Il Blog MILLEPIROETTE propone: “Cocò noir” di Ombretta del Monte

Un omaggio a Cocò Chanel dove il nero, colore che lei amava,  nero assume un significato che va oltre l’eleganza e la moda: diventa il colore dell’infanzia difficile, della solitudine e delle prove che hanno segnato il suo percorso prima dell’affermazione personale.

Lo sguardo è il vero centro emotivo del quadro: è penetrante, quasi sfidante, e trasmette determinazione più che malinconia.

Le perle creano un forte contrasto con il nero dell’abito. Sembrano rappresentare il successo, il prestigio e la raffinatezza conquistati dopo le difficoltà.

La Torre Eiffel sullo sfondo richiama Parigi, ma appare quasi immersa nell’oscurità, come se il successo fosse stato ottenuto attraversando una dimensione notturna e complessa.

I toni freddi del cielo e le sfumature grigie contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa tra memoria e leggenda.

Le linee marcate del volto, quasi espressioniste, raccontano una personalità forte e non idealizzata: non una bellezza convenzionale, ma un carattere.

“Il nero non è soltanto il colore dell’eleganza, ma il segno delle ombre da cui nasce la luce. Le perle raccontano il riscatto, mentre lo sguardo fermo attraversa il dolore e lo trasforma in forza. Parigi osserva sullo sfondo, testimone silenziosa di una vita che dalla privazione giunge al mito.”

La scelta di non rappresentare semplicemente un’icona della moda, ma di raccontarne il percorso umano attraverso il linguaggio dei colori e dell’atmosfera.In particolare, lo sguardo e il contrasto tra il nero dominante e la luminosità delle perle raccontano il riscatto della vita. Chi guarda il quadro è portato a chiedersi quale storia ci sia dietro quel volto, e questo è uno dei risultati più difficili da ottenere in un ritratto.

MILLEPIROETTE.COM è lieta di condividere la locandina del prossimo appuntamento degli Oxidane.

Dopo aver accompagnato con la loro musica la presentazione dell’antologia I diversi volti dell’arte nella Sala Davide Sassoli di Palazzo Valentini, i giovani musicisti proseguono il loro percorso artistico con una nuova esibizione dal vivo.

L’appuntamento è per il 15 giugno alle ore 22.30 presso Villa Lazzaroni, a Roma, nell’ambito della Festa dell’Unità.

Un’occasione per ascoltare una giovane band che sta costruendo il proprio cammino con passione, impegno e tanta energia, portando la musica in contesti culturali e artistici sempre diversi.

A loro il nostro augurio per questo nuovo appuntamento e per i tanti che certamente seguiranno.

IL BLOG MILLEPIROETTE rende noto: Il trionfo della condivisione a Palazzo Valentini per il secondo volume di “Mille piroette”

Nella prestigiosa Sala Davide Sassoli di Palazzo Valentini, a Roma, si è tenuta la presentazione del secondo volume dell’antologia Mille piroette – I diversi volti dell’arte, un progetto culturale edito da PAV Edizioni che continua a crescere e a riunire artisti provenienti da esperienze, linguaggi e percorsi differenti. L’evento si è svolto su iniziativa dell’Associazione Artistica e Culturale Traiano di Civitavecchia, presieduta dal dott. Giacomo Costanzo, che ha ospitato la community artistica MILLEPIROETTE.COM in questa prestigiosa cornice istituzionale, offrendo uno spazio fecondo di confronto e dialogo dedicato all’arte, alla scrittura e alla cultura.

Il pomeriggio culturale è stato moderato con eleganza, profonda sensibilità e competenza da Ombretta Del Monte, pittrice e scrittrice, da anni in prima linea nella promozione dell’arte e della creatività. Con equilibrio e naturalezza, ha guidato gli interventi dei relatori, favorendo il confronto tra esperienze espressive diverse e restituendo al pubblico il senso più autentico del progetto: creare relazioni, condividere percorsi e valorizzare il talento in ogni sua declinazione. Proprio durante il suo intervento, Ombretta Del Monte ha voluto rendere omaggio alla coralità del progetto, citando con calore i protagonisti di questo secondo volume, anime creative che con i loro testi e la loro sensibilità animano l’antologia: Maria Carmela Brandi, Giusy Ciagola, Liliana Cinquegrana, Yuleisy Cruz Lezcano, Giacomo Costanzo, la stessa Ombretta Del Monte, Monica Di Folco, Elena Dreoni, Paolo Ferroni, Marina Korpusenko, Daniela Mancini, Maria Angelica Maoddi, Marinella Pucci, Marina Saladini, Francesca Scalzo, Marilena Tafuro (Maddy), Roberto Zoffoli e Favio Palazzina.

Al tavolo dei relatori, insieme alla moderatrice, sedevano Maria Letizia Gorga, Daniela Bartolomei, la prof.ssa Lucilla Bonavita, Giacomo Costanzo e Maria Carmela Brandi.

I lavori sono stati aperti da Giacomo Costanzo, presidente dell’Associazione artistica e culturale Traiano di Civitavecchia. L’attore, regista e scrittore, recentemente autore del volume dedicato a Massimo Troisi Il poeta del cuore (La Valle del Tempo), ha sottolineato con forza nel suo intervento l’importanza delle reti culturali e della collaborazione tra associazioni, artisti e realtà territoriali, capaci di promuovere la cultura come autentico strumento di crescita e partecipazione sociale.

Successivamente, la parola è passata a Maria Letizia Gorga, actress, cantante e docente di recitazione e dizione che vanta una lunga e stimata esperienza nel teatro, nel cinema e nella formazione artistica. Laureata in Lettere e formatasi presso la Scuola Internazionale dell’Attore di Alessandro Fersen e la scuola drammatica di Mosca diretta da Anatolij Vasiliev, ha arricchito la discussione con la sua competenza didattica e interpretativa. Nel commentare alcuni racconti di Maria Carmela Brandi, tra cui La piega e Rewind, Gorga ha individuato con acutezza riferimenti e suggestioni letterarie significative. Tra queste, spicca l’influenza di Raymond Carver, maestro della narrativa contemporanea capace di trasformare la quotidianità in racconto e la semplicità della vita in materia letteraria. Particolarmente gradito è stato anche il riferimento a un’altra importante fonte di ispirazione: la figura di Sharazad, l’indimenticabile narratrice delle Mille e una notte, evocata per sottolineare la capacità dei racconti della Brandi di prendere per mano il lettore e condurlo dentro le storie attraverso atmosfere, dettagli e immagini cariche di partecipazione emotiva.

Daniela Bartolomei, da tempo impegnata nell’attività teatrale e culturale, ha portato all’evento la sua straordinaria sensibilità espressiva. Uno dei momenti più intensi e apprezzati del pomeriggio è stato proprio quello affidato alla sua voce: Bartolomei ha interpretato con rara partecipazione alcuni testi presenti nell’antologia, tra cui le poesie Pace di Elena Dreoni e Passaggio di Marina Korpusenko, oltre al monologo teatrale Gelosia di Maria Carmela Brandi, già presentato nella rassegna “Monologando Dialogando” del 2026 al Teatro Petrolini di Roma. Ha inoltre dato voce a un emozionante brano tratto dal racconto Mille Piroette, il testo che dà il titolo all’intero blog.

Un contributo teorico e umano di grande valore è arrivato dalla prof.ssa Lucilla Bonavita, docente di Lettere presso il prestigioso Liceo Visconti di Roma, che ha offerto una riflessione profonda sugli obiettivi culturali di MILLEPIROETTE.COM. Nelle sue parole è emerso il tratto più prezioso della community: la straordinaria capacità di mettere in dialogo artisti diversi senza competizione né rivalità, favorendo invece la collaborazione, l’ascolto reciproco e la crescita comune. È questo il vero cuore pulsante del progetto: uno spazio aperto in cui la scrittura incontra la pittura, la musica dialoga con il teatro e ogni singola esperienza contribuisce a costruire un patrimonio condiviso. MILLEPIROETTE.COM riunisce infatti autori provenienti da percorsi differenti: figure già affermate nel proprio ambito creativo e professionisti che, dopo aver dedicato gran parte della vita ad altre attività, hanno scelto di coltivare con totale dedizione la propria passione per le arti, trovando nel blog un luogo di espressione e valorizzazione reciproca.

Tra il pubblico erano presenti numerosi amici e sostenitori inclusi nell’antologia, tra cui la dott.ssa Francesca Scalzo, il pittore Paolo Ferroni e la psicologa e psicoterapeuta Maria Angelica Maoddi, coautrice con Mariateresa Fiumanò del romanzo Terricomio. Con commovente dedizione, Maria Angelica continua oggi a custodire e promuovere questo progetto letterario nato insieme a Maria Teresa Fiumanò, recentemente scomparsa, mantenendone viva la memoria attraverso il lavoro e l’impegno culturale condiviso. Di grande rilievo la presenza dell’Associazione SOS Razzismo, intervenuta con la dott.ssa Angela Scalzo e il Presidente Fabio Boscagli. Presenti in sala anche la scrittrice Elena Dreoni, la pianista e musicista Marina Korpusenko e molte altre personalità del mondo dell’arte. Un plauso speciale è andato alla presenza di Katia Aloe, figura stimatissima negli ambienti culturali e musicali romani, da anni impegnata nel custodire e promuovere la memoria artistica di Franco Califano.

La presentazione è stata splendidamente arricchita dall’accompagnamento musicale dei giovani OXIDANE. Entrati da poco a far parte della community di Mille piroette, questi musicisti incarnano perfettamente uno degli obiettivi più nobili e cari al blog: offrire uno spazio concreto ai giovani che studiano, si impegnano e vogliono crescere, donando loro un trampolino di lancio ideale da cui spiccare il volo verso il proprio futuro artistico. Con il loro talento, la loro energia e una spiccata sensibilità, gli OXIDANE hanno saputo tessere un dialogo armonioso tra generazioni e linguaggi artistici differenti, conquistando i presenti.

L’appuntamento di Palazzo Valentini ha rappresentato un momento fondamentale di condivisione e di crescita per la community di MILLEPIROETTE.COM. Non un punto di arrivo, ma una splendida nuova tappa di un percorso che continua a svilupparsi nel segno dell’arte, della bellezza e della collaborazione autentica. Un viaggio che, come è emerso chiaramente dagli sguardi e dalle parole di questo pomeriggio, è solo all’inizio.

Il Blog MILLEPIROETTE invita: Presentazione ANTOLOGIA “MILLEPIROETTE” – ROMA, 5 giugno 2026 – ore 16:00

Sala Davide Sassoli, Palazzo Valentini via IV Novembre 119/a nei pressi di Piazza Venezia – ROMA

L’Associazione Artistica Traiano di Civitavecchia, in collaborazione con la community artistica MILLEPIROETTE.COM – I diversi volti dell’arte, è lieta di presentare la nuova antologia del blog, un progetto che unisce scrittura, pittura, poesia, immagini ed emozioni in un percorso condiviso tra artisti e sensibilità differenti.

L’antologia, pubblicata dalla Casa Editrice PAV, raccoglie i contributi di: Maria Carmela Brandi, Giuse Ciagliola, Liliana Cinquegrana, Yuleis Krutz Lezcano, Giacomo Costanzo, Ombretta Del Monte, Monica Di Falco, Elena Dreoni, Paolo Ferroni, Marina Corpusenko, Daniela Mancini, Maria Angelica Maoddi, Flavio Palazzina, Marinella Pucci, Marina Saladini, Francesca Scalzo, Marilena Tafuro Maddy, Roberto Zoffoli.

L’antologia è disponibile sul sito della Casa Editrice PAV e tutte le piattaforme editoriali 

Un incontro dedicato ai diversi volti dell’arte, tra parole, immagini, musica e condivisione, per raccontare il viaggio creativo di una community che continua a crescere e a creare legami attraverso la cultura.

Vi aspettiamo per condividere insieme questo momento speciale!

Per la partecipazione è necessaria la prenotazione all’indirizzo millepiroetteblog@gmail.com  

Il Blog MILLEPIROETTE ricorda Maria Teresa FIUMANO’: postfazione di Mariangelica MAODDI al romanzo “Ero la nipote della marchesa Casati”.

Un tributo alla dottoressa Fiumanò Mariateresa in occasione dell’uscita del film di Andrea De Sica “Gli occhi degli altri”.

Il romanzo “Ero la nipote della marchesa Casati” scritto da Mariateresa Fiumanò inizia con la la Prefazione:

“Il 30 agosto 1970 il marchesa Camillo Casati uccise sua moglie Anna Ballarino e il giovane Massimo Minorenti ritenuto suo amante per poi suicidarsi.

quello che inizialmente fu ritenuto un dramma della gelosia, una volta rivelati i retroscena torbidi della coppia costituì il primo scandalo a sfondo sessuale di quegli anni ad essere reso noto al pubblico e che coinvolse in maniera profonda anche la mia tranquilla famiglia. In realtà mio padre era cugino di primo grado di Anna in quanto mio nonno e la madre della futura marchesa erano fratelli, ma lei per i nostri diciasette anni di differenza mi ha sempre considerata alla stregua di una nipotina…..

Il romanzo termina con la post-fazione a cura di M.Angelica Maoddi.

UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA, postfazione al romanzo “Ero la nipote della marchesa Casati” di Mariateresa Fiumanò.

I marchesi Casati Stampa, in vita erano reputati coniugi affiatati, irreprensibili e brillanti, ricchi e belli, noti alle cronache mondane degli anni ’60.’70 del Novecento, suscitarono un enorme clamore quando alla loro morte si scoprì il retroscena tragico dell’omicidio- suicidio, accaduto all’interno di un attico prestigioso su due piani di via Puccini in Roma.

A seguito della tragedia indagando sul menage familiare si rivelò una loro vita sessuale scandalosa dai dettagli piccanti con amanti prezzolati, festini a luci rosse e testimonianze eccessive e molto spesso fantasiose di uomini che si vantavano di avere prestato alla coppia i loro servigi sessuali.

Era un’epoca agli albori della scoperta dei piaceri del sesso e del corpo e in un paese cattolico come l’Italia, ipocritamente morigerato, dove i giornali scandalistici si affrettarono a dare versioni contrastanti sulle vite dei tre personaggi coinvolti nella tragedia.

Le interpretazioni effettuate sul tragico evento secondo autorevoli sessuologi e psicologi seguirono le linee teoriche del tempo, ma le attuali riflessioni inducono a delle revisioni alla luce di nuove teorie psicologiche che intendono superate le perversioni come patologie.

Numerose pagine furono scritte allora da autorevoli psichiatri e psicoanalisti che tentavano di conferire spiegazioni medico-scientifiche sulla natura del crimine e sulle devianze sessuali dei marchesi.

Tali esperti erano accomunati dalla consuetudine di catalogare i sintomi clinici e di farli rientrare in protocolli ed etichette che avvaloravano la presunta scientificità del caso.

Alcuni sottolineavano le perverse tendenze del marchese, come una forma di parafilia chiamata candaulismo che il nobile, tuttavia, considerava un modo libero e ‘moderno’ di vivere la sua sessualità coniugale.

Per altri il marchese guardando la moglie posseduta da uomini  si sarebbe identificato  in lei

soddisfacendo una latente omosessualità trasposta.

Per altri ancora assistere visivamente al piacere fisico provato dalla moglie nelle braccia di altri era semplicemente una compensazione della sua impotenza. Impotenza non affatto vera, come si deduce dai racconti diretti della moglie e dal fatto che lei rimase incinta di Camillo più di una volta, anche le sue gravidanze non andarono mai a buon fine.

Noti psicoanalisti ipotizzarono anche una sua presunta fissazione edipica di origine freudiana che attribuiva allo stesso marchese un imprinting perverso derivato dall’aver assistito alla scena primaria con i genitori in età precoce che gli induceva un desiderio represso di poter possedere la madre. Approfondendo sulla realtà educativa dell’infanzia del marchese si è appreso che la madre lui non l’aveva quasi mai frequentata e che la stessa viveva per la massima parte separata da suo padre, con il quale non intratteneva quasi mai nessun tipo di rapporto di carattere sessuale, che il bambino tenuto quasi sempre lontano dai genitori non avrebbe mai avuto la possibilità di vedere.

Tutte le diverse teorie che indagarono sulla vicenda all’epoca avevano l’assunto principale di una supposta regolarità da potersi tributare solo nei rapporti di coppia monogamici.

Oggi s’intendono superate tali convinzioni che parlano di trasgressioni e si è a favore di una sessualità realisticamente aperta e più fluida, che anche se praticata in passato doveva necessariamente essere tenuta nascosta.

Col tempo poi sono intervenuti cambiamenti epocali di costume anche a favore dell’emancipazione femminile.

E’ innegabile che i due coniugi si amassero, difatti il marchese andava alla ricerca di giovani occasionali per far loro intrattenere degli amplessi con la moglie senza che nessuno dei due amanti ne rimanesse coinvolto sentimentalmente od emotivamente.

Camillo Casati era dominato di quella che si potrebbe definire “una sindrome del possesso e di dominio,” preoccupato di poter perdere una moglie che gli consentiva di poter esprimere liberamente le sue ossessioni senza che lei potesse fare delle libere scelte autodeterminandosi.

La sua follia fu dettata non da una gelosia, poi fugata in quanto sapeva che il povero Minorenti che rappresentava appetto a lui niente altro che un misero rivale, bensì dalla angosciante paura di perdere per sempre l’accondiscendenza servile di una donna, che stanca e depressa ed esasperata non voleva più accondiscendere ai suoi ordini.

Il diario vero del marchese rivestito di pelle verde fu scoperto del Vicequestore Fiumanò, cugino di Anna,  che  lo  nascose  e  lo  distrusse  per  salvaguardare  la  reputazione  della  famiglia.

MARIANGELICA MAODDI.

Psicologa -psicoterapeuta e psicologa giuridica

Biografia di MARIATERESA FIUMANÒ ( Torino 1946- Roma 2025 )

Medico -chirurgo specialista in Criminologia e psichiatria forense, Igiene e sanità pubblica che ha lavorato in diversi ambiti della sanità pubblica e privata ( ha ricoperto l’incarico per alcuni anni di Direttore del S,Maria della Pietà di Roma). Autrice di numerosi testi scientifici , di racconti e di romanzi-cronaca ( La marchesa Casati e Le storie misteriose di Arcore, di romanzi  noir ( Manicomio, Le gemelle del rimorso, Taormina ,storia di una reincarnazione.

Coautrice co Mariangelica Maoddi di un romanzo fantascientifico ( Io e il mio clone) e dei romanzi Psicologici ( L’Ape Regina e Terricomio, la follia prima e dopo il manicomio)

Il Blog MILLEPIROETTE propone: Elena DREONI, “La ricetta della Libertà”

LA RICETTA DELLA LIBERTA’

Rigirannome drento a la soffitta

tra le cose consumate dall’età,

ho trovato in un libro ‘na ricetta

pe’ acquistà er dono de la libertà.

La gioia m’è scoppiata ner cervello

co’ la smania de sapè come se fa

e dillo a tutto er monno quant’è bello

esse’ libberi e nun ce se addannà.

Diceva l’archimista “Sali ‘n arto

su la vetta der Libero Pensiero

e coji un mazzo de fior dell’Ideale,

forza e perseveranza aggiungi ‘n quarto,

mischia er tutto co’ porvere da sparo e bevi piano… che po’ fatte male!”

Elena Dreoni

Il BLOG MILLEPIROETTE propone: “NON È FINITA ANCORA QUESTA FAVOLA: OMAGGIO A FRANCO CALIFANO”

Il 29 marzo 2026, alla vigilia del tredicesimo anniversario della scomparsa di Franco Califano, avvenuta il 30 marzo 2013 l’Alexanderplatz Jazz Club, luogo profondamente legato all’immaginario di Franco Califano, ha ospitato il concerto-omaggio dedicato al grande cantautore romano.  A dare voce a questo ricordo Katia Aloe, in arte La Califfa, accompagnata da un ensemble di musicisti di grande spessore: Stefano Zaccagnini alla chitarra, Gianni Aquilino alle tastiere, Alessandro Sanna al basso e Paolo Fabbrocino alla batteria, che hanno sostenuto con sensibilità e forza interpretativa l’intero percorso musicale.

Fin dalle prime note, il concerto si è rivelato non come una semplice successione di brani, ma come un vero e proprio racconto in musica, capace di restituire tutta la complessità umana e poetica di Califano: la sua Roma, gli amori tormentati, le ferite biografiche, la malinconia e quella libertà esistenziale che ha segnato la sua voce e la sua vita.

Una Roma notturna, viscerale, lontana da ogni immagine da cartolina, quasi pasoliniana nella sua verità di luci soffuse, strade, finestre aperte sulla notte e sentimenti sospesi. Nei testi interpretati da Katia Aloe la città non è mai semplice sfondo, ma luogo della memoria amorosa, spazio in cui gli incontri e gli addii lasciano un’eco profonda.

Le canzoni hanno evocato il rapporto a due come una danza, un tango emotivo fatto di avvicinamenti e distanze, desiderio e fuga, slancio e malinconia. In Minuetto questo movimento si è fatto particolarmente evidente, condensato in quella formula che sembra racchiudere l’intera poetica della serata: ubriaca di malinconia. Un sentimento che non si esaurisce, ma lascia dietro di sé uno strascico, un desiderio persistente.

Di grande intensità anche il passaggio dedicato a La mia libertà, autentico manifesto esistenziale di Califano. L’artista che vive “alla giornata, con quello che dà”, che incontra una donna affacciata alla finestra, ne condivide per un’ora la compagnia e poi va via, restituisce l’immagine di un uomo incapace di rinunciare alla propria indipendenza, pur attraversato da una profonda nostalgia.

Molto toccante il momento in cui il racconto si è soffermato sulle ferite biografiche del cantautore, richiamando il periodo degli arresti e il brano Impronte digitali, vissuto come segno di un’ingiustizia e insieme come possibilità di riscatto umano e artistico. La musica, in questo caso, si fa memoria e rivendicazione di verità.

A rendere tutto straordinariamente vivo è stata Katia Aloe, interprete intensa e raffinata, capace di attraversare il repertorio di Califano con grande sensibilità. La sua voce non si è limitata a riproporre i brani, ma li ha abitati, restituendone la fragilità, la passione e il disincanto. Particolarmente suggestiva la sua capacità di dare una nuova prospettiva, femminile e teatrale, a testi nati da una voce profondamente maschile, senza tradirne l’autenticità.

Accanto a lei, La kaliffa Bend ha sostenuto con forza e misura l’intera serata: arrangiamenti intensi, sonorità avvolgenti, una presenza musicale solida e mai invadente, capace di esaltare il tessuto poetico delle canzoni. L’intesa tra voce e musicisti ha reso l’interpretazione particolarmente incisiva, amplificando la carica emotiva di ogni brano. Il finale con Tutto il resto è noia ha suggellato perfettamente il senso della serata: l’amore, la libertà, la malinconia, Roma e la memoria si sono ricomposti in un’unica, lunga notte musicale, profondamente califaniana.

Maria Carmela Brandi

Il BLOG MILLEPIROETTE propone: premiazioni concorsi d’arte di Giusy CIAGOLA

Premiazione: ROMA, 13 APRILE 2026
Premiazione: CEFALU’ 20 GIUGNO 2026

Il BLOG MILLEPIROETTE propone: “L’arte incontra il vino” e “Storie in un volto: donne” di Maria Maddalena (Maddy) TAFURO

Il BLOG MILLEPIROETTE propone: ENTRARE E RESTARE: UNA LIBRERIA DI QUARTIERE

Non clienti, ma lettori

Entrare in una libreria di quartiere oggi è quasi un gesto controcorrente.

Eppure, appena varco la soglia de La Mia Libreria, in via Roberto Malatesta, al Pigneto (RM), capisco che non si tratta solo di comprare un libro, succede qualcosa di familiare.

È una sensazione che riconosco: la stessa di quando, da bambina, entravo ogni giorno, soprattutto d’estate, nella piccola edicola del mio paese, a Maratea (PZ). C’era Gabriele, e sugli scaffali dedicati ai ragazzi, tanti fumetti. Rimanevo lì, indecisa, a scegliere quale fumetto portare via, con la certezza che l’avrei divorato. A me piaceva tanto Topolino. Non era solo un acquisto: era un tempo sospeso, tutto mio.

E quella stessa sospensione la ritrovo qui.

C’è un odore preciso, quello della carta, che non è solo carta: è tempo, è attesa, è possibilità. Ti avvolge senza chiedere nulla, come se sapesse già perché sei lì, anche quando non lo sai neanche tu.

Gli scaffali non sono semplicemente ordinati: sembrano pensati. Le copertine si mostrano, si cercano, si parlano tra loro. È proprio guardandole che, una volta, mi sono ritrovata lì senza un titolo preciso in mente, ma con un desiderio molto chiaro: comprare un libro, toccarlo, sentirne le pagine tra le dita. E alla fine quel libro mi ha trovata. Mentre lo sguardo si muove tra titoli e colori, oltre le vetrate scorre la strada, con il suo ritmo veloce e distratto; dentro, invece, ogni cosa trova una calma diversa, si ha la sensazione di stare in un luogo illustrato su una vecchia cartolina con case ferme e una quiete che non ha fretta. Poi, all’improvviso, un dettaglio contemporaneo – una luce, una voce, un movimento – ti riporta al presente. Sei nel 2026, ma con un piede altrove.

Qui non ci si sente clienti. Ci si sente lettori.

E questa è una differenza sottile, ma decisiva.

Alessandro, Alessandro, Valentina e Sofia hanno una cura autentica di questo spazio che si manifesta nella disponibilità, nell’ascolto, nella capacità di consigliare senza invadere

 È come se ogni libro avesse bisogno del suo tempo per incontrare chi lo leggerà, e loro fossero lì, a custodire quell’incontro.

Uno degli aspetti più belli è lo spazio dedicato ai più giovani: bambini, adolescenti, nuovi lettori. Non è un angolo separato, ma un invito. Un modo per dire che la lettura non è per pochi, ma per chiunque sia disposto ad avvicinarsi.

E forse è proprio questo il cuore della libreria: non solo raccogliere chi già legge, ma accogliere chi ancora non sa di poterlo fare.

Quando esco, ho sempre la sensazione di aver attraversato una sensazione. Non solo uno spazio, ma un’idea: che la cultura possa essere ancora un luogo abitabile, umano, condiviso.

E in fondo, è questo che rende una La Mia Libreria davvero viva.

Maria Carmela Brandi