PREMIO “ODOARDO TOTI”- Menzione a MICHELA VELARDITA.

Menzione Astratto alla pittrice Michela Velardita al Premio “OT”

La pittrice Michela Velardita ha ricevuto durante la cerimonia di premiazione svoltasi il 3 ottobre 2024 presso la Sala Capitolare del Senato della Repubblica una menzione speciale al “Premio OT” dedicato alla figura del dott. Odoardo Toti”. Il premio di pittura e scultura attraverso una giuria qualificata ha riconosciuto l’indubbio valore e talento dell’opera astratta Voglia di Vita. Un riconoscimento importante nella carriera dell’artista siciliana che va ad aggiungersi al suo glorioso percorso artistico.

La Velardita e una parte del suo percorso espositivo con l’International Art Exhibition “Angeli a Calatagèron”, grazie al grande e cosmopolita Maestro Lorenzo Chinnici. A seguire sono state realizzate diverse esposizioni temporanee e permanenti in Italia, Svizzera, Germania, America. Con il progetto TIMELESS IMMORTAL ART l’artista approda anche in Cina.

La critica scrive di lei: ‘’ Velardita nasconde i volti stilizzati nei colori corposi, alternando pennellate piene, quasi veementi, a pennellate più lievi, evocando i ricordi. Si cela un profondo realismo dietro alla facciata astratta dei quadri di Michela Velardita, che interpreta la tela come una pagina su cui scrivere un capitolo della propria vita”

Molteplici le collezioni private in tele o ‘’riproduzioni autorizzate’’ che hanno raggiunto appassionati, musei, piazze e luoghi vari contaminandoli di colori. I quadri dell’artista sono prevalentemente scultorei, materici e caratterizzati dal contrasto profondità e luce.  L’artista è presente con le sue opere in Brasile al Museo Internazionale del Presepio di Porto Vehio, al Museo Internazionale del Crocifisso di Caltagirone (CT), al Municipio di Caltagirone (CT) , al Museo ‘’Antiquarium‘’ nel Parco Suburbano di Meri’ (ME)

Articolo di Ombretta Del Monte

 ‘’ Con i colori dei miei cosmici desidero lasciare luce, splendore, vita ed eternità’ universale’’

IL BLOG MILLE PIROETTE – I DIVERSI VOLTI DELL’ARTE: PREMIO OT dedicato a ODOARDO TOTI Cerimonia Premiazione Sala Capitolare del Senato 3 ottobre 2024

Si terrà il 3 ottobre alle 16.30 presso la Sala Capitolare del Senato della Repubblica, la cerimonia di premiazione del “Premio OT “ in video esposizione dedicato ad Odoardo Toti.

“Un premio internazionale di pittura e scultura dedicato alla memoria di mio padre che tra le sue tante passioni c’erano anche quelle delle arti visive. Con mio grande piacere, sono arrivate tante iscrizioni, ma come tutti i concorsi c’è stata una preselezione prima di arrivare a decretare il vincitore e gli altri classificati. Ancora top secret i nomi dei vincitori che verranno rivelati il 3 ottobre dei quali il primo riceverà il premio da euro 1.000 dall’associazione Odoardo Toti. Gli altri due classificati invece riceveranno delle creazioni in argento creati da me per il Premio.” Afferma la presidente dell’associazione, Luisella Toti.

“Il progetto ha richiesto molto tempo nei suoi step organizzativi a partire dal concept, alla comunicazione, alla selezione artisti, alla scelta dei giurati e al responso classificati, all’organizzazione di curatela catalogo e sede di premiazione. In questo percorso che parte da Civitavecchia attraverso la prestigiosa figura culturale di Odoardo Toti sento in primis di complimentarmi con sua figlia Luisella per aver pensato di ricordarlo attraverso un percorso d’arte, che vede protagonisti artisti di Civitavecchia e altri provenienti dal Lazio, Piemonte, Sicilia, Sardegna, Campania, Calabria, Trentino, Marche, Lombardia, e dal Belgio, dalla Francia, dal Sud Africa e Russia.  Per selezionare gli artisti il criterio è stato quello di scegliere maestri, nuovi stili figurativi e astratti, giovani di talento e artisti che hanno conseguito negli anni riconoscimenti internazionali. Questo lavoro è stato fatto in sintonia con i giurati che ringrazio e sono: il prof. Piero Zanetov, Storico e critico d’arte contemporanea, presso la Terza Università di Roma, il dott. Francesco Chinnici event manager e art  gallery  owner, l’artista e docente presso il Primo Liceo di via Ripetta prof. Massimiliano Ferragina, Aida Abdualleva, presidente dell’associazione internazionale Progetto Angeli, affermata ceramista, stilista e pittrice uzbeca. Questa giuria qualificata che ringrazio per la loro professionalità e  collaborazione hanno poi decretato i primi tre classificati e le varie menzioni speciali.  Alcune regioni e Paesi da cui sono pervenute le iscrizioni:  dal Lazio, Piemonte, Sicilia, Sardegna, Campania, Calabria, Trentino, Marche, Lombardia, artisti provenienti dal Belgio, dalla Francia, dal Sud Africa e Russia.  Incontro e dialogo: due aspetti fondamentali per stimolare la crescita artistica, la progettualità degli eventi culturali, la rete del confronto e dello spronare e far confluire i vari stili ed espressioni pittoriche e scultoree. In questa prima edizione concepita in video esposizione, allo scopo di rendere più agevole “l’incontro” tra artisti. Per l’accoglienza presso la prestigiosa Sala Capitolare del Senato della Repubblica, si ringraziano vivamente gli onorevoli Maurizio Gasparri e Gelsomina Vono”.  Spiega Ombretta Del Monte in qualità di art curator del Premio OT.

Si ringrazia Donato Russo web master del sito dell’associazione Odoardo Toti per il lavoro di comunicazione in rete.

Artisti selezionati in ordine alfabetico:  Cristina ANDREATTA, Annelise ATZORI, Pierangela BILOTTA, Paola BISOZZI, Anna CALCATERRA, Adriano CASTELLI, Vasco CIARAMMELLETTI, Mirco CICCOLA, Anna COPPONI in arte Annella, Daniele DELL’UOMO, Monica DI FOLCO, Rosalba FERILLI, Paolo FERRONI, Fady FHERI, Luigia GALEOTTI VERGATI, Cinzia GASPARRI, Michela GIUSTOLISI, Giuseppe GOLINO, Salvatore LO MAGNO, Ambra NAZIFI, Paul Costica OPREA, Elena OSTRAYA, Flavio PALAZZINA, Silvana PAPALIA, Maria Grazia PELLIGRA, Antonio PICICCO, Isabella PRESTA, Marinella PUCCI in arte MA.PU, Valeria RESTIVO, Laurina Rietti, Thaira ROMA, Simonetta SABATINI, Emanuela SERENI, Daniela Maria Serranò in arte Amadè, Jacqui SHEFFER, Michela VELARDITA, Roberto VILLOTTI, Paola ZANNONI, Alessia ZOLFO.

Luisella Toti e Ombretta Del Monte

IL BLOG MILLE PIROETTE – I DIVERSI VOLTI DELL’ARTE: Intervista alla poeta Yuleisy  Cruz Lezcano  (a cura di Ombretta Del Monte)

Sul blog Millepiroette.com, abbiamo il piacere di ospitare un’intervista esclusiva condotta dall’artista e scrittrice Ombretta Del Monte, che dialoga con la poeta di origine cubana Yuleisy Cruz Lezcano il cui ultimo lavoro  “Di un’altra voce sarà la paura”  affronta un tema di drammatica attualità: la violenza sulle donne. Attraverso la sua raccolta di poesie, l’autrice dà voce a un dolore collettivo, trasformandolo in una potente forma d’arte che invita alla riflessione e alla consapevolezza. Un incontro quello di Ombretta Del Monte e Yuleisy Cruz Lezcano  di grande sensibilità e forza espressiva, che non mancherà di toccare le corde più profonde dei nostri lettori.

Breve biografia della poeta:

Yuleisy è nata a Cuba, ma da molti anni vive non molto lontano da Bologna dove esercita nella sanità pubblica. Laureata in scienze biologiche, ha poi conseguito una seconda laurea magistrale in scienze infermieristiche e ostetricia, titoli ottenuti presso l’Università di Bologna. Ha pubblicato numerosi libri e ha avuto riconoscimenti e premi in concorsi.

Per diverse riviste spagnole e sudamericane traduce le poesie di poeti italiani, allo stesso modo fa conoscere poeti spagnoli e sudamericani pubblicando le loro poesie in Italia, Collabora con blogs letterari italiani, dell’America Latina, della Spagna e con il giornale letterario del Premio Nabokov. Le sue poesie in lingua italiana sono state tradotte in francese, spagnolo, portoghese, inglese, albanese.

Il suo ultimo libro “Di un’altra voce sarà la paura” è stato selezionato per presentarlo al Salone Internazionale del Libro di Torino edizione 2024, è stato presentato nella Televisione di Stato della Repubblica di San Marino e in Tele Granducato della Toscana, sarà presentato con l’associazione Artinte di Barletta, Trani, Puglia ad agosto. E’ stata ospite del Festival del Borgo antico di Bisceglie, in Puglia e della trasmissione televisiva Street Talk di Andrea Villani, che viene trasmesse in 22 reti televisive in tutta Italia. Il 6 settembre ha presentato la raccolta presso l’ambasciata di Cuba in Roma

Yuleisy Cruz Lezcano è una donna bella e graziata nei modi. A prima vista trasmette una profonda sensibilità che cela la grande forza e passione di dare voce attraverso la sua poesia, alla drammatica vicenda della violenza di genere che purtroppo le cronache ci riportano frequentemente. Ha scelto la via della poesia per dare voce alle ferite dell’anima e del corpo delle donne. Una via che vuole lenire e plasmare quel morbo di violenza che certi uomini sono verso le donne. Le poesie come le rose sono petali da raccogliere, contemplare e capire. Yuleisy vuole che questi petali diventino strumento di riflessione e d’immedesimazione per ogni persona: piccola, grande, uomo o donna che sia.

  1.   “Di un’altra voce sarà la paura” è il suo ultimo volume dedicato al tragico racconto del femminicidio, ma qual è l’altra voce della paura?

L’altra voce è la voce poetica, la mia voce, che non si deve confondere con la volontà di parlare solo di paura ma voglio far sentire in qualche modo le donne violate della loro dignità meno sole, per aiutarle a far sparire le colpe, a esprimere rabbia e riconoscersi nel proprio corpo. Ho deciso di prestare la mia penna per parlare della violenza e sensibilizzare i lettori sull’argomento, usando la poesia come strumento per esprimere il rifiuto verso qualunque forma di abuso, di sopraffazione e di intimidazione maschilista. E per non dimenticare che la violenza contro le donne continua ad essere presente con cifre allarmanti in tutto il mondo e che segna ancora la vita di donne e di bambine. Con le mie parole in modo quasi visivo descrivo e spiego la violenza di genere, spesso in modo poco addolcito, non per inesperienza poetica, ma volutamente per far entrare il lettore nella violenza, per indurlo alla repulsione verso questo fenomeno, perché egli entri nei dolori delle donne, nelle loro ferite.

Vorrei che sia chiaro che non cerco consensi.  Spesso si parla di violenza e si cerca di offrire ai lettori concetti limitati nel loro significato da una convenzione consensuale. Io invece non ho cercato questo. Mi sono calata con le parole nella sofferenza e questo mi è servito e mi serve per esprimere rifiuto e per cercare il rifiuto della società odierna, che credo sia già attenta ai temi della violenza sulle donne. Penso però che spesso la società è incapace di evidenziare i sentimenti che le donne provano, di identificare la voce delle vittime con la propria voce, senza però ridurre le emozioni, tendendo a giustificare o addolcire la violenza, normalizzandola. Credo sia facile liquidare il problema dicendo che è un male sociale che è “sempre esistito”, difficile da sradicare.

Pertanto prestando la mia voce non volevo che di fronte a questo tipo di violenza, le parole si mostrassero paralizzate e incapaci di esprimere orrore. Non volevo solo fotografare una realtà esterna e convenzionale. Volevo rimuovere l’epidermide dietro la quale si nasconde l’impossibilità di poter esprimere ciò che minaccia, entrare dentro il corpo della violenza e farne emergere la parte più individuale. Volevo inoltre prestare la mia voce per ribadire il diritto di ogni donna, come quello di ogni essere umano, a vivere e scegliere la propria vita.

  • Nella sua recente presentazione avvenuta presso l’ambasciata di Cuba in Roma lei ha detto che il suo linguaggio poetico vuole essere anche uno strumento sociale per il prossimo. Cosa intende esattamente?

La poesia mi appare gravida di speranza perché tesa attraverso la sua fame per riempire di pienezza il senso delle parole; è uno strumento potente, perché può andare oltre e riuscire a dire quello che si vuole, creando immagini, cosa che in genere non fa il linguaggio comune. È difficile da definire, ma può trasmettere il dolore che la medicina non è in grado di diagnosticare; potrebbe, insomma, essere il flash che illumina l’esigenza di una uguaglianza nell’amore, entrare con immagini nelle ferite, dentro il corpo delle emozioni. È noto a tutti come l’azione poetica da sola o insieme alla musica nella canzone, non solo ha saputo trasformare la parola in un rituale condiviso, ma ho notato dopo le varie presentazioni di questo libro, che la parola è riuscita a modificare formalmente la realtà in ogni momento. Per esempio, quando ho presentato il libro Di un’altra voce sarà la paura nel Centro Sociale A Montanari APS di Bologna, è emersa da parte del pubblico presente, costituito da persone con più di 45 anni per la maggior parte, la richiesta di inserire nel loro calendario di attività un corso di auto-difesa per le donne, per prevenire la violenza. Ed è così che con la parola si agisce modificando la consapevolezza, aumentando le conoscenze e dando spazio a nuove idee che la parola poetica suscita. Proprio per questo, l’azione poetica si è storicamente manifestata come un enorme impulso di chiara vitalità attraverso cui creare e ricreare società. Attraverso l’uso speculativo del linguaggio, si può agire e modificare l’idea di verità del lettore. La poesia poi crea mimesi e mito. Può essere un motore per approfondire i capisaldi del bagaglio culturale. Per questo io credo nel potere della parola e sogno una Poesia che abbia un potere produttivo e di comprensione; una poesia che dia luce alla nostra società, dove fino ad oggi c’è stata l’oscurità; una poesia che metta tutta la sua energia al servizio di valori di empatia, solidarietà, capacità di seduzione e di lettura di quello che accade e di dove stiamo andando, per esprimersi con novità di risorse ai nuovi bisogni derivanti da un mondo egualitario, e così via esercitare una denuncia ferma e vorace che metta fine a questa nota piaga sociale come la “violenza di genere”.

  • Questo testo poetico ha un percorso alquanto di successo. È stato candidato al Premio strega 2024 e presentato anche al Salone Internazionale del libro di Torino. Quale è stato l’incontro più significativo con i lettori?

Gli incontri più significativi sono stati nella biblioteca Comunale Bjornson di Monterenzio (Provincia di Bologna) che fra l’altro è stata la mia prima presentazione nel territorio bolognese, la presentazione nel Castello di Barletta con l’Associazione Artinte diretta da Giuseppe Arcieri e la presentazione nell’ambasciata di Cuba a Roma.

La prima è stata un’occasione unica perché il gruppo di lettori della biblioteca è stato attento, interessato, è un pubblico di qualità, che ha partecipato attivamente alla presentazione con idee, domande e con rinforzi positivi acquistando il libro con la voglia di leggerlo. Dopo tale presentazione mi sono arrivate delle mail stupende, che mi hanno fatto capire che il mio libro è un libro “necessario” nel panorama attuale.

Nella seconda presentazione citata a Barletta, ho avuto un’accoglienza bellissima, abbiamo dialogato tanto io e i presenti, poi ho avuto come relatrice una persona molto preparata dal punto di vista letterario, che ha fatto un’analisi approfondita dei vari passaggi del mio libro e sulle figure retoriche e le metafore presenti. La dottoressa giovanissima Maria Grazia Memeo mi ha davvero stupita in modo positivo con l’analisi dettagliata del libro.

La terza presentazione è stata unica. Il pubblico era molto numeroso, l’Ambasciata di Cuba a Roma è una sede istituzionale di prestigio, che mi ha fatto respirare l’aria di casa. Poi a presentarmi c’erano due persone competenti e preparate: il critico letterario Cinzia Baldazzi e il giornalista Fabio Sebastiani, che hanno donato un valore aggiunto alla mia presentazione. Di questa ultima presentazione mi rimangono emozioni vive, sono intervenute dal pubblico diverse voci del mondo poetico e della cultura per leggere le mie poesie, c’è stato uno scambio vivo. Ci tengo poi a menzionare la poeta Annamaria Ferramosca che ha espresso parole bellissime riguardo il mio modo di scrivere e il mio libro, sul quale successivamente ha fatto una recensione.

  • Quanta sofferenza prova quando scrive i suoi versi dedicati agli stati d’animo di donne devastate dalla violenza?

Affrontare un argomento del genere, comporta un dispendio emozionale non indifferente. Dopo avere scritto alcune poesie del libro mi sentivo stanca, sfinita emotivamente e, man mano che scendevo con le immagini nei particolari delle scene di violenza, sentivo la necessità di fare decantare le poesie, fare delle pause. Poi ancora oggi dopo le numerose presentazioni, a volte le emozioni e il dolore hanno la meglio su di me. Sentire durante le presentazioni altre persone che leggono le mie poesie, spesso mi fa rivivere le stesse emozioni che provavo quando ascoltavo queste donne narrare le loro sofferenze, le stesse emozioni di quando ascoltavo i fatti di cronaca che raccontavano delle violenze subite dalle donne e mi sembrava anche di riviverle, seppure in modo distaccato, perché ho superato le sofferenze ma non i dolori e le stesse violenze subite da me quando ero ancora una bambina. Bisogna dire che si superano le sofferenze ma restano i ricordi e si ricorda anche il dolore provato, anche se parlarne ci aiuta a mettere il dolore in quella scatola dove si racchiude il passato e aprire quella nuova scatola porta ad amarci, ad amare la vita e a valorizzare le cose belle che ci accadono. Il dolore davanti a tutto questo non ha ostacolato la mia voce poetica. Io come tutti voi sono una testimone. Possiamo essere tutti una fonte essenziale per recuperare il passato traumatico recente di tutte queste donne, esiste per ogni poeta impegnato nel sociale il dovere della memoria ed è per questo che nonostante le emozioni, con questo libro ho cercato delle rappresentazioni poetiche per descrivere l’accaduto.

  • In questo tunnel di continue violenze che le notizie di cronaca ci documentano troppo spesso, lei vede o pensa che ci possa essere una strada per mettere fine a ciò?

La strada esiste ed è la cultura, l’educazione all’affettività, al rispetto, al riconoscimento del valore dell’altro, anche in età precoce.

Esiste per quanto mi riguarda una dimensione etica della memoria, che deve produrre conoscenza, trasmettere le emozioni durante il racconto dell’esperienza di violenza, avendo però rispetto, con attenzione ai giudizi critici, che devono essere vincolati alla responsabilità verso l’altro, in questo caso verso la vittima. Devo dire però, che a volte nei mass media non si tiene conto del potere della parola, e della responsabilità etica che dovrebbero invece rispettare i mezzi di divulgazione di massa. Credo che oltre all’educazione anche il linguaggio e le modalità delle informazioni dovrebbero in moltissimi casi cambiare in meglio.

Per me giustizia e memorie non devono essere aspetti separati, perché “senza memoria della giustizia non esiste giustizia possibile” e il momento dell’informazione durante i fatti di cronaca, dovrebbero divenire anche un momento etico, concepito con rispetto delle vittime. Al riguardo credo che mandando in onda la vita privata delle donne vittime di violenza, queste, spesso, vengono nuovamente vittimizzate. È necessario sradicare la violenza mediatica.

La violenza mediatica è un tipo di violenza simbolica, che utilizza supporti mediatici. Specificamente, può definirsi come la pubblicazione o la diffusione di messaggi, immagini e opinioni stereotipate, che vengono usati da mezzi di comunicazione collettivi per riprodurre la dominazione, la mancanza di uguaglianza, la discriminazione nelle relazioni sociali, normalizzando la subordinazione delle donne nella società. La violenza mediatica ha il potere di rendere nuovamente vittima la donna, fornendo troppi dettagli sulla sua identità, i dettagli di un crimine, esibendo aspetti della sua vita privata, raccontando sulla sua famiglia, le sue attività. La cronaca non soppesa a volte le parole, bisogna pensare alla potenza del linguaggio e al messaggio che si trasmette. Spesso, si mette sotto accusa cosa stava facendo e dove stava andando la donna, creando una sorta di telenovela a puntate di temi familiari della vittima, che non hanno nulla a che vedere con il delitto sul quale si sta investigando. Questo tipo di situazione può veicolare il pensiero che la vittima in qualche modo si è esposta a quello che le è accaduto. Nel caso di omicidi o delitti commessi contro uomini non esiste questa ricerca incessante del linciaggio pubblico, non si raccontano i dettagli delle loro vite private.

  • In questo suo percorso poetica sulla violenza di genere, che progetti futuri ha per il futuro?

Non saprei, stavo scrivendo un saggio sulla poesia di scrittori in esilio ma poi durante una presentazione mi è venuta l’idea di scrivere un libro per l’infanzia per contrastare la violenza e creare stimoli in modo semplice all’affettività e all’empatia. I progetti futuri sono comunque in divenire. Per l’immediato futuro invece voglio continuare a impegnarmi sul fronte violenza contro le donne e le prossime presentazioni sono:

Sabato prossimo 14 di settembre sarò Ospite di Radio Canale Italia, nello spazio story time, che ha diverse sedi nazionali e un alto numero di ascoltatori per una nuova esperienza dietro i microfoni. Il 28 settembre alle ore 18, 45 sarò nella libreria Alice di Firenze per presentare il libro. Grazie di tutto…

Intervista di Ombretta Del Monte

IL BLOG MILLE PIROETTE – I DIVERSI VOLTI DELL’ARTE: Presentazione raccolta poetica di Yuleisy  Cruz Lezcano (“Di un’altra voce sarà la paura”), Roma 6 settembre 2024

In attesa della pubblicazione della nostra intervista alla poetessa Yuleisy  Cruz Lezcano,  alla presentazione della raccolta poetica:  “Di un’altra voce sarà la paura” Leonida Edizioni avvenuta il 6 settembre presso l’ambasciata di Cuba in Roma era presente l’artista e scrittrice Ombretta Del Monte che unitamente al nostro blog ringrazia  l’ambasciatrice  Mirta Granda Averhoff per la gentile accoglienza riservata a tutti gli ospiti .La raccolta poetica comprende 45 poesie e  racconta storie diverse di violenza di genere verso le donne,  riferendosi per la maggior parte a quella fisica. Con l’autrice hanno interloquito il giornalista Fabio Sebastiani e il critico letterario Cinzia Baldazzi.

IL BLOG MILLE PIROETTE – I DIVERSI VOLTI DELL’ARTE: Settimana della cultura dell’Uzbekistan e degli amici 2024” grande successo

Si è conclusa con successo la settimana “Settimana della cultura dell’Uzbekistan e degli amici” che proprio in segno di condivisione, fratellanza e amicizia ha conclamato anche il sogno d’amore della presidente dell’associazione: “Progetto Angeli” e promotrice dell’evento, Aida Abdullaeva che ha pronunciato il suo “si” a Maurizio.  “Ho scelto di sposarmi in questo giorno di chiusura evento interculturale per condividere con gli amici italiani e uzbeki questo momento così importante per me. Un connubio tra arte e fratellanza molto significativo per me e per chi è intervenuto a questa grande kermesse. Un grazie a tutte le collaborazioni e sostegno all’evento”. Afferma Aida. La serata del 25 maggio ha visto protagonisti tanti artisti di alto profilo sia italiani che uzbeki nella meravigliosa cornice del nobile Palazzo di Monte Porzio (PU). L’evento organizzato dall’ associazione culturale internazionale “Progetto Angeli” col patrocinio dell’ambasciata dell’Uzbekistan in Italia e della Città di Pesaro proclamata la capitale della cultura italiana 2024 è volto alla crescita interculturale tra Italia e Uzbekistan per auspicare in futuro la promozione artistica di giovani talenti e artisti già affermati. A condurre la serata sono state le artiste Ombretta   Del Monte e Stella Camelia Enescu.  Tanta la musica che ha accompagnato le sfilate di Donna Patrizia Angelika Farinelli Marchesa di San Lorenzo, in arte stilista Patty Farinelli,  Paola Zannoni, Ivana Maiolati, e in conclusione la collezione abiti d’epoca del periodo tra il 1700 e 800 di Adriana Monaco Costumi. Le sfilate sono state a cura della modella e attrice Melissa Mil.

Le arie intonate dalle splendide voci dei cantanti: Mauro Branda, Augusto Celsi, Natalia Simonova, Teresa Sparaco, Gianni Di Meo, Marcella Foranna, Emanuela Mari, Ksenia Rega e Nicoletta Ricciarelli, hanno spaziato dal classico napoletano, ai canti uzbeki, all’opera lirica e alcuni brani di colonne sonore. Degna di nota la giovanissima soprano uzbeka Ksenia Rega che con la sua straordinaria voce ha conquistato pubblico e avuto consenso dai suoi colleghi. Soddisfazione per questo grande evento anche da parte della diplomazia uzbeka con la presenza di Otabek Akbarov ex ambasciatore dell’Uzbekistan in Italia:

“I complimenti ad Aida Abdullaeva promotrice per il secondo anno di questo splendido incontro interculturale che vede tanti artisti dialogare nelle attraverso lo scambio e studio delle reciproche culture.” Sempre dall’Uzbekistan ammirazione per l’evento da parte del mondo della finanza e imprenditoria con Anvar Rasulev e Khalida Rasuleva quest’ultima ha presentato creazioni sartoriali  in  tessuto uzbeko con i soprabiti  Chapan che ha portato e con le stoffe e ricami fatti a mano che si chiamano Susane.

Tra i creativi in sala anche la designer di gioielli Donna Luna Venezia e la stilista in arte Patty Farinelli, che ha anche creato l’abito da sposa ispirato   principessa Sissi per Aida Abdullaeva.  Per le arti visive, erano presenti in sala , l’artista Lorenza Altamore con le opere dedicate a Marco Polo e Via della Setta e le sculture omaggio agli etruschi, il critico d’arte Enzo Dall’Ara. Le opere esposte degli artisti Akmal Nur presidente dell’Accademia delle Arti dell’Uzbekistan, degli studenti e maestri d’arte della Kimyo International University di Tashkent , Miguel Angel Acosta Lara,  Patrizia Dalla Valle e  di Ombretta Del Monte.

Durante la settimana interculturale l’associazione Progetto Angeli ha avuto il prestigioso contributo artistico dal rinomato ceramista uzbeko Megroj Bobomurodov proveniente da Samarcanda, che il Sindaco di Deruta Michele Toniaccini ha invitato a partecipare alla prestigiosa manifestazione “Buongiorno ceramica”. La presidente Aida esprime i più sinceri ringraziamenti a Mauro Branda, socio fondatore, per aver ideato e organizzato brillantemente questo progetto, nonché per aver generosamente offerto la propria casa all’artista ospite. Nell’ambito di questa straordinaria collaborazione, stato firmato un memorandum di intesa tra Deruta e Samarcanda. Inoltre, stiamo già pianificando un emozionante viaggio per 10 rappresentanti di Deruta verso Samarcanda, previsto per l’autunno di quest’anno. Celebrando la vita e l’amicizia!

 Si ringraziano il giornalista e direttore artistico di Notalirica Gianni Leuci, per il make up Centro Estetica Pamela di Castelvecchio e i fotografi ufficiali dell’evento: Daniele Cama e Marina Neberekutina, il dj Valerio.  Un ulteriore ringraziamento a Stefano Ticchi, la signora Daniela e tutto lo staff dell’osteria del Borgo di Pergola, ristorante tipico marchigiano.

Un successo anche per questa seconda edizione che fa ben sperare in un percorso futuro sempre più ricco di collaborazioni e progetti per celebrare l’arte, la vita e l’amicizia!

IL BLOG MILLE PIROETTE – I DIVERSI VOLTI DELL’ARTE: Presentazione del libro “Senza Confini” di Franca Schininà (Introduzione di Ombretta DEl Monte) – Camera del Senato, 11/04/2024

L’11 aprile presso la Camera del Senato Della Repubblica – Sala Caduti Di Nassirya si è svolta l’importante presentazione del libro “Senza Confini” di Franca Schininà. Ha aperto la conferenza la senatrice Gelsomina Vono FI portando il suo saluto istituzionale anche a nome del Senatore Adriano Paroli FI che ha promosso l’iniziativa. Ha moderato l’incontro e intervistato l’autrice, il giornalista della radio vaticana Rosario Tronnolone. Ha introdotto la pittrice e scrittrice Ombretta Del Monte. Franca Schininà fotografa e scrittrice è persona che colpisce per  i suoi lavori fotografici e la sua straordinaria passione di conoscere e aiutare il prossimo più debole attraverso la sua arte. Fotografa di eccezione, allieva del grande fotografo siciliano Peppino Leone, il quale la indirizzò al bianco e nero, percependone la capacità di sintesi e l’approccio all’obiettivo, perché animata dall’esigenza interiore di esprimere la sua autoconsapevolezza in direzione dell’universale senso comune dell’uomo. Tantissimi i lavori editoriali e le mostre di Franca Schininà e tutti basati sulla ricerca del senso profondo della vita. Per citarne alcuni nel 1983 realizza il reportage sugli ospedali psichiatrici “Emarginazione e solitudine”, nel 1999, per la Mostra sulla Storia del Manicomio di Palermo “000 Mondo della follia e oltre”, nel 1993 pubblica “Fin qui sei giunto…”, immagini di un viaggio-ricerca effettuato nel Tibet nel 1991.Dalle Lofoten alla Sicilia, dalla Patagonia all’Africa, dal Perù allo Yemen, dalla Cina al Portogallo, al Marocco nasce, nel 1996, il lavoro autobiografico “Un silenzio attorno a una voce”.Nel 2001,   Mostra itinerante sui “DIRITTI UMANI VIOLATI”, inaugurata a Matera dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.Nel 2002, una selezione di 13 sue fotografie, aventi ad oggetto la condizione dei minori in diversi paesi del mondo, viene utilizzata per la realizzazione del calendario Unicef dedicato al “Progetto ZAMBIA, assistenza ai bambini orfani dell’Aids”.

Nel 2004 presenta, assieme alla mostra, in svariate città e sedi universitarie, la pubblicazione “SETE D’AFRICA”, seguita da una seconda edizione nel Febbraio 2005, con i cui proventi della vendita realizza svariati progetti in Africa.

Nell’Ottobre 2006, svolge, per conto dello I.O.M. (International Organization Migration) e con la collaborazione della Fondazione PARADA (creata nel 1995 dal clown Miloud), il lavoro “I Ragazzi di Bucarest”, relativo ai bambini e ragazzi di strada in Moldova e in Romania.

Il 27 Gennaio 2007, per la Giornata della memoria, presenta a Scicli, Pal. Spadaro, “Conoscenza – Coscienza – Clemenza”, realizzato ad Auschwitz e Birkenau.

Nell’Aprile 2007, un interessante lavoro su “Pasqua in Guatemala e “On the road”, reportage sulle condizioni di vita del Guatemala, Nicaragua e Costa Rica.

Nell’Agosto 2008, si reca in Brasile per ultimare il lavoro sui bambini e ragazzi di strada.

In cantiere “FIHAVANANA”, pubblicazione sul Madagascar e sulla Missione, a Marovoay, della quale si occupa, con grandi risultati, l’Associazione Progetto Missione Madagascar Onlus, di cui fa parte a tempo pieno.

Febbraio 2009: Palestina: Pellegrinaggio di Pace e Giustizia, un lavoro che verrà richiesto e presentato, dai Comitati palestinesi, in parecchie città d’Italia.

Nel Luglio 2014, al Castello di Donnafugata, un’antologica: Camminando per il mondo…

La sua ricerca ha continuato sui ragazzi di strada in Brasile, meninos de rua, e in Sud Africa.

Introdurre Franca Schininà richiede molto tempo e capacità d’immedesimarsi soprattutto nel suo ricercare il perché della sofferenza nel mondo. Quella sofferenza che non è causata solo dall’egoismo e dall’odio dell’uomo , ma anche per le calamità naturali o le malattie .

Allora la sofferenza è prevista in sé, nel mondo e dal mondo: non accade solo per colpa dell’uomo. Nelle opere fotografiche di Franca Schinina’ prevale la sofferenza, il male, un male violento e irrazionale, il quale può essere contrastato solo dalla pratica del bene. E franca ha congiunto la sua arte alla pratica meritoria della beneficenza attraverso il ricavato dei suoi libri interamente devoluto alle varie missioni umanitarie dove lei stessa opera da tempo. Il male non è nelle cose, “ma proprio nell’animo” recitava Seneca. Uno degli scrittori che hanno maggiormente capito la tragicità dell’esistenza e la drammaticità del fenomeno del male e del dolore descritto in tutte le sue forme è stato Dostoevskij. Nelle sue opere, egli “scava” nel mistero insondabile dell’animo umano, mostrando una umanità degradata, sintomo del malessere di un mondo sul limite del proprio abisso e continuamente oppresso dalla presenza del male. “L’idiota”, definito da Thomas Mann. “il romanzo dell’anima”, è un tentativo di sovvertire le tradizionali contrapposizioni tra bene e male, tra amore e odio per affermare un nuovo principio, quello della compassione per il dolore del prossimo. Ma fu anche quello che disse   che la bellezza salverà il mondo, cioè tutto l’universo. Cosa c’entra la bellezza con la salvezza dell’universo? C’entra eccome! I filosofi antichi dicevano che le cose belle, le cose buone e le cose vere sono la stessa cosa. “In questi 40 anni ho continuato ad andare per il mondo, e purtroppo, con sgomento e dolore, ho annotato l’immensa ingiustizia che circonda l’umanità, ingiustizia perpetrata sempre nei confronti dei più deboli, di coloro che non hanno la forza, la possibilità di difendersi, reagire, e quale migliore opportunità di un obiettivo per scoprire questa ingiustizia, bloccarla in un magico fotogramma, trasformato in seguito in un’immagine che permetta di comunicarla al mondo intero, di far conoscere una realtà da molti ignorata o  peggio dimenticata…” su questa frase di Franca sovviene affiancarla ad Helen Levitt fotografa newyorkese di metà ‘900 con la sua fotografia si pose delicatamente a cavallo tra l’innocenza dei bambini e la brutalità di New York.  Helen Levitt catturò la vita dei bambini della città, che erano pieni di energia e vitalità, mentre anche alcuni scorci della crudeltà e della violenza della città venivano catturati attraverso il suo obiettivo e mi piace continuare rimanendo nei grandi della fotografia con una citazione di un grande maestro Minor White, che disse: “Non è l’occhio che sceglie, è l’anima che sta cercando, perché il momento dello scatto è già dentro l’anima.”   “Senza confini”, in fondo, è la mia vita… forse, sono io, a non avere confini…ed il mio augurio più sentito per tutti è di non vedere mai confini, ma solo e sempre orizzonti…” conclude Franca Schininà.

IL BLOG MILLE PIROETTE – I DIVERSI VOLTI DELL’ARTE: Spettacolo teatrale: “Caligola -je suis encore vivant” (Civitavecchia, 5-6-7 Aprile 2024(Recensione di Ombretta Del Monte).

Successo di pubblico e di critica per Il Caligola di Camus, per la regia e adattamento teatrale di Enrico Maria Falconi andato in scena al teatro nuovo  Sala Gassman di Civitavecchia. Un bellissimo testo interpretato e messo in scena in modo perfetto, vista la complessità della tragedia, la crudeltà e la follia del personaggio Caligola così come tratteggiato da Camus.

Una rappresentazione corale con meravigliosi giovani attori della compagnia “Blue in the face” che hanno dato vita ad una performance di altissimo livello, emozionando ogni spettatore presente in sala. Ciascuno di questi giovani attori ha donato intensità e spessore ai personaggi interpretati. Protagonista di questa opera complessa è Matteo Tusculano giovane attore che “incarna” l’imperatore romano nel corpo e soprattutto nella sua contorta psicologia, rappresentandolo nei suoi sbalzi d’umore con grande abilità e velocità espressiva e corporale. Un’interpretazione che va oltre la recitazione: Matteo sente tutta la personalità assurda, ma pura di Caligola e ne esalta la libertà, l’humus interiore che esplode al cospetto dei tribuni, dei patrizi e di tutta la sua fitta corte che nel tempo uccide per divertimento e per sadismo. L’assurdo non vive gettato nel domani, ma vive ogni istante presente nella folle compiutezza. In quella annunciata illogicità dell’Imperatore non esiste una scala di valori, l’uomo deve puntare all’ammasso, alla quantità delle esperienze, vivere nel disinteresse del futuro e nel desiderio di consumaretutto ciò che ci è dato nell’esistenza.

Matteo Tusculano è stato straordinario nel ruolo di Caligola. Ne ha tratteggiato la follia e la crudeltà estrema, donando anche intensi e commoventi momenti di fragilità che ne hanno evidenziato la solitudine e l’infelicità di un uomo tormentato e solo. Nessuna insicurezza nella recitazione, nella voce potente, sprezzante e carezzevole nei giusti momenti di malinconia.   Il potere, l’amore, la carne, la cupidigia e il sangue si fanno voce, azione, dramma, commedia e tragedia.

Notevole anche l’interpretazione  di Federica Corda in Cesonia, amante graffiante e commiserevole sempre pronta a donarsi a Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico alias Caligola. Incisiva l’interpretazione di Giacomo Costanzo nell’infido e diplomatico Cassio Cherea personaggio d’alto profilo politico della guardia pretoriana, artefice dell’uccisione di Caligola. Un ruolo portato in scena con l’importanza di chi al tempo ebbe la maestria subdola e tenace ad incitare ed operare contro l’onnipotente imperatore. Commovente e piena di leggiadria la figura di Scipione interpretata da Filippo Granati che con la sua essenza estetica e poetica ha caratterizzato il grande tema dell’amore. Scipione rappresenta il Bene, Caligola il Male. L’eterna lotta tra Eros e Thanatos in un intreccio drammaturgico espresso nei lunghi dialoghi.

“Tre giorni al Nuovo Sala Gassman di emozioni intense e di meravigliosi sorrisi.

E così che attraverso lo studio, la scrittura, la fatica, la fantasia ci siamo inventati e abbiamo realizzato uno spettacolo di quelli che ti fanno dire “sono orgoglioso” di esserci stato. E così che, da un teatro in perenne tensione artistica e che accoglie da anni spettacoli da tutta Italia, succede la Meraviglia, da quello che nasceva “solo” come uno studio sulla Tragedia. E così che ti trovi a sorridere, soprattutto, incontrando gli occhi dei tuoi attori che stremati e felici sanno (e sappiamo) di aver partorito una cosa bella e così difficile da renderla… semplice ed agile per tutti!” afferma con soddisfazione il regista Enrico Maria Falconi. Uno spaccato di cultura teatrale dove giovani attori impiegano il tempo studiando, provando e recitando, dando prova che il giovane acculturato e con la passione artistica non si è estinto! Uno spettacolo che merita, per qualità drammaturgica, di regia e di recitazione una programmazione anche oltre la città di Civitavecchia. Assolutamente consigliato! 

In scena: Matteo Tusculano, Valeria Campidonico, Filippo Granati, Federica Corda, Daniele Bonamano, Alice Pierini, Giacomo Costanzo, Flavia Pennesi, Lorenzo Mauro, Martina Crescentini, Diego Catena, Saul Stella, Matteo Verticelli e Leonardo Ben Riane.  Regia e adattamento di Enrico Maria FalconiImpianto scenico a cura di Luca Garramone, luce e fonica di Luca Di Crescenzo, costumi di Simone Luciani. Organizzazione Fabiana De Angelis

Il Blog MILLE PIROETTE – I diversi volti dell’Arte – Consiglia la partecipazione all’evento “DONNA ARTE. Sogno, progetto, creo”. 8-9-10 marzo 2024.

L’evento si svolgerà a Civitavecchia, presso la Rocca del porto, nei giorni 8, 9, 10 Marzo 2024 dalle ore 165:30 alle 19:30. Di seguito sono consultabili il Programma completo della manifestazione, corredato con due locandine informative sull’evento in generale e sulla Conferenza tenuta da Ombretta Del Monte sulla pittrice del ‘500 Sofonisba Anguissola (Civitavecchia, ore 16:45, c/o la Rocca del Porto).

Amore

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Ombretta Del Monte.

Mio fratello Amore
Come ti temo
Nella Tua Presenza
Intima, Vicina, Devastante.
Ti temo e mi nascondo
Da Te
Come un bambino
Impaurito dai temporali.
Ti sfuggo e mi difendo,
Corro e mi proteggo
Dai tuoi Raggi Impetuosi……
Eppure, ti Amo.

Dio Artista Folle Della Nostra Vita

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Ombretta Del Monte.

Dio folle artista di questo mondo che sembra un quadro capovolto, dove tutto nasce senza una spiegazione, senza un perché … come l’arte che non si spiega, che non sappiamo a cosa serve e che cos’è e allora nel primordiale impulso dell’uomo che guarda il Cielo e alzandosi su se stesso diventa esploratore del mistero che annusa e entra pian piano dentro le sue narici, nei suoi pori, nella sua mente e lì intuisce la Grandezza, l’Immensità della Scienza e Coscienza che diventano fari e ali per volare oltre il mondo che non si vede, ma che si percepisce in quel Dio che non sai il suo nome, ma che ha dipinto il cosmo e la vita dell’uomo con mille colori e multiformi segni. Vedere la Sua Mano Creativa in ogni opera d’Arte, perché ogni vera opera d’arte v’è sempre infatti una Ispirazione che la fa essere tale. Egli “contempla” il Bello; quella realtà che coglie presente dentro di sé e, contemporaneamente, assolutamente distinta da sé.
Io credo veramente che Lui sia Folle! Lo credo per i colori che ci ha donato, lo credo per il dono della Vita e del Creato, lo credo per il Bene e il Male che esiste su questa Terra, perché anche il Male fa parte dell’Amore e della Vita.
“L’artista è in qualche modo simile al Santo” Affermava S. Chiara e lei sì che conosceva un grande artista: S. Francesco, lui amico degli animali, degli uccelli, degli alberi e dei boschi e parlava sempre con le api, che volavano da un fiore all’altro e con i coniglietti, che saltellavano allegramente con i loro fratellini. Gli uccelli lo capivano e non avevano paura, cinguettavano e pigolavano a guisa di risposta, quando lui parlava a loro. Quando lo vedevano arrivare, gli andavano incontro, cantando i loro dolci e bei canti. È Lui, Dio che feconda l’artista, è Lui l’Armonia cui attinge ogni artista. È attraverso questo Amore, che conosce la Bellezza “dal di dentro”, che il Bello prende forma in seno all’anima dell’artista e diviene Opera d’arte.
Immaginare un artista “non credente” o “ateo” è praticamente un assurdo! Anche per chi si dichiara ateo, in lui c’è l’arte di Dio e come lui “genera” bellezza; come Dio che è Bellezza, e che ha generato ogni bellezza, riassumendo tutto nel suo Verbo, la Sua più autentica “espressione”.
La creazione artistica, pertanto, anche solamente da questo punto di vista, è un dono: un atto d’amore. Come avviene per un padre ed una madre che danno alla luce un figlio.
L’artista, infatti, è qualcuno che in un modo del tutto particolare fa esperienza del trascendente. Egli può capire Dio, per esperienza, come nessun altro, eccetto i Santi.
Traduce in arte il bisogno fondamentale dell’uomo, ossia di rispondere alla realtà che lo interroga fin dalle sue viscere per giungere all’intelletto. E la sua risposta è l’arte, qualunque essa sia, purché risponda all’inquietudine dell’uomo, il volere comprendere qual è il senso della sua vita.
Se a questo mondo è infatti difficile restare immuni dal male e non contaminarsi con esso ciò diviene motivo di atroce sofferenza per tutti coloro che, come gli artisti, possiedono un senso così assoluto e trascendente della bellezza e dell’armonia, di cui sono testimoni con le loro stesse “opere”.
L’arte vera è la vita, l’alito che dona lo spirito, l’idea che nutre la mente, il gesto che il corpo attende, la forma che comunica all’uomo che Dio è anche visibile e che attende di vedere con occhi spirituali per contemplarlo per l’eternità. Quando il Vero, il Bello e il Buono si renderanno presenti, l’artista saprà che quanto andava cercando, quanto voleva riprodurre e quanto aveva comunicato era vero, bello e buono, come la luce di Dio – allo splendore del l’opera dell’artista.
Solo l’Amore, che è folle e senza barriere , senza briglie che corre come un destriero nelle linfe del nostro corpo, che ti dà la spinta e il Coraggio di dire la Verità, perché L’Amore va perseguito attraverso la Verità, quella Verità che ti rende libero di fare le scelte, di liberare l’oppresso dall’oppressore, il disabile dalla disabilità, di vedere la prostituta come l’angelo del focolare, di vedere l’africano rivestito di pelle rosea come quella di un bambino e vedere la Follia di Dio in te e in ognuno di loro.
Questa Vita che è piena di Contrasti, ma maledettamente merita di essere Vissuta dai nostri passi, dal Nostro Cuore.
Questo luna park che brilla di giorno e si alterna all’oscurità della notte, la calma del lago all’’irruenza del mare, il freddo che gela le ossa e il sole che scalda le membra. Il bambino che gioca col nonno: il nuovo che s’alterna al Vecchio! E cosa dire di un uomo e una donna che passan la vita insieme? Cosa c’è di più strano dell’unione di una donna e un uomo? Così diversi nella mente e nel corpo da sembrare un dipinto di Pollock! Eppure, questo accade, eppure è la Storia della nostra Umanità che rimane incomprensibile ai migliori critici d’arte, persino a quel folle di Dio che pena per il Cuore di un semplice uomo!