Un omaggio a Cocò Chanel dove il nero, colore che lei amava, nero assume un significato che va oltre l’eleganza e la moda: diventa il colore dell’infanzia difficile, della solitudine e delle prove che hanno segnato il suo percorso prima dell’affermazione personale.
Lo sguardo è il vero centro emotivo del quadro: è penetrante, quasi sfidante, e trasmette determinazione più che malinconia.
Le perle creano un forte contrasto con il nero dell’abito. Sembrano rappresentare il successo, il prestigio e la raffinatezza conquistati dopo le difficoltà.
La Torre Eiffel sullo sfondo richiama Parigi, ma appare quasi immersa nell’oscurità, come se il successo fosse stato ottenuto attraversando una dimensione notturna e complessa.
I toni freddi del cielo e le sfumature grigie contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa tra memoria e leggenda.
Le linee marcate del volto, quasi espressioniste, raccontano una personalità forte e non idealizzata: non una bellezza convenzionale, ma un carattere.
“Il nero non è soltanto il colore dell’eleganza, ma il segno delle ombre da cui nasce la luce. Le perle raccontano il riscatto, mentre lo sguardo fermo attraversa il dolore e lo trasforma in forza. Parigi osserva sullo sfondo, testimone silenziosa di una vita che dalla privazione giunge al mito.”
La scelta di non rappresentare semplicemente un’icona della moda, ma di raccontarne il percorso umano attraverso il linguaggio dei colori e dell’atmosfera.In particolare, lo sguardo e il contrasto tra il nero dominante e la luminosità delle perle raccontano il riscatto della vita. Chi guarda il quadro è portato a chiedersi quale storia ci sia dietro quel volto, e questo è uno dei risultati più difficili da ottenere in un ritratto.
Si è tenuto lunedì 7 luglio alle ore 19.00, nella suggestiva cornice della Villa Tarantini, sede del Centro Culturale José Cernicchiaro di Maratea, il vernissage della mostra “Amedeo e Anna: Arte e Amore” dell’artista Ombretta Del Monte.
L’evento è stato patrocinato dal Comune di Maratea, il cui delegato alla cultura ha espresso sincero apprezzamento per la qualità e la profondità dell’iniziativa, così come la presidente Trotta, colpita dall’eleganza e dalla sensibilità con cui la pittrice ha saputo restituire al pubblico una storia mai veramente raccontata.
L’incontro tra Ombretta Del Monte e il Centro Culturale José Cernicchiaro è nato grazie al progetto “Mille Piroette – I diversi volti dell’arte”, blog culturale, che si propone di valorizzare artisti, percorsi creativi e storie capaci di generare bellezza e dialogo.
È proprio da questa rete di relazioni, costruita con passione e ascolto, che è scaturita l’idea della mostra: un gesto di condivisione, offerto al Centro come dono culturale e umano, per alimentare la vita artistica del territorio e avvicinare le persone all’arte con semplicità e profondità.
Ad aprire l’evento, introdotto dalla presidente del Centro Marianna Trotta e dal delegato alla cultura del Comune di Maratea, Francesco Santoro, è stata la stessa pittrice, che ha tenuto una conferenza appassionata e ricca di spunti, raccontando la genesi della sua ricerca e l’origine di un amore tenuto nascosto nel tempo: quello tra Amedeo Modigliani e la poetessa russa Anna Achmatova.
Un legame poco noto, vissuto con discrezione e sottratto alla luce, che Del Monte ha saputo riportare alla superficie con rispetto e delicatezza, traducendo i silenzi e gli sguardi di un amore impossibile in immagini dense e poetiche.
Il pubblico, attento e partecipe, ha ascoltato un racconto che, pur partendo dalla storia, ha toccato corde più profonde, che porta alla mente la suggestione letteraria e la tensione idealizzata dell’amor cortese, con lei, “la donna lontana”, e lui, l’artista che ne anela la presenza. Immagini che ci riportano ai trovatori della letteratura medievale, da Jaufré Rudel a Bernart de Ventadorn, e che ritrovano nella pittura di Del Monte una nuova forma espressiva.
L’artista ha raccontato come tutto sia nato da un viaggio in Russia, nella casa-museo di Anna Achmatova, dove ha iniziato una ricerca che l’ha portata a dialogare idealmente con entrambe le figure. Un percorso riconosciuto anche a livello internazionale: due delle sue opere dedicate a questo tema sono oggi presenti nel Centro Modigliani, e il suo lavoro è stato apprezzato dall’Ambasciata Russa a Roma.
Ombretta Del Monte ha accompagnato la sua esposizione con interventi poetici e personali, leggendo testi scritti da lei stessa, a conferma di un progetto che intreccia arti visive, scrittura e memoria, e che si fa racconto collettivo.
L’evento ha visto anche la partecipazione dell’attore e regista Giacomo Costanzo, che ha offerto al pubblico momento di intensa suggestione leggendo alcuni versi di Anna Achmatova e brani originali da lui composti, ispirati al legame tra la poetessa e Modigliani. Una lettura vibrante, profondamente sentita, che ha dato voce alle parole e al silenzio, creando un dialogo emotivo con le opere esposte.
I ritratti esposti – quelli appunto della poetessa e del pittore – non imitano, non riproducono, ma reinterpretano: nella linea, nel colore, nello sfondo, ogni tela porta la firma originale di Ombretta Del Monte, che guarda i suoi soggetti dall’interno, con un occhio che sa farsi intimo e visionario.
Proprio visionario perché una tela rappresenta un ideale futuro di questo amore: Anna ritorna a Parigi ormai avanti con l’età ed evoca il suo Amadeo all’ombra della torre Eiffel.
Il tramonto sul golfo di Policastro ha accompagnato, come una cornice naturale, il racconto e la mostra, documentata con la consueta cura e discrezione dall’obiettivo di Biagio Calderano, che ha saputo cogliere i momenti più intensi della serata, tra volti, quadri e parole.
La mostra sarà visitabile fino a venerdì 11 luglio, negli orari di apertura del Centro Culturale.
Un’occasione da non perdere, per lasciarsi sfiorare da una storia che l’arte ha riportato alla luce con emozione e autenticità.
Dal venerdì 13 al venerdì 27 giugno 2025, la storica città di Pesaro, affacciata sulla splendida costa adriatica, diventerà il palcoscenico di un importante evento culturale: la “Settimana della Cultura dell’Uzbekistan e degli Amici”. Questo festival unico avrà come obiettivo quello di promuovere l’incontro e lo scambio tra le diverse espressioni artistiche e culturali, creando un ponte tra l’Uzbekistan e Italia.
Pesaro è pronta ad accogliere la “Settimana della cultura dell’Uzbekistan e degli amici” con patrocinio del Comune, promossa dall’Associazione “Progetto Angeli – A.P.S” e Ambasciata dell’Uzbekistan. Prevista la partecipazione all’apertura dell’evento della rappresentanza dell’ambasciata dell’Uzbekistan e la presenza di il vicesindaco e assessore alla Bellezza del Comune Daniele Vimini. L’inaugurazione della manifestazione avrà luogo il giorno 13 alle ore 18.00 presso la sede principale della Galleria d’Arte Degli Specchi, situata all’interno dell’Alexander Museum Palace Hotel, sotto la direzione del Conte Alessandro Marcucci Pinoli. La Galleria, famosa per la sua eleganza e il suo valore artistico, sarà la cornice dell’inaugurazione di una mostra che promette di stupire e ispirare.“Come socia nominata alle pubbliche relazioni internazionali per l’arte e la cultura in Italia, ringrazio la Presidente dell’associazione Progetto Angeli che quest’anno festeggia il decennale di attività culturale di questo ponte tra l’Italia e l’Uzbekistan. In questo evento prossimo che si terrà venerdì 13 presso la sede principale della Galleria d’Arte Degli Specchi, situata all’interno dell’Alexander Museum Palace Hotel. Tra i tanti artisti presenti: pittori, ceramisti, attori, scultori, stilisti, ecc. ho tenuto ad invitare con le loro opere tematiche dedicate alla donna uzbeka, tre artisti già noti in tante rassegne artistiche: Paola Bisozzi, artista civitavecchiese molto presente in mostre cittadine. La sua arte è permeata nel raffigurare donne ottenebrate da atmosfere psicologiche di grande impatto emotivo. Mirco Ciccola scultore marchigiano di indubbio talento, già vincitore del Premio Odoardo Toti 2024 e prima classificato nella sezione scultura al XII premio Firenze. In ultima la giovane talentuosa Ambra Nazifi che con le sue modelle etniche ci riporta a richiami stilistici del cubismo, caratterizzando le opere da un forte legame con il mondo spirituale.”
“Cyrano al mio amore”, un inno alla parola, al coraggio e all’amore non corrisposto. Uno spettacolo teatrale dedicato al classico immortale di Edmond Rostand rivisitato, tradotto e diretto da Enrico Maria Falconiandato in scena al Nuovo Sala Gassman in Civitavecchia, nel week end dal 23 al 25 maggio.
L’opera messa in scena conferma una vibrante celebrazione della parola, dell’onore e dell’amore romantico. Il protagonista, Cyrano, è interpretato magistralmente nella serata di domenica da Enrico Maria Falconi. Il suo carisma riempie la scena, restituendo tutta la complessità del personaggio spavaldo e sarcastico, ma ferito nell’intimo da un amore impossibile. La sua loquacità brillante e il celebre naso diventano simboli di una maschera che cela fragilità e poesia. “Cyrano, al mio amore” è un adattamento che dà centralità al testo di Rostand, lasciando che siano i versi, recitati in endecasillabi e con traduzioni poetiche in rima a conquistare il pubblico. La regia sceglie un impianto scenico essenziale che esalta la forza del testo e la carica espressiva degli attori. Un’ambientazione suggestiva ed evocativa che valorizza le varie scene, dalla locanda alla battaglia, fino al toccante epilogo nel convento.
L’opera affronta con struggente bellezza il tema dell’identità e dell’apparenza: Cyrano si ritiene indegno d’amore a causa del suo aspetto fisico, sacrificando il proprio sentimento per Rossana. Il dualismo tra ciò che si è e ciò che si mostra resta di straordinaria attualità. È un elogio del linguaggio come arma, come seduzione, come estensione dell’anima.
Rossana interpretata da Martina Crescentini è resa con finezza e sensibilità: non solo oggetto d’amore, ma figura intelligente e autonoma che avrà più evoluzioni. Anche Cristiano interpretato da Filippo Granati solitamente relegato a semplice bello senza cervello, trova in questa versione sfumature più profonde, toccando corde emotive sincere. Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand si conferma un capolavoro senza tempo, e “Cyrano, al mio amore” messinscena adattata da Enrico Maria Falconi ne esalta la potenza lirica e teatrale. Uno spettacolo commovente, intenso, capace di far riflettere sul valore delle parole, dell’onore e dell’amore incondizionato.
Degni di nota tutti gli altri personaggi principali che hanno rappresentato l’opera: Simone Luciani nel ruolo del pasticcere Ragueneau, Patrizio De Paolis nel ruolo dell’antagonista De Guiche, Flavia Pennesi nel ruolo dell’amico del cuore di Cyrano, Le Bret.
A completare la rappresentazione tutti gli altri giovani attori di “Bottega dell’immaginario”, della “Blue in the face” che hanno saputo caratterizzare con forza e personalità i ruoli secondari dell’opera dando ad essa un’armonia corale dall’inizio alla fine dello spettacolo, nei panni di Guasconi e altri ruoli: Montfleury,
governante, Lisa, Monaco, poeti, l’avventore, Ligniere, Valvert, il ladro.
Attori: Matteo Tusculano, Valeria Campidonico, Matteo Verticelli, Giacomo Costanzo, Alice Pierini, Saul Stella, Francisco Amariei. Scenografie : Luca Garramone, costumi: Simone Luciani, luci e fonica : Luca Bertolo, social media :Monica Falconi, organizzazione: Fabiana De Angelis, ufficio stampa: Andrea Benedetti. Direzione artistica: Enrico Maria Falconi
Nella monumentale Biblioteca Casanatense di Roma, tra scaffali imponenti e teche di legno e vetro che custodiscono preziosi libri antichi, si respira un’atmosfera densa di sapere. Non è solo l’odore della carta, ma il profumo della profondità culturale. A guidare l’incontro è Fabio Sebastiani, che introduce il tema centrale della serata: il potere della poesia nell’affrontare la paura e nel dare voce a chi non ce l’ha. Il libro protagonista dell’evento è “Di un’altra voce sarà la paura” di Yuleisy Cruz Lezcano. Fin dalle prime battute, il giornalista sottolinea come la poesia sia autentica solo quando riesce a smuovere il cuore del lettore. Le parole hanno un peso, un valore, e oggi il patrimonio lessicale sembra essersi impoverito. Da qui l’importanza di chi, come Yuleisy, sa inventare parole nuove senza tradire la verità interiore.
Il dialogo si fa intenso. Fabio Sebastiani chiede a Yuleisy se la sua poesia arriva al pubblico, se riesce a toccare le corde più intime dei lettori. La poeta risponde con convinzione: “Sì, tanto che alcuni mi chiedono come si possa gestire la paura, la rabbia, il dolore”. E proprio le domande dei lettori la spingono a riflettere, a studiare le risposte.
Un tema centrale nel libro è il perdono. Il giornalista incalza: “Perdonare chi uccide una donna è possibile?”. Yuleisy riflette: il perdono non è scontato, ognuno ha i suoi tempi. È un percorso difficile, ma necessario per ritrovare sé stessi. Consegnare il dolore a chi può aiutare, ricostruire uno schema mentale calpestato. “Io sono l’esempio che il dolore può essere canalizzato fino a ritrovare l’estate”, afferma con forza.
Si passa poi a un intenso momento di scambio tra poesia e arte. La scrittrice e artista Vera Cavallaro legge una poesia di Yuleisy “L’Urlo Rosso”. L’interpretazione di Vera è intensa e partecipata che rappresenta la vicinanza delle donne nel trattare il tema della violenza di genere.
A questo punto interviene Ombretta, scrittrice e pittrice, che porta il discorso sul ruolo delle donne nell’arte. Ricorda figure femminili straordinarie, spesso dimenticate o emarginate. Il caso di Camille Claudel, chiusa in manicomio per trent’anni, e quello di Artemisia Gentileschi, che trovò la forza di denunciare il suo maestro dopo aver subito violenza e Sofonisba Anguissola. Sono solo alcuni esempi di una lunga storia di oppressione e resistenza. Il tema della rappresentazione femminile nell’arte è cruciale: storicamente dipinte dagli uomini, oggi le donne stanno riemergendo come protagoniste della narrazione artistica.
La discussione si allarga grazie alla presenza di Haydi Gutierrez dell’Associazione Crazon Latino di Roma, che elogia Yuleisy per il suo lavoro. L’empowerment femminile è un tema centrale nei dibattiti contemporanei, e la sua poesia è un contributo prezioso per dare voce alle donne. La discussione è stata accompagnata dalla chitarra del maestro Luigi Picardi che chiude il pomeriggio con il brano “De la luna cubana” e con il sentore che la poesia, l’arte e la cultura abbiano ancora il potere di unire, di scuotere e di dare speranza.
“ Ringrazio l’autrice Yuleisy Cruz Lezcano per avermi invitata a far parte di questa presentazione e conferenza sulla violenza di genere. Il mio intervento volgerà alla mia figurazione artistica che nasce da un incontro profondo con la figura femminile, una presenza che per me rappresenta non solo la bellezza esteriore, ma anche l’essenza stessa della vita. Dipingo figure femminili non per celebrare solo la forma, ma per esplorare la forza, la grazia e la complessità che la donna incarna ”, dichiara Ombretta Del Monte, che sarà presente come relatrice all’evento “Donna in Positivo” il primo aprile, ore 16:15, presso la Biblioteca Casanatense di Roma, nel Salone Monumentale (via di S. Ignazio, 52). Incentrato sulla tematica della violenza contro le donne e sulla lotta per l’emancipazione femminile, l’evento avrà come protagonista la presentazione del libro “Di un’altra voce sarà la paura” della poetessa e scrittrice Yuleisy Cruz Lezcano, pubblicato da Leonida Edizioni.
L’autrice esplora, attraverso la poesia, il tema della violenza sulle donne, la fragilità, la rinascita e la ricerca dell’integrità perduta. Il libro affronta anche questioni sociali cruciali come l’integrazione, i diritti delle donne e la prevenzione della violenza, trattando la tematica come un fenomeno collettivo e non solo individuale, attraverso storie vere e fatti di cronaca.
L’evento ha ottenuto il Patrocinio del MIC e dell’Ambasciata di Cuba a Roma. Ci onorerà con la sua presenza la presenza l’ambasciatrice dottoressa Mirta Granda Averhoff
Oltre all’autrice e regista dell’evento Yuleisy Cruz Lezcano, l’evento vedrà la partecipazione, come protagonisti, di importanti personalità come:
Haydig Gutierrez, fondatrice dell’associazione Corazón Latino di Roma, che condividerà esperienze di integrazione e empowerment femminile.
Fabio Sebastiani, giornalista e poeta, che modererà la discussione e contribuirà con riflessioni sul tema della lotta per i diritti delle donne.
Ombretta Del Monte, pittrice e scrittrice, che parlerà del legame tra donna e arte e presenterà due delle sue opere.
Luigi Picardi, chitarrista, che animerà l’evento con la sua musica.
L’evento non si limiterà alla presentazione del libro, ma offrirà anche spunti di riflessione su come abbattere i modelli patriarcali e promuovere relazioni equilibrate, con uno sguardo tra Italia e America Latina. Un’opportunità per riflettere sulla condizione della donna, sui diritti e sulle soluzioni per una società più giusta e inclusiva.
è una raccolta affascinante di storie tradizionali tramandate dagli indigeni Yanesha e Ashaninka dell’Amazzonia peruviana. L’ autore, Angelo Giammarresi, con grande passione e rispetto per la cultura indigena, ci guida attraverso un mondo intriso di mitologia, magia e simbolismo. Il libro è suddiviso in tre parti: la prima racconta di diavoli ed esseri magici, la seconda narra di serpenti giganti e donne incantatrici, mentre la terza esplora storie di animali antropomorfi subdoli e invidiosi. Ogni racconto è un viaggio nel folklore ancestrale, dove figure potenti come Ayots e misteriosi esseri come Marranquito prendono vita con immagini vive e ricche di dettagli. Giammarresi riesce a trasmettere non solo la magia e il fascino delle leggende, ma anche l’essenza della comunità Yanesha-Ashaninka, rendendo omaggio alle loro radici e alla loro storia. L’autore combina narrazione e ricerca etnografica, accompagnando il lettore in un viaggio immersivo e autentico nella Selva Central. Uno degli aspetti più preziosi dell’opera è la presenza delle voci originali dei narratori indigeni, come il saggio Chomoch e il chiripiari Mankori, che raccontano con intensità e partecipazione, mantenendo intatto il sapore orale delle leggende. Il testo, pur conservando la struttura narrativa tipica delle storie tramandate, riesce a coinvolgere il lettore moderno grazie alla capacità dell’autore di intrecciare la narrazione con riflessioni sulla modernità e sulla perdita delle tradizioni. Angelo Giammarresi, non solo scrittore ma anche regista, produttore multimediale ed etnografo siciliano, ha dedicato gran parte della sua vita alla documentazione e alla valorizzazione delle culture indigene. Con oltre 80 documentari all’attivo e diversi libri pubblicati, continua a dar voce a tradizioni antiche e spesso dimenticate, mantenendo vivo il legame tra passato e presente. “Racconti indigeni della Selva Central” è un libro che non solo racconta storie, ma custodisce l’anima di un popolo, rendendo omaggio alla sua saggezza e vitalità. Un’opera imprescindibile per chiunque sia interessato alla cultura indigena, alla mitologia amazzonica e alla forza delle tradizioni orali.
Da pochi giorni è avvenuta la pubblicazione del “Diario d’artista”, di Michela Velardita, a cura di Ombretta Del Monte. La raccolta è edita PAV Edizioni e distribuita da Libro.co Italia.
“Diario d’artista-Michela Velardita” Un racconto dove l’artista Michela Velardita dona le sue sensazioni, emozioni in opere e parole. Una vita d’artista trascorsa tra affetti familiari, professionali e sempre circondata dalla tanta luce che lei stessa trasmette. Un diario prezioso che l’artista scrive con dovizia di particolari per far entrare il lettore dentro le immagini delle sue opere e della sua interiorità. Un libro da accogliere e leggere come testimonianza artistica di Michela Velardita.
« Ho scelto quest’artista siciliana affermata nel panorama artistico internazionale da presentare nella Collana Diario d’Artista , perchè oltre ad aver esposto in maniera temporanea e permanente in Italia, Svizzera, Germania, Francia, Ungheria, Spagna, Principato di Monaco, Regno Unito, Ucraina, Bulgaria, Turchia, Colombia, Brasile, Cina , ecc. con le sue pitture di espressione astratta, mi colpisce che in ogni opera c’è sempre un dialogo o una metacomunicazione. Rappresenta quadri autoironici, enigmatici, contemporanei, opere che segnano un tempo lasciando traccia di sé, del momento storico e contesto culturale. Tutte le opere dell’artista invitano l’osservatore alla riflessione ed a proiettarsi nella tela. I segni espressi sono intrisi di emozioni, le stesse che prova la pittrice e che empaticamente arrivano all’osservatore. Sono quadri scultorei e materici. Nelle varie interviste e interlocuzioni intercorse con Michela, non mi è stato facile “accogliere” il suo “tutto” così irrefrenabilmente infinito siffatto come ci mostra nelle sue opere. L’artista che esce da questo Diario è una donna pittrice, organizzatrice, moglie, madre, ma soprattutto “dono” verso la vita per la sua grande capacità d’amare in ogni azione.” Ombretta Del Monte