
La pace è solo una parola
Prima che muoia il sole
cercherò sotto il melo
e pianterò aeroplani
in nome della pace
con la sua abbondante altezza
da uccello d’appartenenza
che ritorna.
Sarò uomo nell’oblio,
rivendicando quello che non è mio,
posizionerò una bandiera,
mi inventerò un filo spinato,
una nuova frontiera
per conquistare l’ultimo spazio,
alto luogo dell’ombra,
dove si perde il peso dell’infinito
e si guadagna tutto in avarizia.
SENZA RAGIONE
Un povero uomo
ha perso la ragione
con il respiro dell’alba.
E forse saranno le creature
di “oltremondo” urlanti
da un luogo sconnesso
a circolare nel vento,
a raccontare con la parola
ridotta all’osso
il grado zero dell’umanità
sradicata dall’egemonia del potere
uscita dalla memoria
ed entrata nella dipendenza
da un appuntamento
con nessuno.
Un povero uomo
forse sarà
in quello che incomincia
a dolere nella memoria
per ricordare che lui sta
nei suoi baci, dentro
i suoi abbracci
in quelle cicatrici che racchiudono
la bellezza, in quelle cuciture
che racchiudono una pelle imperfetta
che danneggiano ma che salvano.
Forse le creature abiteranno
il povero uomo
per fare sì che non dimentichi
le sue ferite, per fare nell’uomo
uomini nel ritornare essenziale
dentro un pugno di pace.
Forse le creature saranno
nuovi uomini che stringono
la festa del linguaggio,
infiammati con sorrisi di fuoco,
illuminati nei volti e somiglianti
ai vecchi eroi, alle sue impronte
che fanno sì che l’uomo si riscopra
in una creatura di pace e forse
l’uomo imparerà
“cosa è buono o cattivo,
quanto costa un momento di pace?”
IN QUALE MORTE
Non sai mai in quale
delle tante morti
devi piangere.
La prima morte
che ho visto da vicino
era il fantasma di una morte
che appariva in un libro
aperto su un campo di battaglia.
So bene che quel fantasma
tornava sempre.
Il vento muoveva le pagine e
si apriva sempre su quella pagina.
Il libro non poteva cambiare pagina,
aveva promesso all’eco del vento
che sarebbe tornato e tornato
finché non ci fosse pace sulla terra.
Bisogna ricordare
perché i morti sono morti
e pregare per loro
tagliare all’epopea un ramo
di odio umano
per alimentare i serpenti
con il proprio veleno.
PER RICORDARE
Bisogna ricordare alla gente
che la bellezza parla
di futuri di fraternità
dove la fede si apre
alla conoscenza del significato
della vita umana,
alimenta le menti
e a volte le cambia.
Cambia per l’ultimo
di voce né sottile né profonda
con lascive labbra d’erba
quell’ultimo che ritorna
tremante per parlare
dei bombardamenti all’ora di pranzo,
dei morti all’ora della cena
e di quella colazione che dorme
su una croce
per farci capire che la morte
dice la verità
quando solo può comprarsi
una fossa comune
in mezzo a un mucchio di terra.
E siamo qui a salutarla personalmente,
ricordando la guerra
come chi della vita nulla attende.
Ma no! Che dici?
poeta che dolor non guarisci,
il pessimismo si vive male
“sulla tua bocca muoiono i poeti
muore la vita”.
IL MIO CANTO
le foglie marroni cadute
mi insegnano:
la morte non esiste
se talvolta è esistita
è solo per produrre la vita.
Il mio canto si perde
nella stupidità che insiste
quando scoppia
una nuova guerra,
si perde nelle preghiere,
le madri ripetono
questo non può durare.
Il mio canto si perde
nelle piaghe surreali
dove il linguaggio fallisce
ed emerge la bile
di tutte le cose.
Il mio canto si perde
per la terra, per gli oceani,
negli anni che posso urlare
senza paura di quel che penso.
Il mio canto si perde
e si ritrova in una storia allegra
di uomini contenti,
esseri luminosi, umanità nuova,
senza odio, senza rabbia,
senza fame di onnipotenza
dove i bambini sparano con le dita
i baci che non sanno uccidere
nessuna guerra.
Il dono
Se vuoi puoi darmi
un sasso in cui riposarmi,
un’emanazione di terra,
una frase di pace
che allontani la guerra,
un fiammifero fecondo
che illumini il mondo.
Se vuoi puoi darmi
un pezzo di pane per sedermi,
un fiume dove possa vederti
e dove possa vedermi
come pianeta che pullula
con qualcosa da bere, da mangiare
per chi ha poco pesce da pescare,
per chi ha poco grano da far crescere.
Se vuoi puoi tessere
un rifugio per passeri abbandonati
e in un atto di misericordia
donare gli arti ai ricordi mutilati,
così che io possa comprendere l’armonia
degli errori ingiustificati.
UNA CASA CHIAMATA MONDO
Voglio costruire una casa,
ma non riesco da sola
perché sono pretenziosa
e mi servono più delle mie sole forze
che girano attorno al tempo.
Voglio costruire una casa a forma di rifugio
ormai reclamato da ogni angolo di mondo.
Voglio costruire una casa
con la scritta sulla porta:
“Diverso, pellegrino, straniero, forestiero,
nero, giallo, biondo e bianco:
ENTRATE!”
Voglio costruire una casa accogliente,
dovrà essere il rifugio agognato della gente
colpita da tutte le fughe dolorose.
Voglio costruire una casa che ripaghi
da ogni strappo dalle cose
che si amano.
La casa che immagino
dovrà avere spazi pieni di mani tese
e pane pronto per essere donato
senza pretese,
così da divenire consapevoli
della nostra uguaglianza
nella nostra infinita diversità.
La casa sarà fatta da spazi di continuità,
con porte che continuano a formarsi
con il potere dell’amore,
sarà una dimora fumante, accogliente, indulgente…
la casa che voglio è solo nella mia mente,
aiutatemi a costruirla!
AIUTATEMI! AIUTATEMI! AIUTATEMI!!!!!

Yuleisy Cruz Lezcano
Yuleisy Cruz Lezcano è una poetessa, scrittrice e professionista della salute originaria di Cuba, residente a Marzabotto, in provincia di Bologna. Laureata in Scienze Biologiche e successivamente in Scienze Infermieristiche e Ostetriche presso l’Università di Bologna, ha unito la formazione scientifica a una profonda vocazione umanistica. Attualmente frequenta un master universitario di secondo livello in Gestione della violenza in ambito sociale, sanitario ed educativo, tema su cui è attivamente impegnata anche attraverso un progetto educativo itinerante che promuove la sensibilizzazione contro la violenza sulle donne.
Autrice prolifica, ha pubblicato 18 libri, alcuni dei quali in edizione bilingue (italiano/spagnolo e spagnolo/portoghese), ricevendo premi e riconoscimenti in numerosi concorsi letterari nazionali e internazionali. Il suo ultimo libro, “Di un’altra voce sarà la paura” (Leonida Edizioni, 2024), è stato candidato al Premio Strega, selezionato per il Salone Internazionale del Libro di Torino 2024 e presentato in numerosi contesti prestigiosi: dalla Televisione di Stato della Repubblica di San Marino a Tele Granducato della Toscana, dall’ambasciata cubana a Roma al Festival Libri nel Borgo Antico di Bisceglie, fino alla trasmissione Street Talk di Andrea Villani, in onda su 22 reti televisive italiane. Il libro è diventato anche lo strumento centrale di un percorso itinerante di educazione e sensibilizzazione, presentato in scuole, comuni e associazioni in tutta Italia.
Nel 2024 è stata selezionata per partecipare al Festival Letterario di Venezia “La Palabra en el Mundo”, confermando la sua centralità nella scena poetica internazionale. Nello stesso anno ha ottenuto il Gran Premio della Giuria al Premio Internazionale “Il Meleto di Guido Gozzano” e il Premio Ginevra al Switzerland Literary Prize con il libro bilingue Doble acento para un naufragio, pubblicato da Edicões Fantasma in Portogallo. È stata inoltre giurata del Premio Internazionale La Estación del arte (Madrid) e selezionata dal progetto Latilma, in collaborazione con l’Università di Roma.
Nel 2023, oltre a numerose partecipazioni a festival e convegni (tra cui Poesia e migrazione a Padova e il Festival Sudamericana a San Ginesio), ha ricevuto la menzione di merito al Premio Nosside e il Gran Premio della Giuria al Premio Ossi di Seppia. Ha curato performance poetico-teatrali come “Intrecci: la fatica e il canto” presso il Museo Nazionale della Paglia a Signa, e ha partecipato a mostre poetico-pittoriche e a festival internazionali in Messico, Tunisia e Spagna.
Traduttrice letteraria dal e verso lo spagnolo, si dedica alla diffusione della poesia italiana in Spagna e Sudamerica e viceversa, attraverso collaborazioni con riviste, blog e progetti editoriali. È redattrice del giornale letterario del Premio Nabokov e del blog Alessandria Today, nonché giurata in vari premi letterari, tra cui Nabokov, Napoli Cultural Classic e Artebellariva.
Le sue poesie sono state tradotte in francese, inglese, spagnolo, portoghese e albanese, e pubblicate in numerose riviste letterarie internazionali. È membro d’onore del Festival della Poesia di Tozeur (Tunisia) e ha rappresentato Cuba in festival di poesia a livello europeo e latinoamericano, tra cui Veracruz ciudad de los poetas.
Principali pubblicazioni:
- Di un’altra voce sarà la paura, Leonida Edizioni, 2024
- Doble acento para un naufragio (bilingue spagnolo/portoghese), Edições Fantasma, 2023
- L’infanzia dell’erba, Melville Edizioni, 2021
- Demamah: il signore del deserto (bilingue italiano/spagnolo), Monetti Editore, 2019
- Inventario delle cose perdute, Leonida Edizioni, 2018
- Fotogrammi di confine, Laura Capone Editore, 2017
- Soffio di anime erranti, Prospettiva Editrice, 2017
- Credibili incertezze, Leonida Edizioni, 2016
- Due amanti noi, FusibiliaLibri, 2015
- Tracce di semi sonori con i colori della vita, Centro Studi Tindari Patti, 2014
- Pensieri trasognati per un sogno, Centro Studi Tindari Patti, 2013
(e molte altre opere pubblicate dal 2013 ad oggi)
