Malessere

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Sabina Piras.

E quando sbircio fuori dalla finestra che mi sembra tutto irreale, qualsiasi cosa abbiamo dentro il mondo vive indisturbato, neanche se ne accorge. I prigionieri nelle carceri conducono una vita monotona e anonima ma l’hanno scelta loro quella vita, con le loro azioni, la loro testa. Io sono libera, lontana da quel mondo ma alle volte mi sento prigioniera anch’io. Vorrei fare tante cose per cambiare, potrei… le mie condizioni me lo permettono ma spesso mi blocco, inciampo, torno indietro; ci vuole più coraggio, più menefreghismo, dovrei essere più assetata di vita. Forse non sono pronta, non sono abbastanza coraggiosa, fare il fatidico salto nel buio non è proprio il massimo in questo periodo. Ho paura, prigioniera di me stessa, delle mie stesse paure. E questo mi porta quasi sempre a fare scelte sbagliate, o a non farne proprio, allora resto immobile aspettando il da farsi, forse col tempo le cose miglioreranno. Stiamo attraversando un’epoca in cui tutto viene messo in discussione, e fare un passo falso potrebbe essere fatale, dove si… il covid, la guerra hanno contribuito non poco a destabilizzare tutti ma c’è molto di più. C’è sempre stata incertezza e spesso ci mettevamo una benda negli occhi per negare l’evidenza e si andava avanti. Oggi non fa più, c’è stanchezza, e una voglia di cambiamento mai sentita prima. E non parlo solo di me, io non sono nessuno, un puntino nell’universo, una goccia nel mare… purtroppo la sofferenza si è estesa a macchia d’olio, pretendiamo cose grandi ma le piccole neanche le notiamo, l’essenza dell’essere umano si sta perdendo, il suo genere è a rischio di estinzione per mille ragioni; eppure, l’uomo stesso non comprende, non si accontenta, non ne grato per ciò che ha già, vuole di più… con arroganza, con prepotenza. Il potere comanda su tutto, e spesso il potere è in mano a persone malvagie, irresponsabili, senza scrupoli e non sempre la giustizia riesce a limitare i danni. Il resto del mondo va avanti, spesso segue gli eventi in mondovisione quasi come fosse una faccenda lontana, e solo quando l’imprevisto bussa alla propria porta che comincia a porsi domande, e questo ahimè succede per qualsiasi cosa… A volte ho lo stato d’animo tormentato e vorrei una bacchetta magica per cambiare molte cose, mi chiedo… i potenti signori della guerra, i truffatori, i molestatori, gli assassini quali pensieri hanno per agire in quel modo? Abbiamo le carceri gremite eppure le persone che fanno più danno sono libere di fare il bello e il cattivo tempo a loro piacimento senza poter far niente per fermarle e fermarle per sempre sarebbe il vero potere. Malessere generale di un mondo che va alla deriva e non ce ne accorgiamo.

L’Altra Metà Del Cuore

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Elena Dreoni.

Tutto era discussione. Il tragitto fino al lavoro, la mattina, era ormai diventato un viaggio da incubo in cui Marta non faceva che rinfacciare a Diego le sue colpe, mentre lui non resisteva un solo minuto senza accusarla di trascurarlo e di tradirlo. Quella mattina ci si erano messe anche le chiavi del negozio. Diego era sicuro che le avesse Marta. La sera prima, alla chiusura, gliele aveva date appena aveva tirato giù la serranda, se lo ricordava bene. Ma lei, altrettanto bene, ricordava di aver visto lui mettersele in tasca.
Non c’era verso di uscire dall’impasse. E si erano impantanati nella solita vischiosa discussione come in una palude di sabbie mobili. Fino a che lui aveva deciso di tornare su a casa a cercarle. Aveva sbattuto lo sportello dell’auto, intanto, che lei gli sbraitava contro l’ennesima inutile acida raccomandazione.
Diego aveva salito le scale di corsa con il cuore pieno di amarezza. La sua storia con Marta si avviava verso un triste epilogo. Lo sapevano entrambi. Era questione di tempo. Pochissimo.
Infilò la chiave nella toppa, la girò tre volte verso sinistra e, senza capire come e perché, gli tornò alla mente la prima volta che aveva aperto quella porta insieme a Marta. Avevano appena comprato la casa. Ridevano. Lei non la finiva più di sbaciucchiarlo sul viso. Ricacciò indietro quel ricordo che faceva solo male.
La porta di casa si aprì sotto la spinta delle sue mani. Se la richiuse alle spalle cercando con la mano destra l’interruttore per accendere la luce. Lo cercò allungando la mano, ma la parete sembrava essere sparita. Si voltò e il sangue gli si gelò nelle vene: quella non era casa sua. Era una foresta intricata, fitta di alberi, acquitrinosa, impenetrabile al suo sguardo. Alzò gli occhi e vide un gruppo di scimmie che volava sulle liane da un albero all’altro. Si girò di scatto verso la porta da cui era entrato ma… inutile dirlo, era sparita anche quella.
Le gambe gli tremavano, respirava a fatica, e non poteva essere diversamente, non c’era una ragione plausibile per vivere quello che stava vivendo. Che diavolo ci faceva lui lì, anzi che ci faceva tutta quella foresta nel suo appartamento di due camere e cucina? Cercò di restare lucido, pensò di chiamare il portiere o Carlo, il suo vicino, ma l’idea gli apparve subito ridicola. Era solo, senza cellulare, e in qualche modo doveva trovare il modo di uscire di lì.
S’incamminò verso il punto dove gli pareva che gli alberi si diradassero. Non si capiva se fosse giorno o notte. Tutto era avvolto in una nebbia rada e pesante. Il silenzio inquietante che vi regnava era rotto solo dal verso di un qualche animale che, per fortuna, se ne restava nascosto nelle profondità di quell’incubo. Diego camminava districandosi tra le liane e i ciuffi d’erba che emergevano dall’acqua. Si fermò per guardarsi attorno e fare il punto della situazione. Si passò una mano tra i capelli: qualcuno gli stava giocando un brutto scherzo. Ad un tratto gli venne da ridere pensando a Marta, giù al sicuro in macchina. Non ci crederà mai, pensò. La sua bella casa. Certo trovarsi in quel posto non le avrebbe fatto male. Magari avrebbe smesso di inveirgli contro per ogni futile cosa. Non riuscì a finire il pensiero che un urlo acutissimo gli penetrò le orecchie. Il suo sguardo cristallizzato dal terrore corse a destra, a sinistra, dietro di sé: niente. “Sono quassù, quassù”, gridò ancora la voce concitata. Diego alzò gli occhi: seduta su un ramo, tra gli alberi e le liane, vide lei… Marta. “Ma che cavolo ci fai lassù?”, le chiese con un filo di voce. “Questo dannato posto è pieno di coccodrilli. Ho fatto appena in tempo ad arrampicarmi quassù”, rispose lei piagnucolando.
“Coccodrilli!?”, ripeté lui con tutto l’orrore di cui era capace. Avrebbe voluto sparire, disintegrarsi e invece si ritrovò ad arrampicarsi con una fatica indicibile sul tronco vischioso per raggiungere Marta. Scesero dal ramo con l’aiuto delle liane. Lei aggrappata al collo di lui.
Ai piedi dell’albero, nessuno dei due osava chiedere all’altro come fosse possibile trovarsi lì, in quel posto da incubo. Un solo barlume di speranza attraversò la mente di Diego: che fossero finiti lì anche tutti gli altri coinquilini? Non lo disse. Non disse nulla. Anche lei tacque. Tutto era troppo inverosimile.
Si guardavano con un malcelato imbarazzo. “Sarà meglio andarcene prima che tornino i coccodrilli”, disse Marta. “Vieni, andiamo da quella parte”, rispose lui cercando di darsi coraggio e incamminandosi verso chissà dove. Lei gli prese la mano: era solo un modo per sentirsi più sicura.
Le scimmie volavano da una liana all’altra sopra le loro teste. Ad un tratto una si avvicinò a loro e con la consumata destrezza di un abilissimo ladro strappò la collana dal collo di Marta. La donna urlò con quanto fiato aveva in gola. “Brutta ladra”, gridò Diego rincorrendola, ma fece appena pochi passi che si sentì sprofondare. “Aiuto, che succede. Dio, le sabbie mobili”, gridò annaspando per afferrare un ramo. “Marta, Marta ti prego, fai qualcosa”, la supplicò. Ma Marta sembrava incapace di qualsiasi reazione. Piagnucolava come una bambina: “Quelle maledette chiavi. Chi se ne frega delle chiavi… per me quel negozio può anche sparire”. Le urla di Diego sembrava non la toccassero. Le gambe dell’uomo intanto erano sparite, divorate dalle sabbie mobili. Lui si vedeva perduto. Doveva riprendere il controllo della situazione. Si impose di parlare con calma: “Marta, Marta, torna in te, ti prego – le diceva -. Devi prendere un bastone per tirarmi fuori di qui. Vedrai usciremo di qui, te lo prometto. Marta, lì vicino a te. Prendi quel bastone”. La donna quasi meccanicamente afferrò il bastone. “Questo?”, chiese. “Quello, brava. Adesso allungalo verso di me”. Marta aveva smesso di piangere, ma continuava a lamentarsi: “Scusami Diego, io penso alle chiavi e tu rischi di morire”. Intanto Diego aveva afferrato un’estremità del bastone e lei tenendo l’altra ben salda con le due mani, lo stava attirando verso la terra stabile. “Ecco, quasi ci siamo. Tira ancora un po’”, le suggerì lui parlando sempre con molta calma e lei rispondeva benissimo alle sue indicazioni, continuava a tirarlo con non poca fatica, attaccato al bastone, verso di sé. Tutto stava filando liscio quando la scimmia, dispettosa, si fermò su un ramo dell’albero lì accanto a loro. Con il suo verso squillante e provocatorio sembrava volesse richiamare l’attenzione dei due poveretti. Marta, esasperata da tutto, strinse i denti in segno di rabbia e sbuffando le lanciò uno sguardo che avrebbe potuto ucciderla. Ma al vederla lasciò andare il bastone. La indico rivolgendosi a Diego: “Ecco dove sono finite le chiavi. Le ha prese lei. Brutta stronza”. La bertuccia urlando a bocca spalancata sembrava ricambiare l’epiteto, mentre sventolava in aria le fottutissime chiavi. Il panico, intanto, si era impossessato di Diego che era ricaduto all’indietro e non riusciva più a rimettersi dritto. Stava per essere preda delle sabbie mobili. “Marta, sto sparendo… il bastone, ti prego”.
Marta parve tornare in sé. Afferrò di nuovo il bastone e finalmente aiutò suo marito a uscire da quel pantano di morte. Quando furono al sicuro, entrambi sulla terra ferma, si abbracciarono. Da molto tempo non avevano desiderato così tanto di farlo.
“Eccola lì la stronza, con le nostre chiavi. Ma come cavolo fa ad avercele lei?”, tornò a piagnucolare Marta. “Non lo so, non abbiamo mai voluto neanche il cane. – rispose lui con la voce di chi non sa capacitarsi -. Non lo so, ma ce le riprenderemo. Vieni, non dobbiamo perderla di vista”.
Seguendo la scimmia ripresero a muoversi dentro quell’acquitrino interminabile. La bestiolina correva avanti, quasi sembrava che li volesse seminare, poi si accoccolava su un ramo per sbocconcellare un piccolo frutto e aspettava che i due poveretti si facessero più vicini per tirargli l’avanzo del cibo. Marta un paio di volte cadde. Lui adesso la portava tenendola per la vita, perché l’acqua s’era fatta un po’ più alta. Diego temeva in cuor suo che non ce l’avrebbero mai fatta a riprendersi le chiavi. Ma poi, ammesso che ci fossero riusciti, che ne sarebbe stato di loro? Come avrebbero fatto a uscire da quell’incubo?
Arrivarono a un punto in cui non si vedeva più nulla, solo acqua, nebbia, liane. Una riva in lontananza. La scimmia volando sulle liane raggiunse quella riva e loro due restarono infreddoliti e disperati a vederla andare via. “Te la senti di attraversare quest’acqua? C’è un grosso tronco là, potremmo provarci”, propose Diego alla moglie indicandole il tronco. “Va bene. Ti metterai alle mie spalle, così non avrò paura?”, chiese lei finalmente senza piagnucolare. “Sì, ti tengo io, stai tranquilla”. Così fecero. A cavallo del tronco, remando con le mani e guardando attentamente la superficie dell’acqua, con il segreto, ma neanche tanto, terrore di vedere apparire un coccodrillo, arrivarono sulla riva di quello che sembrava essere un isolotto. Erano stremati e affamati. Stanchi come non lo erano mai stati. Della scimmia non c’era più traccia. Si guardarono intorno. Il posto non era dei più confortevoli, ma la terra era solida, non più acquitrinosa. Raggiunsero una piccola radura sulla spiaggia. Diego crollò a sedere, la schiena appoggiata contro un albero. Anche Marta non vedeva l’ora di crollare a terra, ma uno sbrilluccichio in mezzo all’erba la indusse ad andare a vedere: erano le chiavi, le fottutissime chiavi. Le strinse al petto come un tesoro prezioso. Si avvicinò a Diego: “Guarda, finalmente”, gli disse sedendogli accanto. “Ma questo portachiavi non è il nostro!”, disse lui guardandole con attenzione. “Fai vedere – ribatté lei rigirandosele tra le mani. Questo è il portachiavi che mi avevi regalato tu, per ricordarmi sempre che sono la metà di te. Guarda il ciondolo, è metà cuore”. “Sì, hai ragione, un altro uguale ce l’ho io. Chissà dove. Vieni qui, riposiamoci un momento”, le disse aprendo le braccia. Lei si accoccolò stretta a lui. Chiusero gli occhi. Le chiavi strette nelle mani di Marta. Si addormentarono.
Il suono della sveglia, insistente, ripetuto, li fece sussultare. Aprirono gli occhi, stretti, abbracciati nel grosso letto matrimoniale che li avvolgeva rassicurante. Diego si guardò intorno, il cuore gli batteva forte: le pareti della camera da letto lo tranquillizzarono. Un sogno, grazie al cielo, era stato solo un sogno. Guardò Marta: era davvero bella. Le avrebbe raccontato il suo incubo notturno. Ne avrebbero riso insieme.
Anche lei, guardandosi intorno con gli occhi socchiusi dal timore, riconobbe le pareti rassicuranti della sua casa. L’incubo finalmente era finito. I suoi occhi incrociarono quelli di Diego, gli sorrise. Era tanto che non lo faceva. Gli avrebbe raccontato il suo strambo sogno della palude dopo un buon caffè. Spostò la coperta per alzarsi. Un rumore metallico attirò il suo sguardo a terra. Vide le chiavi. Le afferrò. Le guardò con grande stupore e istintivamente, senza dire una parola, le mostrò a Diego che fissò il ciondolo del portachiavi: metà cuore. Si guardarono con la stessa espressione incredula: perché le chiavi non erano rimaste nell’incubo? Poi si sorrisero perché erano nella loro casa: l’incubo era finito, dissolto alla luce del giorno, e le spiegazioni per ogni cosa le avrebbero potute trovare più tardi. Solo un pensiero attraversò la mente di Diego: ritrovare l’altra metà di quel ciondolo, di quel cuore dimenticato chissà in quale cassetto della loro casa. Intanto lui aveva preso le mani di Marta e l’attirava a sé. I loro volti si avvicinavano con lo stesso desiderio di ritrovarsi in bacio dal sapore dimenticato, in quella storia d’amore che ancora apparteneva a entrambi e mentre le bocche si univano trepidanti… nell’aria il grido acuto, inquietante della scimmia spezzò quel silenzio da sogno.

Ritrovarsi

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Marinella Pucci.

Ricordi di quando eri adolescente riemergono in un giorno come un altro.
È bastato un messaggio tra compagni di scuola a ricordarti che sono passati 30 anni.
Non avresti guardato indietro, non ora.
Alle prese ad aggiungere ricordi da spolverare, una volta raggiunte quelle condizioni che solitamente ci lasciano bloccati a casa aggrappati a chi si era e ai momenti vissuti.
Tocca descriversi, dire di noi.
Chi siamo diventati.
Seppure potrei riassumere la mia vita in qualche riga sarei ingiusta e non e non darei spazio a tutto quello che ho sperimentato, fallito, superato o celebrato.
Leggo con commozione le righe di chi si
Descrive e si dona. C’è tanto di più ma va bene anche così per riabbracciarsi
Noi, vecchi compagni di scuola, ora, più maturi e desiderosi
di umanità e di connessione vera.

Brutta

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Marinella Pucci.

Sei una roccia.
Dura e senz’anima.
È l’immagine che hai costruito.
Vuoi ora cambiare vita.
Ne hai diritto.
Dovrai lavorare duro.
Essere sicura del cambiamento che vorrai fare.
Non per chi sta a guardare, ma per te.
Che sai come le corazze portate a lungo,
Possano pesare.
ma a cui ci si affeziona.
Ti Potrebbero mancare.
Stai attenta a non costruirne di nuove,
in forme e dimensioni,
ma della stessa sostanza.
Hai dunque deciso.
Ti vedo.
Ti sostengo.
Sono con te.

Mi Basto

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Marinella Pucci.

Appagata e completa.
Oggi mi basto.
Una nuova consapevolezza.
La pienezza di sé.
Succede così da un giorno all’altro.
Non c’è un come o un apparente perché.
Sei tu e ti basti.
Non ci sono vuoti e spazi da riempire.
Sai cosa vuoi e soprattutto cosa non vuoi.
Gli armadi sono pieni.
Li guardi soddisfatta e sai che
non serve fare spazio, perché la tua vita
vuoi viverla così,
In libertà.
Ascoltandoti, donandoti, amandoti.
Nessuno sa farlo meglio di te.

Terapia

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Marinella Pucci.

Che sia pittura, musica, danza o poesia,
So che tutto ciò può essere terapia.
Il segreto è lasciarsi trasportare
da quelle note sottili che toccano il cuore.
Suscitando emozioni.
Molto vicine alle vibrazioni alte
di quell’amore puro e immenso di cui molti dicono siam fatti.
Come il tutto e l’uno.
Confondersi si può nell’immensità dell’universo.

Il Punto Della Situazione

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Marinella Pucci.

Soffermarsi a pensare a chi siamo oggi,
A chi eravamo ieri.
Immagini di ricordi sfocati di noi come pellicole si disciolgono.
Quasi non siamo noi in questi fotogrammi.
Non è facile riconoscersi.
Immagino che un giorno succederà proprio così.
Sul letto di morte la visione della vita vissuta ritorna in un battito di ciglia.
Senza tregua, senza tempo, tutta li.
Una bimba, un adolescente, una donna
Un’anziana,
con i suoi trascorsi.
Sarebbe bello poter rivivere ogni momento, o forse no.
Ogni cosa è avvenuta a suo tempo.
Torno in me.
Il dolce ricordare ha dato una nuova consapevolezza.
Di voler vivere ogni attimo molto più intensamente.
Per poter dire a noi stessi con convinzione,
in quel giorno della resa dei conti di aver vissuto appieno.
Senza o con pochi rimorsi e rimpianti.
Siamo stati la nostra migliore versione.
Circondati, arricchiti da affetti ed esperienze.
E così, si ritrova pace nell’immaginare e nel fare il punto della situazione.

Il Buffet

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Marinella Pucci.

La tavola è imbandita.
C’è tanta scelta.
Mi guardo intorno.
Non so bene da cosa sono attratta.
Cibi dall’aspetto prelibato.
Saranno buoni veramente?
Per dirlo bisogna assaggiare.
La domanda è:
Belli son belli, buoni saran buoni
ma la digestione sarà facile?
ed il livello nutrizionale?
Allora aspetto!
Aspetto di capire da cosa sarà guidata la scelta.
Dall’aspetto? dal gusto? Dal valore nutrizionale?
Ricordi quando gli assaggi sono stati delusioni?
Brutto fuori e brutto dentro.
Bello fuori e brutto dentro. Bello fuori e dentro ma indigesto.
E poi le calorie dove le mettiamo?
Allora cosa decidi?
A te la scelta.
Il buffet è lì che aspetta.
Io decido di rimandare e di sedermi con calma ad aspettare il mio ordine
fatto di cose buone e con ingredienti che ho scelto accuratamente.
Buona scelta.
Buon appetito.

Sono Ricca

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.

Questa mattina mi sono svegliata con una strana sensazione, c’era il sole ma era come soffocato da una nebbia leggera.
Mi devo alzare, devo andare a scuola, frequento il secondo liceo, non sono una secchiona, ma nemmeno l’ultima della classe; questo cielo è strano questa mattina, sono pensierosa oggi ho un’interrogazione, chissà come andrà.
Sul mio comodino c’è il biglietto della lotteria, ho chiesto a mia madre di comperarmelo, è il mio unico vizio e mi ha accontentata.
Prima di andare a scuola voglio controllare se sono usciti i miei numeri, lo so che è difficile, ma ogni anno non posso fare a meno di tentare la fortuna.
Ho grandi sogni per il mio futuro, mi piace disegnare abiti e vorrei tanto poter diventare una grande stilista, e diventare così tanto ricca da potermi permettere di avere un atelier tutto mio, con il mio nome scritto a caratteri cubitali, certo non con il mio di nome Clara Bianca, ma con un nome adatto alla moda.
Mi piacerebbe disegnare abiti per persone come me, io non sono magra ma piuttosto in carne, per non dire grassa, ma non per questo non amo vestirmi bene ed elegante.
Purtroppo per colpa della mia “ciccia”, mi sento un po’ discriminata, infatti anche se non lo dicono forte, quando passo a scuola, le mie compagne di classe, ridacchiano e mi chiamano la “cicciona”, anche se non lo sento chiaramente, so che lo dicono, specie quando ci sono in giro i maschietti della nostra classe, specialmente con Alessio, a cui ho donato il mio cuore, senza essere corrisposta.
Certo lui nemmeno si sogna di uscire con me, anzi quando si trova con le altre ragazze, sono sicura che mi prende in giro pure lui.
Io soffro, vorrei tanto poter far parte del loro gruppo, ma non mi vedono nemmeno se non per prendermi in giro.
A volte fantastico sulla ricchezza, su come potrei spendere tanti soldi, oltre che comperarmi tanti vestiti, li disegnerei.
Va beh mi vado a preparare, però prima controllo i numeri sulla TV.
Incredibile sono uscite le prime due lettere, sono le mie, comincio a sospirare, poi escono gli altri numeri, il 5, è il mio, che bello, e poi esce il 2, anche quello è il mio, sorrido scettica, esce il 7 oddio , il mio cuore manca un colpo! e poi ancora il 7 , comincio a tremare, non sarà!!! non illuderti, aspetta gli altri numeri, esce il 9, ora veramente il mio cuore ha smesso di battere!, manca un numero, comincio a pregare, fa che sia così, io non prego mai, ma questa volta Gesù ti prometto che verrò tutte le domeniche a messa.
Esce di nuovo il 2, oddio è il mio! Ho vinto davvero, non so se gridare o stare zitta, sento il cuore che batte all’impazzata.
Ho veramente vinto 500milioni di euro? lo devo dire a mia madre, no meglio di no, che faccio? a scuola oggi non vado, si ma dove vado e cosa dico a mia madre? anche se non vado la professoressa è capace che chiami in casa, no, non posso rischiare.
Mi faccio una doccia per cercare di calmarmi, ho la mente in subbuglio, non riesco a decidermi, e poi, penso, certo che vado a scuola e voglio guardare i miei compagni con altri occhi, con la consapevolezza che IO SONO RICCA e quando avrò finito la scuola, li potrò rincontrare e mostrare a loro tutto il mio splendore, anche con un po’ di ciccia.
Sì, ma loro non sanno della mia ricchezza e continueranno a prendermi in giro.
No, questa volta mi mostrerò a loro, non con gli occhi bassi, come ho sempre fatto, ma con una nuova coscienza e consapevolezza.
Io non sono meno di loro e poi che Alessio, Dio quanto è bello! lo sogno di notte e so che quando sarò ricca mi guarderà con nuovi occhi e si innamorerà di me, ma io allora lo snobberò, che soddisfazione!
E l’insegnante? non posso dire che è cattiva, però mi interroga sempre quando non sono preparata, ma che mi legge nel pensiero?
Ecco ora sono pronta, prendo lo zaino e penso freneticamente che faccio con il biglietto, non posso lasciarlo incustodito, ma nemmeno lo posso portare con me,
Dovrei portarlo in una banca? e affidarmi ad un avvocato che mantenga il mio anonimato? Ma forse dovrei dirlo a mia madre, e se poi lei me lo toglie per metterlo da parte per quando avrò 18 anni, e no, non posso permetterlo, io li voglio subito, devo realizzare tutti i miei sogni.
Ahhhhh vedo il mio Atelier, vedo già i vestiti appesi, le commesse che cercano di fermare le tante clienti che si affannano a comperare i miei vestiti; ed io li a guardare e a complimentarmi con me stessa per il successo.
Senza falsa modestia sono brava a disegnare abiti di moda mi sono sempre cimentata a cucire e a disegnare abiti per le mie bambole, è una mia dote naturale
Almeno quella non me la leva nessuno, non sono nemmeno molto alta, sono sovrappeso e ho un viso e un portamento banale, ma so che ho una grande mente e una grande fantasia.
Questo mi aiuterà a sopportare questo momento della mia crescita, così difficile e complicata.
Spalanco la finestra, che luce strana questa mattina, entra come una nebbia che mi avvolge, mi sento un po’ strana, sarà per la vincita o per il tempo?
Ora devo affrettarmi per andare a scuola, dovrò affrontare Stella, quella strega che fa gli occhi dolci ad Alessio, la picchierei, ma lei me lo fa apposta a sorridere a lui e a bisbigliare quando entro in classe.
Clara, Clara, ma non sei ancora pronta, ecco la voce di mia madre, mi arriva soffocata, come se venisse da molto lontano,
Boh!
Clara, Clara, ma sei ancora a letto? Lo sai che ora è, sbrigati ad alzarti, ti devi ancora preparare, muoviti che fai tardi a scuola.
Quella voce così ovattata che arriva da lontano, ma che dice, io sono pronta! perché vuole che mi svegli e mi prepari?
Clara, Clara, insomma, mi tira via le coperte…Le coperte!!, ma io sono già pronta.
Ora la stanza è piena di sole, mia madre ha aperto la finestra, non c’è più la nebbia che mi avvolge.
Mi sento strana, mi alzo dal letto me sembro uno zombi, che mi succede? Tutto mi sembra irreale, mia madre, la stanza, il mio letto, la finestra, il sole,
Un pensiero improvviso! corro dal mio biglietto vincente! o NO era tutto un sogno, non sono ricca e non lo sarei stata con la vincita del biglietto.
Mi metterei a piangere, tutti i miei sogni infranti in un momento.
Avevo fatto solo un sogno, che delusione, guardo mia madre e mi viene di nuovo da piangere, non sono ricca, non sono famosa, non sono bella e ben vestita.
Sono solo io, una ragazza che sta crescendo, che ha fatto un sogno ma da cui si deve svegliare.
Ebbene che questo sogno si realizzi.
Da oggi tutti i miei sforzi saranno concentrati sul mio obiettivo.
Voglio essere e sarò una stilista di moda, molto famosa, non so se con questa professione diventerò ricca, ma sicuramente sarò più sicura di me.
Accetterò il mio corpo per quello che è e lo amerò senza desiderare di essere diversa.
Credo che il mio sogno di vincita e di ricchezza si sia avverato, infatti anche se non di denaro posso dire che sono molto RICCA dentro di me e con una nuova consapevolezza del mio valore come persona e non come involucro,
Ecco i miei numeri vincenti
AB 527792

I Fiori Della Guerra

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Giacomo Costanzo.

Esiste il bene, esiste il male
conosciamo la guerra perché cerchiamo la pace o forse viceversa

In Africa è già l’alba ed il sole
emana un piacevole calore
ma per i fiori della guerra sembra non arrivare mai la tanto attesa primavera

Sono indifesi, sono innocenti,
non hanno scudi, soltanto polvere
che scivola tra le loro dita,
come sabbia dentro una clessidra
che sembra essere infinita

Nel mentre rimane scolpita nel tempo un’unica certezza, il sorriso di chi non ha niente, vale più di tutta quella gente piena di diamanti che mente.