IL BLOG MILLE PIROETTE – I DIVERSI VOLTI DELL’ARTE: “I miei 15 anni” di Ivana Tersigni

Sono le sei del mattino, mio padre come al solito mi porta il caffè fumante, il borbottio della macchinetta del caffè  già mi ha strappato dalle braccia di morfeo, che dolce risveglio, addolcisce l’inizio della giornata.

Devo prepararmi il mio tram passa alle sei e quarantacinque, intanto mio padre è già uscito per andare al lavoro.

Appena pronta mi incammino, seicento metri e finalmente salgo sul tredici, il mio tram. Sento odore di caffè misto ai vari dopobarba e deodoranti. Durante il percorso ripenso alla giornata di ieri.

Mi piace lavorare e portare a casa dei soldi, Siamo una ventina di ragazzi  dai quindici ai diciotto  anni e seppure il lavoro è duro, cerchiamo di trovare il lato positivo. Ho un carattere ottimista e sono sempre sorridente, prendo il lavoro sul serio e riesco a tenere  la produzione molto alta.

I proprietari sono gentili e sembrano  amici, ogni tanto ci portano a mangiare la pizza, si scherza  si parla  ed è un buon modo per farci sentire parte di una comunità.

In tutto questo quasi nessuno lavora in regola,  solo il fratello del proprietario,  il cugino e la sua ragazza,  risultano come dipendenti della società.

Mancano dieci minuti alle otto e sono arrivata,  entro e mi dirigo alla mia postazione di lavoro, devo usare un martello per ribattere con  sei colpi due piccoli pezzi di ferro inserendoli  nei fori posti ai lati dello stendino,  che tengono insieme la struttura,  il martello è pesante in fondo io ho solo quindici anni e mezzo e sono molto magra.

Il proprietario dopo poco entra nel salone dove eravamo tutti intenti nel nostro lavoro e ci presenta il nuovo arrivato, è un ragazzino, da l’impressione di essere un figlio di papà,  notiamo la sua camicia bianca  è diverso da gli altri i quali  indossano delle magliettine,  si chiama Claudio, ha dovuto lasciare la scuola perché il padre è  morto improvvisamente e ora è lui a dover provvedere  alla madre.

È  carino, in questo ambiente non sembra molto a suo agio ,  inizia  subito a lavorare, deve tagliare dei tondini di ferro con una sega elettrica.

Io intanto continuo il mio lavoro, il ragazzo che si trova alla postazione accanto alla mia, ha un complesso musicale, è un biondino con i capelli lunghi, ha quindici anni, si è messo in testa di insegnarmi a cantare, intoniamo “la mia solitudine” di Romina Power,  “piano piano migliorerai.” mi dice lui, ma io sono alquanto scettica.

Sono passate circa due ore, devo andare in bagno, chiedo il permesso al capoccia, ho mal di pancia e resto qualche minuto in più,  ma inesorabilmente dopo cinque minuti scatta il campanello che fa un rumore assordante e purtroppo scatta anche la multa, mi tolgono mezz’ora dal salario. Esco dal bagno, mi vergogno un po’ tutti hanno sentito il campanello.

Mentre mi avvicino alla mia postazione sento un urlo agghiacciante, è Claudio il nuovo arrivato. Tutti ci avviciniamo a lui purtroppo la manica della camicia si è impigliata nella sega elettrica, è  in un lago di sangue e il suo braccio è sul pavimento.  Siamo tutti terrorizzati, increduli, portano via Claudio. Nel pomeriggio ci dicono che  non verrà più,  che il proprietario ha dato alla madre cinquecentomila lire, ma non è in regola  e come tutti noi, non è assicurato.

Quella sega elettrica non ha nessun sistema di sicurezza come pure le presse elettriche, infatti ogni tanto capita che qualcuno si faccia un buco alle dita.

 Non so cosa mi sta succedendo, ma non riesco a sopportare più tutto questo e come se mi si fosse tolto un velo dagli occhi, vedo lo sfruttamento e la mancanza totale di sensibilità nei nostri confronti e reagisco immediatamente. Chiamo tutti i ragazzi, tra loro c’è anche mio cugino Carlo,  mi danno retta e inizio il mio discorso ad alta voce, dico che non possiamo accettare più questo trattamento e dobbiamo scioperare, siamo d’accordo quasi tutti. Andiamo dal proprietario e gli comunichiamo la decisione dello sciopero, parlo io per tutti, lui mi guarda come fossi un marziano, inizia a gridare: “Vi ho presi dalla strada, ho fatto un favore ai vostri genitori, da te Ivana non me lo aspettavo”.  Resto ferma e gli rispondo con una calma strana, gli dico  che ci sta sfruttando facendoci lavorare in nero e senza nessuna tutela.

Sempre più arrabbiato mi urla “sei licenziata.”  Io gli rispondo : “certo non ho nessuna intenzione di lavorare per uno sfruttatore. Le comunico che le farò la vertenza sindacale”. Sono andata il giorno stesso alla camera del lavoro e ho avviato la vertenza, il risultato è che i ragazzi sono stati tutti messi in regola.  Io ho trovato un nuovo lavoro in una filatura, ci sono più di mille operai e ormai consapevole sono diventata una sindacalista.

IL BLOG MILLE PIROETTE – I DIVERSI VOLTI DELL’ARTE: Presentazione di 2 libri “Mille Piroette” (23 maggio 2024) e “Anno 2013” (21 Giugno 2024) – ore 18:30

Si comunica che nei giorni indicati, presso l’Associazione culturale “La Botticella” a Roma, in via di Monte Testaccio 25, saranno presentati i due libri:

  1. MILLE PIROETTE: I diversi volti dell’arte“, delle autrici Ivana TERSIGNI, Maria Carmela BRANDI e Nerina PIRAS;
  2. ANNO 2013“, dell’autrice Nerina PIRAS.

Presenta Maria Carmela BRANDI.

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Vedi la locandina dell’evento:

IL BLOG MILLE PIROETTE – I DIVERSI VOLTI DELL’ARTE: Presentazione del libro “Nene, dov’è la mia casa?” di Ivana Tersigni e Nene Clotilde Croce.

Si invita alla presentazione del libro in oggetto, il 24 aprile 2024, ore 18:00, presso l’Associazione culturale “La Botticella” a Roma, in via di Monte Testaccio 25.

TU (Ivana Tersigni)

È questo il momento,
il silenzio mi confonde,
ti penso.
Le tue mani,
il suono della tua risata mi quietano.
Nella mia mente tutto resta intatto.
Il tempo è solo una illusione.
Ti vedo,
ti sento,
il calore della tua carezza.
Quanta serenità riesci ancora a darmi.
Di te solo polvere,
ma sei qui
sempre con me.

1959 – Frammenti Di Vita

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Ivana Tersigni.

Svegliarsi in una famiglia numerosa, con mia madre che prepara la colazione per tutti, lo scoppiettio della stufa che riscalda la cucina e il cuore.

Velocemente ci prepariamo per uscire e andare a scuola, con i nostri grembiuli bianchi con il fiocco blu per le femminucce e blu con fiocco bianco per mio fratello maggiore.

Preparate le cartelle con pennino, inchiostro, matita, gomma, temperino, quaderno a righe e a quadretti, carta assorbente e libro di lettura.

Cartella pesante da portare con la mano livida dal freddo, la scuola distante un paio di chilometri, andiamo mentre mio padre è al lavoro e mia madre a casa con i più piccoli.

Durante il percorso dobbiamo attraversare una ferrovia, per noi un’avventura entusiasmante, ci fermiamo qualche minuto mettiamo l’orecchio sulla rotaia per sentire se arriva un treno.

Poi riprendiamo il cammino, per scendere dalla ferrovia, che si trova su una piccola altura di circa tre metri, usiamo un cartone come fosse uno scivolo, che divertimento.

Riprendiamo la strada con le mani ormai intirizzite, davanti a noi si erge uno palazzo bombardato nell’ultima guerra, sui muri anneriti dall’esplosione resta un angolo di una stanza da letto.

L’armadio intatto uno sportello aperto con indumenti a penzoloni.

È una immagine spettrale, ma noi piccoli non capiamo esattamente cosa possa essere successo, cerchiamo soltanto di allontanarci velocemente per il senso di angoscia che ci trasmette.

Di nuovo riprendiamo la strada che ci porta fino alla nostra scuola.

Sul cancello ci aspetta il bidello che bonariamente ci rimprovera “non fate chiasso e sbrigatevi che la maestra vi aspetta”.

Si entra nella classe, io ho sei anni, ma per la mia età sono alta, la più alta di tutta la classe perciò sono all’ultimo banco.

Tutti posizionati al proprio banco, si affaccia il bidello ‘tutti in piedi entra la maestra” e noi tutti in coro “Buongiorno signora maestra.”

Il Narcisista

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Ivana Tersigni.

Ho visto il tuo cuore.
Ho visto la tua anima.
Nessun angolo riservato a me.
Faccio parte della riserva di utilità.
Tenuta nel giusto cassetto,
da aprire solo per verificare la presenza.
Corpi trasparenti, bocche da profanare.
Sei un’anima scura.
Cuore che si ciba di altri cuori,
ma non sa sintetizzare l’amore.

Pandemia

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Ivana Tersigni.

Sono giorni che piove,
ogni tanto un bagliore,
un raggio di sole sembra spezzare
questo cupa consuetudine.
Il sole,
la luce,
sembrano riportare alla vita, alla gioia.
Chissà?
Se sarà possibile?
Se finirà,
questa vita che vede filtrare solo pochi sprazzi di luce?
Dimenticare.
Cancellare.
Ricominciare a
sperare, a credere.
Si Forse sarà possibile.
Il mare,
l’oceano.
La serenità.

Mario

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Ivana Tersigni.

La vita è stata gentile, mi ha regalato te.
Il tuo sguardo mi ha fatto emozionare sempre,
anche quando ormai i tuoi occhi avevano subito gli effetti del male più terribile.
Tu eri la mia casa, la mia immensa gioia.
Un sorriso che veniva dall’anima illuminava il mio viso.
Nessun problema,
nessuna angoscia se ero insieme a te.
Come era bello vivere in quei giorni.
Mi hai lasciato parte di te nei nostri figli, ogni volta che li guardo vedo te.
Mi hai lasciato troppo presto, ricordo i tuoi abbracci le tue carezze e mi manchi infinitamente.

Il Ricordo

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Ivana Tersigni.

Il ricordo di te mi accompagna,
Il dolce imbrunire colorava i momenti più intensi tra noi.
L’abbraccio ristoratore dove mi rifugiavo,
mi manca.
Il ricordo di te mi fa stare bene,
anche se mi manca il calore della tua mano
che accarezza il mio viso,
e una lacrima risplende
in una dolce malinconica nostalgia.

Vivere

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Ivana Tersigni.

Avevo dodici anni e mezzo, dovevo trovare un lavoro per aiutare i miei, perché una ragazza non può non fare nulla.

Umberto era il marito della madrina di mia sorella Mirella, era un trentottenne simpatico. La moglie si chiamava Marianna, ma tutti la chiamavano Mariannina, era una donna elegante, portava sempre i capelli raccolti con lo chignon e indossava sempre guanti di pelle.

Umberto faceva il calzolaio al centro, a via Giolitti.

Mia madre gli chiese se nei dintorni della sua bottega avevano bisogno di una ragazza, per un lavoro da apprendista, lui le rispose che cercavano una ragazza proprio vicino alla sua bottega e così andai a parlare con il proprietario del negozio di scarpe all’ingrosso.

Devo essergli piaciuta subito, sia a lui che alla moglie, così iniziai il lunedì successivo.

Anche a mia sorella più piccola di me di un anno hanno trovato un lavoro da sartina sempre li vicino. Mio fratello 14 enne, lavorava anche lui da un po’ nei dintorni in un negozio di riparazioni di elettrodomestici.

 Ero contenta di iniziare a lavorare e portare a casa un po’ di soldi.

Mio fratello mi raccontava che la sera prima di tornare a casa si fermava nel negozio di Umberto, lui suonava la chitarra e il suo amico Mario cantava.

Mario aveva ventisette anni e non si era ancora fidanzato per questo lo chiamavano il Sor Mario.

Come si usava in quel periodo sopra al negozio dove lavoravo c’era l’appartamento dove vivevano i proprietari.

Avevano due bambini Gino di cinque anni e Chiara di tre anni.

Tra i miei compiti dovevo occuparmi anche di accompagnarli a scuola e aiutarli a fare i compiti.

La giornata sembrava interminabile, ma verso le 19 e 30 mi fecero uscire, finalmente era finita la giornata di lavori. Andai nella bottega di Umberto ad aspettare mia sorella e mio fratello che dopo pochi minuti arrivarono. Era il mese di settembre, la bottega si trovava in un seminterrato bisognava scendere quattro gradini.

Dopo qualche minuto, si affacciò un giovanotto sorridente, elegante con un sorriso smagliante, aveva tutt’intorno una luce, era la luce del tramonto che filtrava dalla porta e io ho sentito come un colpo al cuore, mi sembrava di riconoscere quel giovanotto, ma era la prima volta che lo vedevo. Una stranissima sensazione, mi batteva il cuore, credo che per me sia stato il classico colpo di fulmine