede solo uno.» «Si mi piacerebbe, andiamo domani per favore, voglio vedere gli altri isolotti, ma se uno volesse arrivare a questo di isolotto come si può fare?» «E’ lontano ci si arriva solo in barca, domani cercherò tra i miei amici se qualcuno ci può portare. Sei contenta?» «Magari sarebbe una grande fortuna. Intanto oggi godiamoci questa meraviglia, sdraiamoci sulla sabbia, poi facciamo il bagno.» Tornammo per pranzo, io rossa come un peperone, con il naso spellato, ma soddisfatta, agli altri il sole li aveva accarezzati, tornarono senza nessun disagio, chissà se la notte sarei riuscita a dormire, mi riempirono di “Aloe vera” ed ebbi un po’ di sollievo, ero già pronta a ripartire il giorno dopo per l’altra avventura arrivare fino a Santa Maria Navarrese.
Ed eccoci pronte il giorno dopo con lo zaino in spalla telo mare e costume, eravamo questa volta sole le donne, i cugini preferirono andare da un’altra parte. Non mi aspettavo una faticata così, già dovevamo attraversare il paese per arrivare al mare, un chilometro poi una volta in spiaggia, la camminata sulla sabbia, era mattina presto, fresco ma poi il sole inesorabile iniziò a picchiare di brutto, sentivo che la pelle iniziava a prendere un colore “rosso gambero”, ma questo non ci fermò, non ho idea di quanti chilometri percorremmo via mare per arrivare alla spiaggia di Santa Maria Navarrese, ma eravamo sconvolte tutte, io in particolare, ormai sembravo un vero “gambero arrostito”, mi bruciava tutto, persino la testa. Ma poi la vista di tanta bellezza mi mozzò il respiro, non sentivo più nemmeno la stanchezza, tuffarci in quelle acque limpide non aveva prezzo, mi divertii come non mai, ogni giorno era una scoperta nuova, questa terra mi stava dando tante soddisfazioni, iniziai ad amarla quasi quanto amavo la città che mi aveva dato i natali, cioè Roma.
Mi sentivo come se fossi approdata a casa dopo tanto tempo, sembrava che quella fosse la mia patria, amai i miei cugini tutti, amai la terra, mia zia, il paese, il mare la montagna che mi aveva accompagnato nel lungo viaggio, il profumo del mirto e della vegetazione di questa terra fantastica. Se Dio aveva voluto creare il paradiso in terra, lo aveva creato qui. Peccato che proprio quel giorno il sole mi aveva giocato un brutto scherzo, bruciavo, avevo freddo, tornai a casa di mia zia con un febbrone da cavallo. Tre giorni di febbre, pelle diventata un fuoco, chiusa in casa a disperarmi di perdere i miei giorni di vacanza, fortuna che i miei cugini non mi lasciarono mai da sola, anzi passavano le giornate chiusi in casa anche loro a tenermi compagnia, con le finestre chiuse, a parlare a parlare di tutto e di niente, anche quei tre giorni alla fine risultarono pieni di allegria, di conoscenza e di condivisione, e soprattutto di progetti per le prossime uscite. E finalmente si torna in campo, mio cugino Giulio ha incontrato il suo amico con la barca, andiamo all’isolotto, e vai che felicità.
E domani caschi il mondo esco da questa stanza mi copro e andiamo in barca all’isolotto. Ed ecco la nuova avventura, sembrava tanto vicino l’isolotto, alla fine ci vuole almeno mezz’ora per arrivare, il mare che al mattino è liscio come l’olio, nel pomeriggio si alza e il ritorno ci ha sballottato non poco, ma mettere i piedi sull’isolotto, andare su a visitarlo, scrivere il proprio nome su una foglia di fico d’india è stata un’esperienza da ripetere. Poi l’amico di Giulio mi fa l’occhietto, “e che ci stai a provà” ho pensato, “magari questo ora che ci ha portato a spasso in barca pensa di approfittarne, ma con me “caschi male”, mi faccio una risata e mi giro dall’altra parte. Il bello è avvenuto il giorno dopo, quando mio cugino Biagio, il maggiore, avendo saputo della nostra avventura, mi fece una ramanzina, e tutta in “sardo”, di tutte quelle parole ne avevo capite sì e no 10, l’unica cosa che sapevo che era arrabbiatissimo, perché poi? Forse la persona che ci aveva portati in barca non era affidabile, boh, non ho voluto indagare. La mia vacanza stava per finire, lasciare questa terra sarebbe stato difficile, mi ero innamorata dei suoi colori, dei suoi profumi, dei suoi abitanti, del mare, delle montagne….le montagne, mamma mia il pensiero corre subito al rientro a Roma e al pullman che ci avrebbe riportati ad Olbia. Sarei riuscita a superare il “trauma” della “famigerata strada statale 125”?
Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.
STELLA Oggi mi sono svegliata presto, il tempo trascorre velocemente, la prossima settimana devo tornare al lavoro e pertanto devo prendere una decisione, ho parlato con mia madre, la quale mi ha dato sempre ragione sulla questione di mia zia Francesca, anche se non ha mai potuto avere voce in capitolo, ora però, mio padre è morto e tocca a lei prendere una decisione, sapere cosa fare, mi è sembrata titubante, come se avesse timore di qualcosa, non la capisco, ne avevamo già parlato e lei era d’accordo con me, ora questo voltafaccia mi spaventa. Ne parlerò con tutta la famiglia oggi riunita per il Natale, ho bisogno di essere tranquillizzata, sia per me sia per Marina, la quale ha tante aspettative.
MARINA Oggi è il giorno di Natale, sarei stata volentieri a casa con i miei fratelli, specie con Giulio, il quale mi ha chiamato e mi ha rassicurato su tutto, mi ha anche detto che qualsiasi cosa succede lui sarà sempre accanto a me, conto molto su di lui, no su Paolo il quale ha detto che a lui non interessa l’eredità dei nonni, certo lui ha raggiunto una certa stabilità economica, non ha bisogno di pochi spiccioli o di una stanza in questo paese dimenticato da Dio, Enrico al solito è rimasto indifferente, ma ha anche aggiunto che gli piacerebbe avere un posto al nostro paese che sta crescendo e diventando famoso per il mare, dove ora è preso d’assalto dai turisti, sicuramente ci vede un modo per guadagnarci su, sempre molto interessato al vile denaro. Il mio desiderio non è l’eredità o la casa al mare ma avere giustizia per mia madre che ha tanto combattuto senza risultato. Oggi è il gran giorno.
STELLA Sono un illusa ho creduto veramente di riuscire ad avere giustizia, invece è stato il peggior Natale della mia vita, è successo di tutto, mentre pranzavamo quasi in serenità, avevamo appena finito il dolce e stavamo conversando quando Fabio, con tranquillità come se non sapesse il motivo per cui eravamo lì, dichiara che: «se anche dovevamo qualcosa alla zia Francesca, lui avrebbe seguito le orme di nostro padre, anzi ne approfitto per annunciarti cara Stella, disse che visto che sei andata via di casa, non spetta niente neanche a te, qui ci ho lavorato solo io e qui è tutto mio, ne ho parlato con la mamma la quale è d’accordo, a Maria ho dato un po’ di soldi a Luigi ho comperato una barca, ed ora ti annuncio che tu sei fuori su tutto, fino a che vive mamma puoi venire in questa casa, ma dopo non voglio più sapere niente di te, visto che te ne sei andata, significa per me che non ti interessa la terra, la vigna e nemmeno la casa, non rimanerci male, ma non cambierò opinione. Non è per cattiveria ma per un senso di giustizia». Si ha detto proprio così, ha parlato di giustizia proprio lui che mi stava buttando fuori casa, come se la storia si ripetesse, mio padre che caccia la sorella, non me lo sarei mai aspettato, quello che più mi ha fatto male è stata la decisione di mia madre, ma come è possibile un’ingiustizia del genere? Come puoi permettere che i tuoi figli vengano trattati così. Ho guardato Marina era più basita di me, certo non si aspettava quest’altra umiliazione, né per sé, né per me. Abbiamo bisticciato, alzando la voce, ma gli altri fratelli erano come imbambolati, erano stati ipnotizzati anche loro, non li capivo, chiedevo, supplicavo, piangevo, e mia madre in tutto questo? Piangeva, ma taceva, piangeva e mi diceva «mi spiace», ma come ti spiace e non fai nulla per fermare questa discriminazione.? Mi sono alzata da tavola imbestialita, vado da un avvocato ho detto, non finisce qui, vieni Marina andiamo via qui non siamo le benvolute…il colmo è stato che ci hanno lasciate andare.
MARINA Non so, se sono più dispiaciuta per Stella, o, se per me, non sono riuscita a dormire dopo che siamo andate via e tornate a Roma con il primo treno, Stella ha pianto tutto il tempo, non sono riuscita a consolarla, sembrava che la “storia” si stesse ripetendo, ma questa volta era Stella “la figlia prediletta” di mio zio Mario che stava subendo un’ingiustizia. Ho pensato il karma non sbaglia un colpo, tutto si ripete, dovrei gioire nei confronti di mio zio, ma per il colmo non lo sono. Amo mia cugina Stella e sono dispiaciuta per lei, anche se la giustizia faccia il suo corso io non ne sono felice. Ricordo le parole di mia madre “la vita porta sempre il conto”, ed ora la vita stava facendo il suo corso, solo che a soffrire non era mio zio che tanto dolore aveva causato nella mia famiglia, ma era la figlia, di cui io ero una grande amica, e non avrei mai voluto vedere il pianto e il dolore che questa Faida vecchia di anni si rivoltasse su di lei. La storia è finita con una denuncia agli avvocati, la giustizia ha trionfato, Stella è riuscita ad avere la sua parte, io ho una stanza a disposizione a casa di Stella nel paese natio di mia madre. Ma quanto dolore.
STELLA La storia finisce qui, assieme a Marina, ci siamo rivolte ad un avvocato molto bravo, siamo riuscite ad avere una parte della casa che mi spettava, una stanza con bagno e cucina è stata lasciata a Marina, come eredità, come era giusto fosse fatto tempo addietro. Non parlo più con i miei parenti, solo con mia madre piano piano stiamo riallacciando i rapporti. Ogni anno io e Marina veniamo al paese in villeggiatura, qui ora non è più un paese dimenticato da Dio, ma è una località molto ambita dai turisti, e qui Marina ha incontrato l’uomo dei suoi sogni, un tedesco che viaggiava con un amico, peccato che l’amico era sposato. Si sposeranno alla fine delle vacanze lui è un ingegnere e verrà a vivere a Roma, io naturalmente sarò la loro testimone. Penso che la giustizia sia lenta nell’operare, ma giunge sempre al traguardo
MARINA Questa è la fine della Faida durata una intera generazione, la giustizia alla fine ha trionfato, Stella ha avuto la sua parte di eredità, anche io ho avuto la mia parte, anche se piccola ora possono venire i miei fratelli se desiderano trascorrere una vacanza qui. Paolo sicuramente non verrà mai, solo Giulio è stato felice e si è congratulato con me, mi ha fatto sapere che il prossimo anno verrà a trascorrere la vacanza al paese assieme alla moglie e alla figlioletta, e si nel frattempo si è sposato ed ha avuto una bambina bellissima. Enrico, non ha commentato tutto l’accaduto, come al solito pensa solo a se stesso, ma va bene così specie ora che si è fidanzato. Io mi sposerò a settembre alla fine delle vacanze, ho incontrato l’amore della mia vita, un ingegnere tedesco che ha deciso di trasferirsi a Roma, come testimone avrò Stella e Giulio mi accompagnerà all’altare. La vita porta sempre il conto diceva mia madre, ma questa è una vittoria amara, l’unica cosa che avrei voluto sapere di questa ironia della sorte cosa ne avrebbe pensato mio zio Mario dell’ingiustizia subita da Stella la sua “figlia prediletta”. Ma la vendetta più dolce è stato incontrare mia cugina Stella e aver intrecciato con lei il più bel rapporto, quello dell’amicizia, dell’amore e del rispetto, quello che dovrebbe sempre esserci tra persone della stessa famiglia.
Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.
STELLA Siamo alla resa dei conti, sono tornata a casa con tutte le buone intenzioni, voglio fare pace con mia madre e con i miei fratelli, mia madre commossa si è messa a piangere, mi sono commossa anche io insieme abbiamo pianto la nostra lontananza, ora che sono qui capisco quanto mi è mancata la famiglia, ho detto a mia madre che avevo invitato anche Marina a stare con noi e lei è stata subito d’accordo. Ero al settimo cielo finalmente le cose si stavano sistemando per il giusto verso, solo che quando è venuta la sera, e Fabio è tornato a casa dalla campagna c’è stato un momento di imbarazzo, ha guardato Marina come se non la conoscesse, anche se in effetti forse non si erano mai incontrati, non è stato sgarbato ma nemmeno ospitale come mi aspettavo, anzi è rimasto piuttosto freddino. Mamma ha invitato per la cena anche gli altri fratelli Luigi e Maria, Maria mi ha accolto con freddezza come se non fossi la sorella, solo Luigi è stato felicissimo e mi ha abbracciata e baciata, mi sono commossa di nuovo, lui ha accolto molto bene anche Marina. Cena freddina ma in famiglia, chissà come si sentirà Marina.
MARINA Mi sono imbarcata in questa avventura senza avvertire i miei fratelli, chissà se ho fatto bene, qui si respira un’aria fredda, mio cugino Fabio è il gelo in persona come tutta la sua famiglia, Maria sembra un’isterica, sempre a litigare con il marito e con la madre, mi sento un pesce fuor d’acqua, l’unico che si è dimostrato carino e simpatico è stato Luigi e la moglie, sono stati felici di accogliermi, mi hanno riempito di domande sulla mia famiglia, sembravano veramente interessati. Domani telefono a mio fratello Paolo e sento cosa ne pensa, lui è il maggiore forse mi può consigliare, e sicuramente farò una telefonata anche a Giulio, ho proprio bisogno di sentire una parola bella, e lui non mi ha mai deluso. Domani è un altro giorno si vedrà.
STELLA Io e Marina abbiamo dormito nella stessa stanza, non abbiamo dormito molto ma parlato tanto, abbiamo parlato delle nostre impressioni, di come io mi sono sentita a casa solo quando c’era mia madre e di come invece mi fossi sentita non accolta quando è arrivato Fabio, anche lei ha avuto la stessa impressione, mi spiace avrei voluto regalarle un Natale speciale, in famiglia, finalmente cancellate tutte le faide dei nostri genitori, ma ho come l’impressione che non sia così, spero che domani vada meglio, ci sarà anche la moglie e i figli di Fabio, vedremo se loro saranno contenti di vedermi.
MARINA Accidenti che freddezza da parte di Fabio, non me lo aspettavo, in fondo io e lui siamo cugini e le faide tra i nostri genitori non deve intaccare il nostro rapporto. Speravo di trascorrere un Natale sereno, in famiglia, invece mi ritrovo in un’altra guerra, non voglio fare come mia madre ed essere cacciata via da questa casa che in fondo è quella di mio nonno e appartiene una piccola parte anche a me. Abbiamo parlato tanto con Stella e lei mi dà ragione, sa che mia madre ha subito un’ingiustizia, e vuole ripagare, non so come riuscirà visto l’aria che tira qui.
Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.
STELLA E sì la vacanza è finita siamo tornate, il ragazzo che ho conosciuto non è voluto venire in Italia, non era poi così innamorato, lui mi dice (da quello che sono riuscita a capire) che ama Londra, e non potrebbe vivere in nessun luogo che non sia questo paese, va beh, contento lui, anche io del resto non potrei vivere in un paese così grigio e fumoso, io amo il sole e la vita, e poi qui ho un lavoro che mi soddisfa A proposito oggi con me è venuta anche Marina, l’hanno assunta come operatrice di computer, è brava, qui nessuno ancora sa dove mettere le mani, siamo abituate alla macchina da scrivere, lei invece sa cavarsela alla grande, farà strada qui.
MARINA Oggi è il mio primo giorno di lavoro che emozione, mi hanno dato una scrivania e un pc, pare che sia l’unico pc in tutta l’azienda; eppure, è una grande azienda ed è famosa, possibile che solo io sappia usarlo? Un po’ sono spaventata e un po’ orgogliosa, voglio farmi valere, i colleghi e le colleghe sembrano simpatici e collaborativi, specialmente una ragazza carina mi si è avvicinata e si è presentata si chiama Cristina, è bionda con gli occhi azzurri come il mare, e un sorriso a trentadue denti che la rende particolarmente simpatica e attrattiva, sento che potremmo diventare grandi amiche, è come se la conoscessi da sempre, che strana sensazione, vedremo. Ci sono anche dei ragazzi alcuni si sono presentati, altri sono rimasti indifferenti alla mia assunzione, anche tra loro ho notato un ragazzo, più uomo che ragazzo, infatti aveva qualche capello bianco, affascinante, uuuuhhhh. Non voglio correre troppo con la fantasia.
STELLA Sto ancora pensando al ragazzo che ho lasciato a Londra, chissà se lui sta pensando a me, alle prossime vacanze andrò a trovarlo, intanto a Natale io e Marina abbiamo deciso di andare al paese, io a trovare i miei e lei a trovare le sue radici, so che non le è rimasto nessun parente a parte noi, e noi non l’abbiamo proprio trattata come era giusto, infatti voglio mettere in chiaro una volta per tutte questa situazione, basta che le angherie di mio padre, e poi lui ormai non c’è più sono rimasti i miei fratelli ad occuparsi della azienda di famiglia, anzi credo solo Fabio, mentre so che Luigi aveva comperato una barca per portare a spasso i turisti, chissà se le è andata bene, da l’ultima volta, non ho più parlato con loro e loro non mi hanno mai cercata, voglio vedere se a Natale avranno il coraggio di cacciarmi come mio padre aveva fatto con la mamma di Marina.
MARINA Il Natale si avvicina sto preparando le valige per andare nel paese di mia madre sono emozionata e spaventata, so che lei ha sofferto molto per il comportamento del fratello, cacciandola da casa dei nonni, e rifiutando di darle la giusta parte di eredità, quello che non capisco come anche mia zia Paola che vive a Milano non abbia mosso un dito per risolvere questa faccenda, possibile che la prepotenza di una persona debba prevalere sulla giustizia?, Mia madre è morta senza averla avuta questa giustizia, io riuscirò dove lei è fallita? Di certo io ho la complicità di mia cugina Stella, ho le spalle coperte come si suol dire, ma sono comunque spaventata non sono un’eroina, ma voglio giustizia per lei che non c’è più, per i miei fratelli e anche per me, vedremo come andrà a finire.
Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.
STELLA Mi sento soffocare, mia madre mi dà il tormento, mia sorella non fa altro che criticarmi e dirmi che resterò una zitella, non vogliono farmi ripartire, oggi ho chiamato Marina, lei vorrebbe trasferirsi a Roma, io la potrei ospitare in casa mia, sempre se riuscirò a partire da qui. Una grande litigata l’ho avuto con mio fratello Fabio, il quale è impegnato nell’azienda di famiglia e vorrebbe che ne facessi parte come amministratrice, dice che lui non riesce tra i lavori dei campi anche a far quadrare i conti, ma anche se sarei in grado non me la sento di seppellirmi qui, gli ho suggerito di prendere a lavorare un ragioniere. Ha iniziato a sbraitare, è venuto anche Luigi, e mi ha dato ragione, ognuno deve fare la sua vita senza essere condizionato dagli altri. Pertanto, ho deciso grida o non grida me ne vado.
MARINA Il mio desiderio di andarmene da questa fabbrica si sta realizzando, volevo licenziarmi ma avevo poi il problema di come mantenermi, ed ecco che ci mettono in “cassa integrazione”, vuol dire che ci pagano lo stipendio all’80 per cento, stando a casa, questa è la mia occasione…sono andata da Stella, la quale mi ha ospitato, e sono andata a cercare una scuola serale, voglio diplomarmi voglio andare a lavorare nella sua stessa grande azienda, sono consapevole del gran sacrificio ma riuscirò. Ho lasciato la mia casa con i miei fratelli, tanto loro sono adulti e si sanno gestire da soli, lavorano e sono indipendenti. Paolo, quando ha saputo che ero stata licenziata, mi ha di nuovo invitato a San Marino, ma non me la sento di andare così lontano e poi lui ormai è sposato ed ha un bambino, mi sentirei di troppo, Enrico al solito è sempre indifferente, non mi considera più di tanto, non ha fatto commenti quando gli ho riferito il mio progetto, solo Giulio, è stato contento, e mi ha spronato dicendomi «lo sapevo che alla fine avresti fatto questo passo, non ti potevi accontentare di questa vita, tu sei diversa«, l’ho abbracciato, commossa, ho pianto per la prima volta dopo la morte della mamma, pianto di commozione, il mio caro e dolce Giulio
STELLA Quante cose sono cambiate da quando Marina si è trasferita qui, l’avevo accompagnata ad iscriversi ad una scuola serale per prendere il diploma, poi si è iscritta da un corso di inglese e di uno di operatrice di computer, ma dove trova tutta quella energia? Ma sono contenta perché si sta per diplomare e poi andremo insieme a fare un viaggio in Inghilterra, sarà un’esperienza bellissima, mi trovo bene con lei anche se a volte la convivenza è pesante riusciamo poi sempre a trovare un punto d’incontro. I miei non li ho sentiti più sono arrabbiati con me, ma uno dei miei progetti è tornare al paese con Marina e mettere in ordine la faccenda “eredità” che è sempre rimasta in sospeso, voglio che si faccia giustizia.
MARINA Siamo finalmente su un aereo che emozione, è il mio battesimo dell’aria, stiamo volando e con noi volano tutte i nostri desideri e voglia di giustizia e libertà. Per merito di Stella, al nostro rientro, sarò assunta nella sua azienda, è una grande soddisfazione per me, finalmente sono riuscita nel mio primo obiettivo, uscire dalla fabbrica e lavorare in una impresa come impiegata, non perché voglio denigrare il mio primo lavoro, ma sentivo che non era il mio posto, troppe discriminazioni, troppe lotte da sostenere ogni giorno contro le ingiustizie i soprusi, qui spero di trovare un posto sereno, dove non ci sono padroni con la frusta in mano pronti a controllarti quanto tempo stai in bagno, o pagarti la metà dello stipendio solo perché sei “femmina”, no non ci sto, ho lottato tanto, ma niente è cambiato in fabbrica, ora voglio un’altra vita, questa vita, questa che mi sta portando a conoscere il mondo, questo primo viaggio, non sarà il solo, volerò ancora per altri lidi per altri mondi, per conoscere le altre realtà, le altre genti, con mentalità diversa dalla nostra, si ho grandi progetti, ma il primo è visitare questa città Londra.
STELLA Questa città è fantastica, qui mi sento un po’ provinciale, le persone sono disinibite, sciolte, calme e ordinate, no come in Italia e specialmente come nel mio paese, è bello passare davanti alle finestre degli abitanti e notare che nessuno si permette di sbirciare, non posso fare altro che paragonarlo al mio paese, dove tutti sanno tutto di tutti, Marina è entusiasta, sta sperimentando il suo inglese, ma se devo essere sincera con scarsi risultati, sono più le volte che sbagliamo strada, perché non ha capito, che quella che azzecchiamo, però mi sto divertendo, e poi ho conosciuto un ragazzo che …mamma mia che bello! Quasi quasi mi trasferisco qui, peccato che non ci capiamo per niente, perché io l’inglese proprio non lo so. Abitiamo in una casa che ci costa un occhio ed è un tugurio, il bagno è in comune con gli altri, non hanno il bidè, che pizza, viva l’Italia! Nemmeno l’amore per quel bellissimo ragazzo mi farà mai venire voglia di abitare qui, troppo caro, troppo scomodo, ma affascinante, penso di tornarci, in vacanza però.
MARINA Che esperienza meravigliosa, essere qui assieme a mia cugina Stella è fantastico, la città e multietnica, vedi attorno a te ragazzi e ragazze di tutti i colori, da noi se vedi uno “nero” non gli togli gli occhi da dosso tanto non siamo abituati, qui è un’altra cosa. E’ una mentalità aperta, nessuno fa caso a nessuno, da una parte non credo sia un bene, da l’altra trovo che qui puoi fare tutto ciò che ti pare senza essere giudicato da nessuno, che bello, e poi come sono ordinati, oggi siamo andate a prendere l’autobus quello rosso a due piani, emozionate ci siamo avvicinate alla porta per entrare, mamma mia che sbaglio, erano tutti in fila ordinata, ci hanno bacchettato, che figura …però non è più successo. Quello che mi disturba di questa città è il clima, esci senza ombrello e torni a casa zuppa di pioggia, ma come fanno questi a vivere così, sarà che io amo il nostro clima, la nostra gente, il nostro mare. Ma tanto la vacanza sta per finire, tra un po’ si torna a casa ed io inizierò questo nuovo lavoro assieme a Stella… forse…infatti si è innamorata di un ragazzo del posto conosciuto in un pub, e sospira sospira, chissà se tornerà in Italia con me, mi dispiacerebbe in fondo ora che ho trovato una cugina/amica mi scoccerebbe perderla, bah vedremo “se sono rose fioriranno” diceva sempre mia madre!
Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.
STELLA Ora che ho conosciuto Marina mi è venuto il desiderio di trasferirmi nella sua città, Napoli, così potremo frequentarci e conoscerci meglio, è bello scoprire di avere una cugina così simile a me anche come idee e pensieri, ne ho parlato con mia madre al telefono e mi ha sostenuta, invece mio padre è stato molto freddo, quasi gli è dispiaciuto che sto cercando di coltivare questa parentela, ai miei fratelli nemmeno l’ho chiesto loro sono sottomessi a mio padre, anzi forse Luigi è differente, lui ha altre idee non è rimasto così chiuso con la mentalità paesana. Mi sarebbe piaciuto conoscere anche mio cugino Paolo, ma l’ho visto appena al funerale e so che ora è già partito per San Marino dove vive ora, so che sta facendo fortuna, sono contenta per lui, visto che mio padre ne ha parlato sempre male, come se fosse uno sfaticato e una persona leggera, a me è sembrato molto serio. Gli altri cugini non me li ricordo nemmeno erano talmente presi dal loro dolore che quasi non si sono accorti della mia presenza.
MARINA Mia cugina Stella si è trasferita qui proprio vicino a me, è bello scoprire una parente con cui scambiare due parole, io ho tre fratelli ma non si ha la stessa confidenza che si potrebbe avere con una sorella o appunto una cugina. Siamo uscite assieme e mi è venuta a trovare in fabbrica dove siamo ancora chiuse dentro come animali, le ho parlato delle mie lotte delle 48 ore di lavoro senza interruzione, in una catena di montaggio, le ho raccontato di come eravamo controllate, di quanti minuti passavamo al bagno, di come ho abbracciato il movimento femminista, di come mi rispecchiavo in queste lotte, le ho raccontato di quando siamo andate a Roma a manifestare contro questi soprusi e queste ingiustizie, le ho raccontato di quando nel “salotto di Roma” a Piazza di Spagna, anche se eravamo autorizzate a stare lì, i celerini ci hanno “attaccato” noi ragazze, ma anche i nostri sindacati, quel giorno poi c’era pure Gian Maria Volontè che stava facendo le riprese, anche lui fu fermato e portato in questura, i nostri sindacati, in terra feriti, una guerriglia, proprio noi che cercavamo la pace e la giustizia, ma quale giustizia è quella che si accanisce contro pacifici lavoratori e picchia le donne indifese sedute in terra?. Me lo sono chiesto e l’ho chiesto anche a lei, per sapere quale fosse il suo pensiero. Le ho raccontato di quando i proprietari della fabbrica di camiceria che stavamo occupando sono entrati e ci hanno sparato contro, di come fossi sconvolta di questo e di come ci si sente quasi oggetti e non persone con propria dignità mi è sembrata molto comprensiva, si mi piace Stella, diventeremo grandi amiche.
STELLA Devo tornare a casa al più presto mio padre sta male, lo hanno ricoverato in ospedale, speriamo non sia nulla di grave, ho chiesto un’aspettativa al lavoro, un po’ per stare vicina a mia cugina a Napoli un po’ perché ora devo tornare al paese, spero di ripartire presto, significa che mio padre non è poi così grave. Purtroppo, mio madre è morto, in così poco tempo nessuno se lo aspettava, mia madre è disperata non vuole che vada più via, ma qui ci sono già i miei fratelli, e l’aria che si respira è pesante per me, sento di non appartenere a questo mondo, il mio desiderio è di tornare a Roma al lavoro e poi da Marina.
MARINA È morto mio zio Mario, il padre di Stella, mi spiace per lei, io quasi non lo conoscevo, mi fa rabbia che non abbiamo mai potuto parlare dei beni di famiglia con lui, non ne abbiamo avuto né modo né tempo, mi ero ripromessa di andare da lui con un avvocato per risolvere una volta per tutte questa faccenda, ma il tempo tiranno non mi lascia spazio, anche se ora siamo tornate al lavoro, la fabbrica ha riaperto, come si dice nel gergo “abbiamo vinto”, ma questa la sento come una vittoria di “Pirro”, infatti abbiamo avuto dei miglioramenti, orari di lavoro più decenti, ma per quanto riguarda la disparità tra uomo e donna, non ce ne sono stati, tutto è rimasto invariato. Credo sia ora di cambiare aria, ho deciso che andrò via da qui per avere altre possibilità di vita migliore, in fondo non mi sento di appartenere a questa città né a questa fabbrica. Voglio riprendere gli studi, la mia grande passione, la lettura, se voglio un cambiamento deve avvenire da me, la cultura cambia il mondo. Forse andrò a trovare Stella a Roma, appena torna, ora so che si trova ancora al paese, la sento telefonicamente, sembra depressa, non so se per la morte del padre o per l’oppressione della famiglia che non vogliono farla ripartire.
Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.
STELLA Ho sentito mio padre e mi ha detto che mia zia Francesca sta molto male, forse prendo il treno e la vado a trovare, così potrò conoscere anche mia cugina Marina, dicono che ci assomigliamo, so che i nostri genitori non si parlano ma noi non c’entriamo nulla con le loro beghe, a me le faide di famiglia non interessano, anzi vorrei conoscere tutti i miei cugini. Ho sentito tanto parlare anche di Paolo, anzi all’inizio ne ho sentito parlare malissimo, ora invece dicono che sta facendo fortuna e che sta diventando ricco, è interessante, mi piacerebbe conoscere la sua storia, vorrei conoscere anche Giulio ed Enrico, voglio vedere con i miei occhi se è vero che Giulio assomiglia a mio padre.
PAOLO Sono dovuto tornare a casa di corsa perché ho saputo che mia madre è in ospedale è grave, spero di fare in tempo a salutarla.
MARINA È tornato Paolo ma troppo tardi mia madre è morta, è morta mentre io ero in fabbrica, mi sento in colpa, perché non me ne sono accorta che stava così male? Perché litigavamo sempre? Possibile che non abbiamo mai trovato un punto di incontro? sono spaesata, non so che fare, sono impegnata in una lotta sindacale e sono impegnata con la testa nella mia nuova situazione di orfana, ora anche di madre, non so cosa farò della mia vita. Non mi rassegno a questo ruolo, se è riuscito Paolo a volare, volerò anche io.
STELLA Oggi al funerale di zia Francesca ho conosciuto i miei cugini, certo non è stata una bella circostanza, ma è stato bello potersi abbracciare dopo tanto odio, ho chiamato mio padre e le ho dato la triste notizia, chissà se è davvero dispiaciuto, mi è sembrato indifferente, in fondo era sua sorella, non riuscirò mai ad entrare nella mentalità del paese, io sono diversa, voglio diventare amica di Marina, mi è sembrata una persona simpatica e disponibile alla discussione, aspetterò che passi un po’ di tempo ma dopo il funerale voglio rincontrarla.
MARINA Paolo è ripartito, mi ha proposto di andare a vivere a san marino dove lui ora lavora, ha trovato una ragazza e presto si sposerà, io non posso abbandonare la mia casa, né le mie lotte, sono sempre più impegnata, credo nella giustizia umana e divina, e so che quello che sto facendo avrà un riscontro, ma intanto qui si soffre, dormiamo per terra con dei materassi che ci hanno procurato i sindacati, cuciniamo per tutte ma non è facile con tante teste che ragionano in modo differente e con abitudini diverse è un incubo, ogni giorno, doversi confrontare con le altre e con il mondo esterno è dura. La cosa bella di tutta questa faccenda è che ho conosciuto mia cugina Stella, lei è la figlia di mio zio Mario che ha rifiutato l’eredità sia a mia madre sia a zia Paola, ma sento che lei è differente, capisce che siamo stati vittime di suo padre e di una sua grande ingiustizia. Appena finisce questa storia della fabbrica, voglio rivedere la faccenda eredità, ne parlerò con i miei fratelli e vedrò di avere giustizia, lo voglio fare anche per mia madre che ha combattuto tutta la vita per questo.
Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.
MARINA Oggi una mia amica mi ha portato a lavorare in una fabbrica di camiceria, la paga non è da fame come nel negozio del mio dottore di famiglia, ma l’orario anche qui è pazzesco, non hai tempo nemmeno di uscire una volta con le amiche, si lavora 6 giorni alla settimana dalle 8 alle 18,00 d’inverno è già notte, ma pazienza anche se a volte mi sento soffocare, dai ritmi assurdi, ieri una collega è andata in bagno e c’è rimasta 10 minuti l’hanno multata, come se andare in bagno ed avere le mestruazioni fosse una colpa…avrei voglia di mandare tutto all’aria ma non posso permettermelo, devo sopportare, ma fino a quando?
STELLA Evviva ora abito a Roma, ho trovato un lavoro certo con la raccomandazione altrimenti qui in Italia non si va da nessuna parte ma sono contenta, finalmente sono libera, qui la vita è diversa non è come in paese che tutti ti conoscono e non puoi fare un passo che subito ti additano, qui non mi conosce nessuno e posso fare quello che voglio, lavoro in una azienda grande, siamo in tanti e le colleghe sono gentili con me, mi hanno invitata ad uscire con loro. Vado molto volentieri, anche perché qui non si fanno distinzioni su maschi e femmine, qui si esce tutti assieme, non come al paese che se ti vedono uscire con un ragazzo subito sparlano…sono proprio soddisfatta.
FRANCESCA Sono stanca, ultimamente più del solito, forse non ero abituata a lavorare così, domani vado dal medico, spero di non essermi ammalata. Marina non ha sentito ragioni ha deciso di andare a lavorare in fabbrica, a me non stava bene, reputo la fabbrica un posto non adatto a lei, voleva tanto fare la scrittrice ed ora cuce tutto il giorno per una paga da fame, non la capisco proprio, mi dispiace anche perché non legge più tutti quei libri come faceva prima, ora non ha certo tempo, e il poco tempo lo dedica ad uscire con le amiche, spero che non esca con i ragazzi, ma io la tengo d’occhio anche se oramai è una ragazza, ma proprio per quello devo essere più attenta, ho chiesto anche a °Giulio ed Enrico di tenerla d’occhio, ma Giulio ormai è risaputo la difende sempre, mentre Enrico non la vuole portare con se e con i suoi amici, sempre in competizione quei due, Paolo ormai è lontano, ma quando mi chiama mi dice che sta facendo fortuna, lo spero per lui, mi da tanta preoccupazione, e sono dispiaciuta di non averlo più in casa, ma si sa i figli crescono e se ne vanno per la loro strada.
PAOLA Ieri ho chiamato Francesca per sapere come stava le voci di corridoio mi parlavano di una brutta malattia, spero siano solo chiacchiere, lei mi è sembrata più stanca del solito, ma ha negato di essere malata, testa dura, spero abbia ragione,
MARINA Vedo mia madre sempre più stanca mi spiace non poterla aiutare di più, ma oltre che lavorare in fabbrica per 12 ora non so come altro fare, forse dovrebbe vedere un medico, ma quando le chiedo come sta, dice sempre “bene” non preoccuparti, sarà!! Intanto qui in fabbrica le cose si complicano sono momenti di lotta, gli operai si sono svegliati dal letargo e iniziano a reclamare i loro diritti, a me non sembra vero, con l’animo che mi ritrovo! Vedere tante ingiustizie mi fa star male, e sapere che altri la pensano come me, mi dà la carica giusta per ribellarmi.
Ormai il fermento e la “rivoluzione” come la chiamo io è alle porte, ci sono fabbriche che chiudono, fabbriche che scioperano, fabbriche che occupano, c’è un via vai di persone di partito che vengono a parlare con noi operaie per “svegliarci” come dicono loro.
Io sono pronta a svegliarmi, non so nulla di partiti politici, sento solo l’ingiustizia di comportamento, siamo trattate come oggetti da sfruttare, e che dire della disparità di stipendio tra uomini e donne? Con che scusa loro vengono pagati di più anche facendo lo stesso lavoro Non lo capisco, certamente sto vivendo un momento storico, siamo nei “bollenti anni 60”.
Mi sento come una eroina che sta lottando per la giustizia e per le discriminazioni, siamo poco più che bambine, ma con una grinta, solo che quando ne parlo in casa devo combattere anche con la loro discriminazione, mia madre mi disapprova, Paolo per fortuna è lontano, Enrico nemmeno mi guarda, solo Giulio come al solito è dalla mia parte.
Qui le cose si complicano credo che i partiti che ci sostengono parlino di “occupazione”, ma cosa vogliono dire? Sono preoccupata.
FRANCESCA Non sto molto bene dovrei avvertire Paolo, so che ora ha messo su un azienda, sono felice e orgogliosa di lui, in effetti aveva ragione a voler fare di testa sua, ma qui ho bisogno di un uomo che mi sostenga, Marina testa matta ha deciso di “occupare” la fabbrica dove lavora, sono frastornata, non è certo quello che mi aspettavo da lei, Giulio le dà ragione come sempre e anzi la sostiene sia a parole sia in denaro, non le fa mancare nulla, dorme fuori casa, per me è inconcepibile, anche se so che sono solo donne/bambine sono preoccupata, se c’era il padre sicuramente non l’avrebbe lasciata libera, ma io ora sono troppo debole per contrastarla, speravo in Paolo ma lui è lontano…
Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.
STELLA
Che bello ho convinto mio padre a segnarmi a scuola, i tempi cambiano ed anche le donne hanno diritto ad una istruzione, così mi ha accompagnato lui stesso al liceo, lo adoro, sono certa che piano piano anche lui diventerà più moderno e malleabile anche nei confronti di zia Francesca, ieri per la prima volta l’ha nominata senza arrabbiarsi, era più arrabbiato con mio fratello Luigi che con lei
In fondo anche Luigi ha diritto a fare la vita che preferisce, lui ama il mare e quella ragazza che ha conosciuto qui in ferie, vorrei che mi padre fosse più aperto a capire noi giovani, in fondo lui non è fatto per coltivar la terra, ma per far sviluppare il turismo qui da noi.
Infatti, questo paese sta diventando famoso vengono tante persone a visitarlo per il mare per l’aria buona delle montagne vicino, e se Fabio trova la sua strada con questo ben venga.
La prossima volta ne parlerò a papà a me dà retta sempre.
FRANCESCA
Lavoro 10 ore al giorno sono distrutta dalla fatica, poi i ragazzi mi danno tanto da fare anche se lavorano, li devi accudire, sfamare, pulire, ed io sono stanca, sempre di più, lavorare in casa di altri mi toglie le forze, avessi almeno l’aiuto di Marina, ma niente, insiste che vuole partecipare all’aiuto andando a lavorare, ma che lavoro potrebbe fare se non ha finito nemmeno le scuole, non lo capisce, mi fa disperare, sarebbe stato meglio avere un altro maschio che una femmina come lei.
MARINA
Ho trovato lavoro come commessa in una boutique della moglie del nostro dottore, è dura non mi aspettavo tutta questa fatica, mi trattano come una schiava, lavoro 12 ore al giorno per pochi spicchi che non mi bastano nemmeno per comperarmi un paio di calze, mentre le clienti che entrano in questo negozio spendono per un solo abito una paga mia di almeno un anno,
Ecco che sta nascendo in me una ribellione interiore per le ingiustizie di questo mondo, le clienti non mi considerano, nemmeno mi vedono, la padrona del negozio è una megera, non solo mi tratta male davanti alle clienti, ma a volte mi tiene in piedi senza mandarmi nemmeno a pranzo, non lo sopporto, ma non riesco a ribellarmi ho bisogno di quel denaro anche se poco.
MARIO
Che soddisfazione accompagnare Stella al liceo, lei era felicissima, ma sì forse ha ragione lei i tempi cambiano, è giusto che si faccia un’istruzione e magari trovare un lavoro, tanto lo so che lei di fare la contadina o la moglie di un contadino non ci pensa nemmeno.
Sono orgoglioso di lei so che farà grandi cose, no come Luigi che mi ha chiesto i soldi per comperare una barca, bah chissà cosa avrà in mente, l’unico che mi dà soddisfazione è proprio Fabio, lui è veramente un figlio della terra.
GIULIO
Mi fa rabbia vedere Marina che si spacca la schiena per pochi spiccioli mentre Paolo bighellona tutto il giorno ed ha anche la pretesa di essere servito da Lei, non me la sento di litigare con lui, anche perché lui ha sempre prevaricato su tutti, colpa di nostra madre che lo ha difeso e coccolato, ora ha anche rifiutato un lavoro per le ferrovie, che stronzo!
FRANCESCA
La signora dove lavoro è molto importante ed ha grandi conoscenze ero riuscita a far trovare un impiego a Paolo nelle ferrovie, un posto “Fisso” e lui? Lo ha rifiutato, non posso crederci, io che avevo tante speranze in lui, ora anzi ha deciso che andrà a vivere a San Marino, io non so nemmeno dove si trova, sono dispiaciuta, sento i fratelli che si lamentano che borbottano ed io non posso certo difenderlo, ora proprio non me la sento, sono troppo delusa e dispiaciuta.
PAOLO
Oggi per la prima volta ho litigato con mia madre, non riesce a capirmi, quando ho rifiutato il lavoro alle ferrovie si è messa a piangere, mi spiace, ma io voglio molto di più, infatti domani andrò assieme al mio amico Roberto a San Marino dove ho sentito che cercano delle persone per intraprendere un lavoro di concetto, no in ufficio ma un lavoro di rappresentanza, sono pieno di speranze e di voglia di dimostrare che avevo ragione
STELLA
Ora che sono diplomata sto convincendo papà a lasciarmi andare nella capitale, a Roma per cercare di fare fortuna lì, non voglio rimanere nel paese, questo paese molto bello pieno di vigne e di colline e attorniato dal mare, questo paese che diventa vivo solo in estate quando frotte di turisti lo prendono di mira, per poi cadere nel deserto appena loro se ne vanno, che pena!