“La pittura, come diceva Renoir, non è fantasticheria essa è anzitutto un mestiere normale e bisogna farlo da buon operaio”
“Immagina osa e crea!”
Il Laboratorio di Pittura è aperto a tutti senza limiti di età, per chi ama l’arte.
Per tutti quelli che vogliono provare a creare una loro opera con pennelli e colori, per chi non ha mai dipinto e per chi ha voglia di sperimentare come lavorare su di una tela bianca.
Il laboratorio ci aiuterà a comprendere quali sono i mezzi per poter disegnare e poi dipingere su di una tela.
Esercizi mirati per la comprensione della tecnica della pittura ad olio, dopo aver preparato una tavolozza essenziale.
Ogni lezione servirà a comprendere come esprimersi utilizzando i colori ed i pennelli.
Sceglieremo un’immagine della flora sarda come esempio, per poi elaborare l’opera con una guida che sostenga il lavoro del principiante.
Comprenderemo come avvicinarsi all’esempio mantenendo una personale interpretazione.
Le lezioni saranno condotte dalla Pittrice Maria Laura Corsi.
Gli aspetti organizzativi, la diffusione, la pubblicità e l’editor, come pure la preparazione al concorso finale, presieduta da valenti esperti, sarà a cura della signora Ivana Tersigni.
Minimo 5 partecipanti al corso.
5 lezioni da due ore ciascuna, costo di ogni lezione 25 euro, pagabili in due rate.
Il laboratorio si terrà ogni venerdì dalle 15.15 alle 17.15.
Il primo incontro di presentazione si terrà il 18 marzo 2023 alle ore 19.00.
Ci conosceremo, spiegheremo le nostre lezioni e tutto ciò che riguarda il laboratorio.
Chi poi vorrà continuare con noi, dal venerdì successivo inizierà la prima e vera lezione.
Mezzi e strumenti per dipingere con i colori ad olio, disegno su tela con carboncino;
Preparazione della tavolozza, stesura completa dell’insieme sulla tela;
L’approfondimento per la comprensione delle ombre;
Esercitarsi ad osservare non solo con gli occhi ma con la mente (sfumature, luci e velature);
Correzioni e fine lavori.
Al termine del corso saranno consegnati i diplomi a tutti i partecipanti.
Sarà svolto un calendario che verrà inviato a tutti i partecipanti.
Ai primi tre classificati targa e al primo un soggiorno di due giorni per due persone in una località di villeggiatura. Tutti i quadri verranno esposti presso la sala ACRASE di Maria Lai.
Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.
MARIO Stefano è morto, mi spiace lo conoscevo da quando eravamo bambini, certo troppo giovane morire così, forse chiamerò mia sorella per farle le condoglianze, ma se chiamo sicuramente mi richiederà dell’eredità, uuuh non so! Mi sa che sto qui buono buono, faccio finta di niente, no non la chiamo!
FRANCESCA La cosa più terribile è stato dirlo ai ragazzi, sono rimasti sconvolti, forse non se lo aspettavano nemmeno loro, certamente la vita per noi sarà diversa, i ragazzi dovranno tutti andare a lavorare, Marina non ha l’età però mi potrà aiutare in casa con i maschi, la scuola può attendere per ora dobbiamo tutti rimboccarci le maniche. Io sono distrutta dal dolore e dalle preoccupazioni, dovrò anche io trovarmi un’occupazione, ma cosa!!! visto che ho la 5 elementare e non so fare nulla. Certo non mi arrendo, la vita è dura ma io sono ancora più dura della vita
PAOLA Sono tornata ora, che sollievo essere nella mia casa, lontano dalle disgrazie e dispiaceri, Mi sono sempre lamentata della mia vita in città, ma a confronto di quello che sta passando ora Francesca, è meglio che non mi lamenti più. Certo che nostro fratello Mario poteva fare almeno una telefonata, è proprio uno zotico campagnolo, sempre con la paura che gli levano la “roba”, che poi è anche nostra, ora voglio vedere se manterrà il suo diniego a l’eredità che ci spetta, ora Francesca ne ha proprio bisogno, e lui si deve rendere conto che non è il padrone di tutto. Conoscendolo non ci metterei la mano sul fuoco.
MARIO Alla fine Francesca non l’ho chiamata, Teresa mi ha sgridato, mi ha dato dell’insensibile, non capisce che ho solo paura che queste due, ritornino alla carica, è una vita che se ne sono andate e per tanto tempo non si sono fatte sentire, no che me ne importi nulla, ma adesso Francesca è in momento particolare e non vorrei rivedermela in giro per il paese a reclamare chissà che, intanto Teresa è una pentola di fagioli. Ho chiesto consiglio ai figli, Fabio, mi rispecchia in tutto e mi ha detto che a loro non spetta nulla, Luigi è preso dal suo mare e dalle sue barche, nemmeno si è degnato di rispondermi, Maria orami felicemente sposata non ha voluto sapere nulla, l’unica che ha avuto da ridire è stata Stella, la mia piccolina che ora tanto piccolina non è, ha un bel carattere, e mi ha sgridato, primo perché non ho fatto le condoglianze alla zia Francesca, poi perché secondo lei e secondo la legge l’eredità va sempre spartita con tutti i figli sia maschi che femmine. E piccola non ha ancora capito come ci si deve difendere dagli attacchi della vita, ma crescerà e cambierà idea, sono sicuro
FRANCESCA Speravo in un aiuto da parte dei miei ma sono rimasta come sempre delusa, vedrò come risolvere il problema del sostentamento, andrò da una signora a fare le pulizie, Marina resterà a casa a guardare i fratelli, questo è il suo ruolo.
MARINA Mio padre è morto, forse non me lo volevano far sapere, erano tutti strani quando passavo io. Finalmente hanno deciso di dirmelo, ho pianto? si! ma ero più che altro frastornata, non mi sono resa conto di quello che voleva dire essere orfani di padre, più che dolore ho provato un grande vuoto, lui non era molto presente in casa, però con me era diverso, mi coccolava, mi voleva bene, non che agli altri non ne volesse. ma con me era particolarmente gentile e tenero, credo che mi mancherà questo, per ora sento solo un gelido vuoto. Oggi mia madre mi ha fatto un discorsetto, mi ha detto che ora che lei deve andare a lavorare, io devo prendermi cura della casa e dei fratelli, li devi “servire”, ha detto proprio così, io l’ho guardata, non ho riso per rispetto, ma pensare che io “devo servire” i miei fratelli non mi passa per la testa. Sono stata zitta, ma per la miseria vedrai se servirò i miei fratelli, ma non le hanno le mani come me! Sicuro che io non ci penso nemmeno a “servirli”, solo Giulio si è fatto una risata e mi ha detto che lui da me non voleva nulla, ma anzi si metteva a mia disposizione per qualsiasi problema. Lo adoro!
Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.
MARIO Oggi Maria porta a casa il suo fidanzato, era ora pensavo restasse zitella, devo preparare il corredo, ma almeno una volta sposata avrò una bocca in meno da sfamare, Fabio e Luigi non fanno altro che litigare, Fabio lo vedi sempre a sgobbare alla vigna e sulla terra invece Luigi ha i grilli per la testa, dice che il mondo cambia e lui vuole impiantare un’agenzia per il noleggio delle barche, boh.
MARIA (3 figlia di Mario) Finalmente mio padre ha acconsentito al mio fidanzamento, oggi porto Giuliano a farlo conoscere in famiglia, speriamo che mio padre non faccia come al solito e sia un po’ più gentile, è un orso quando ci si mette, è tenero solo quando sta con Stella, mia sorella minore, la sua preferita.
FRANCESCA Ho convinto Stefano ad andare in ospedale, non si reggeva in piedi, lo hanno subito ricoverato, non mi hanno detto cosa ha, ma credo sia grave, ieri ha avuto una emorragia non riuscivamo a fermarla, che sia tisi?
PAOLA Hanno ricoverato Stefano, lo sapevo che non stava bene, prendo il treno e vado a trovarli, vedrò se hanno bisogno di aiuto, in fondo sono la sorella e anche se non siamo mai andate troppo d’accordo voglio farle sapere che io ci sarò.
MARIO Mi ha chiamato Paola per dirmi che Stefano è stato ricoverato ed è molto grave, mi spiace per Francesca, ma io da qui non posso fare nulla, forse domani la chiamerò, vedremo.
FRANCESCA Stefano sta molto male non credo riuscirà a passare la notte, sono disperata, ho quattro figli e senza il suo stipendio non so come farò ad andare avanti, Stefano è un testone, è tanto che sta male, ma ha sempre rifiutato la sua malattia, ora è troppo tardi per intervenire, come farò a dirlo ai miei figli!
MARINA C’è un’aria così elettrica in casa, mamma è andata in ospedale, l’hanno accompagnata i vicini e hanno portato anche Paolo con loro, sento anche gli altri fratelli confabulare tra di loro, quando mi avvicino, tacciono, perché cosa hanno da nascondermi? Orami sono grande, capisco molto più di quello che loro credono, ho le mie idee anche se dicono sono troppo giovane, ma il mio cervello galoppa come se avessi già 20 anni, se ne sono accorti?
PAOLA Stefano è morto, sono andata al suo funerale, c’era tanta gente, Francesca si è messa in lutto è distrutta, le ho proposto di portare con me a Milano la figlia più piccola così da alleggerirle il peso economico di tutti i figli, ha rifiutato, ha detto che ora la bambina dovrà aiutarla in casa, ma non ha capito che Marina è una “ribelle”
Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Maria Carmen Brandi.
Roma, olio su tela della pittrice Laura Corsi
Scorrono le acque tranquille…. È lo scorrere tranquillo e perpetuo delle acque, che trascina le mie emozioni. I riflessi delle luci dei lampioni somigliano alle mie emozioni impigliate nel movimento delle onde leggere.
Umide sono le tue carezze lente!
Le mani mi avvolgono…. Appena la mia pelle si contrae al tocco. Le acque scorrono perpetue. Sorde! alle mie emozioni! Il crepuscolo mi avviluppa nel ciclo infinito della vita!
Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.
Carlo (il custode) «Ciao Lisa, come stai? mamma mia quanta gente, anche oggi pensavo non andassero più via, che affollamento e sempre tutti davanti a te, a dire le stesse cose, oh che bella! Oh, ma guarda quant’è piccola. Ma non ti stanchi mai di sentirli? Scusa sai questo mio sfogo ma sono un po’ stanco, anche se mi fa piacere stare qui, mettermi davanti a te e parlarti. Anzi è la cosa più bella che mi possa capitare.»
Monna Lisa «Si Carlo anche a me fa piacere parlare con te, anche perché sono sempre qui appesa, sai a volte mi sento sola, specie di notte, di giorno non mi succede, c’è talmente tanta gente che non riesco nemmeno a scambiare due parole con te.
Però se ti devo dire la verità, a me piace vedere tutta questa gente che viene qui, mi piace sentire i loro commenti, mi piace vedere il loro stupore e sentirli ripetere sempre le stesse cose, “ma io credevo fosse più grande! ma io credevo che! ma io pensavo che, e poi rimanere delusa perché oltre che piccola dicono che con questa lastra di vetro non si riesca a vedere tutta la mia bellezza, hanno ragione, mi hanno messo 5 cm di vetro antiproiettile, e che pensavano mi sparassero!!! Meglio scherzarci sopra!
Infatti, io sorrido “sorniona” “enigmatica” e dai loro sguardi capisco che stanno pensando “chissà cosa vorrà dire quel sorriso”, ma non sanno che il mio è un “semplice sorriso”, non lo hanno ancora capito, ma tu piuttosto racconta, quante persone ci sono state tra uomini e donne, hai visto qualche cosa di strano? Qualche cosa di speciale?»
Carlo «Ma sai Lisa non è che io noto molto queste cose, sono sempre attento che non si bisticciano tra di loro e solo per fare una foto, non cerco di capire chi sono. Invece so che tu, con quel tuo sorriso, le studi le persone, dimmi dimmi, cosa ti ha colpito per esempio oggi?»
Monna Lisa «Oggi? Sì, oggi mi ha colpito una giovane coppia di ragazzi, non sembravano molto interessati alla mia figura o al mio sorriso, erano persi nei “loro” occhi, forse erano sposini, si tenevano per mano, si sussurravano delle frasi che non sono riuscita a sentire, ma sicuramente erano parole d’amore, questa è stata la cosa più carina che mi è capitata oggi. Tu invece raccontami.»
Carlo «Oh lascia perdere Lisa, proprio oggi ho dovuto separare due litiganti, uno aveva la pretesa di stare lì davanti a te e non si muoveva più, ma io dico ma non vedi quanta fila?
Un uomo lo ha ripreso e gli ha detto «sbrigati a fare questa foto, ci siamo anche noi» e lui
«Si è vero c’è tanta fila, ma io ho pagato un biglietto, sono venuto da Roma, per ammirare Lei e fare una fotografia a questa donna, a questo suo sorriso e tu mi vuoi mettere fretta? Io non me ne vado!»
Le altre persone hanno iniziato a mugugnare, a spintonare, insomma che ti devo dire li ho visti abbastanza nervosi, volevano che io intervenissi, non me la sono sentita di dire ad una persona che, aveva pagato un biglietto, era venuto espressamente da Roma, per vedere te e dirgli «te ne devi andare perché c’è una fila che non finisce più e anche gli altri hanno pagato il biglietto.
Alla fine, è intervenuto il Direttore ed ha sgridato me, ero io che dovevo stare attento a queste piccolezze, va beh questo è quello che mi è successo oggi. Però so che tu hai tante storie da raccontare, dai su non farti pregare, raccontamene una.»
Monna Lisa «Beh sai Carlo che ti devo dire, la storia più bella che mi è capitata, è quando si sono incontrate due persone che si erano conosciute da giovanissimi, mentre stavano ammirandomi si sono girati per un attimo attorno, i loro sguardi si sono incrociati e si sono detti «ma io ti conosco», erano un uomo e una donna naturalmente.
Lei era accompagnata dalla nipote di 10 anni che si era allontanata, lui era in compagnia di un nipote di 7 anni cui stava raccontando la mia storia, la mia bellezza, il mio mistero. Ma quando questi due “sconosciuti” hanno incrociato appunto i loro sguardi, c’è stata come una scintilla, si sono dimenticati completamente di me, e ho sentino una corrente che li ha percorsi da capo a piedi. Non erano giovanissimi, infatti erano in compagnia dei nipoti, ma il fremito che ho percepito era qualcosa di magico.
Lei «Io ti conosco non so dove ti ho incontrato ma ti conosco», anche lui stupito ripete «Si forse ci siamo già incontrati,»
«Non lo so, non so nemmeno se frequentiamo lo stesso ambiente, io abito a Monterotondo vicino Roma e tu?»
«Anche io abito vicino Roma sono a Fregene»
«E allora com’è possibile che ci siamo conosciamo?»
Lui «forse frequentiamo lo stesso circolo sportivo? Io gioco a tennis.»
«No non credo, io non sono una sportiva, però ti conosco, di questo sono sicura!»
«Magari ci siamo incontrati da giovani, ho questa sensazione, adesso sono nonna e sono con mia nipote Giulia che si è allontanata.»
«Si vedo, però anche io ho la sensazione di averti conosciuta da giovane, e anche io sono nonno, lui è Marco, mio nipote che ho portato con me per fargli conoscere questa grande opera di Leonardo.»
Hanno iniziato a mettersi seduti sulla panchina davanti a me per cercare di ricordare dove si erano incontrati, sono rimasti lì per ore ed ore scambiandosi le domande solite “ma dove ti ho incontrato” o “dove ti ho già vista”? quali luoghi hai frequentato.
Alla fine si sono detti «Ma tu dove sei nata?» e lì è scaturito il primo ricordo,
Lei «Sono nata a Roma a Cinecittà.»
«Anche io sono nato a Roma a Cinecittà.»
«Davvero? E in che via?»
«Via delle rose.»
«Via delle rose? ma anche io sono nato lì non è possibile, eppure non mi ricordo di te, anche se ho un vago sentore, come se ti avessi conosciuto bene, dove, dov’è stato il momento.»
E li seduti a ricordare la loro infanzia, erano passati più di 40 anni si sono detti.
Lui «Anche se ci siamo incontrati 40 anni fa siamo cambiati, non ci riconosciamo, forse siamo stati vicini di casa, ma dimmi come ti chiami?»
«Mi chiamo Emanuela e tu?»
«Marco»
«Marco? Ma non sarai il Marco Giovanardi?»
«Si sono proprio io e tu non sei Emanuela Rossi? quella ragazzina con le trecce che abitava proprio dirimpetto al mio palazzo»?
«Credo proprio di sì» risponde lei, facendo una risatina nervosa.
«Ma è un miracolo, incontrarci qui per caso, dopo tanti anni, i così lontani da casa, da tutto, qui davanti alla Gioconda che sembra ammicchi felice con quel suo sorriso enigmatico.»
Lei sospirando «Tu sei stato il mio primo amore, avevo tredici anni quando mi sono innamorata perdutamente di te, mio Dio non riesco a crederci, ero così persa che non riuscivo più a dimenticarti, crescendo ho sempre cercato negli altri uomini un qualcosa che mi ricordasse te, inutilmente, ed ora sei qui in carne ed ossa, invecchiato ma sempre tu, chissà se tu ti sei mai accorto di quella ragazzina che sbirciava dalla finestra per spiare ogni tuo gesto, ogni tua uscita, gelosa delle altre ragazze che ti facevano il filo.»
Lui «Ma certo che mi ricordo di te, le tue lunghe trecce, i tuoi sguardi furtivi quando ti passavo vicino e tu arrossivi fino alle orecchie, certo che mi ricordo, mi piacevi tanto, avrei voluto fermarti parlarti chiederti di uscire, ma, io ero tanto più grande di te, e non potevo.
Qualcuno aveva notato questi nostri sguardi da innamorati e hanno pensato bene di separarci, forse proprio i nostri genitori, tu eri troppo giovane per iniziare una storia d’amore.»
Lei «Ma io non ti ho mai visto troppo grande, eri il mio idolo, il mio amore, avrei fatto qualsiasi pazzia per te, peccato non hai osato! Nella vita non ho mai più incontrato un sentimento così folle, così intenso come quello che provavo per te.
Poi mi sono sposata ho avuto due figli e una nipote, che ancora gironzola per questo museo, ora sono vedova e mi faccio accompagnare da lei in questa nuova avventura ho un’età che ancora mi trova troppo giovane mentalmente per rassegnarmi a fare solo la nonna, ma ora raccontami di te.»
Lui Sai Emanuela, non ci crederai ma anche io ho cercato nelle donne che ho avuto, sempre il tuo sorriso, il tuo incantevole viso che mi guardava con ammirazione, ho cercato gli stessi occhi in altre persone, ma non eri mai tu, anche quando mi sono sposato ho sperato di rivederti in lei, ma purtroppo non era così infatti, tutto è finito in un divorzio, però da questa unione è nato un figlio che adoro ed ora faccio il nonno cicerone che accompagna questo giovanotto a conoscere le bellezze Italiane anche fuori dall’Italia, voglio che sia orgoglioso di essere Italiano, con tutti i difetti che abbiamo ma anche con i mille pregi.
Sai stare qui a parlare con te mi sembra un miracolo, Emanuela non dobbiamo perderci, ti prego rivediamoci ancora quando torniamo in Italia.»
Lei No non credo riuscirò di nuovo a staccarmi da te, incontrarci è stato un miracolo e ai miracoli non bisogna girare le spalle, se la vita ci ha rimessi sullo stesso cammino in un modo così singolare, vorrà pur dire qualcosa, questo è un segno, guarda la Monna Lisa, vedi come ci guarda? Sembra che guardi noi, ammira il suo sorriso, sta sorridendo a noi, è bellissima, così lontana, così misteriosa, misteriosa come il tempo che ci ha fatto rincontrare.»
Monna Lisa «E si sorridevo soddisfatta, era un piacere vedere questi due anziani emozionati da questo loro incontro, speravo che non andassero via ma finissero di raccontare la loro storia, volevo sapere.»
Lui «Come ti dicevo prima sono divorziato ormai da tanto tempo ma tu da quanto tempo sei vedova»?
Lei «Sono vedova, oramai da 10 anni, ho amato molto mio marito, è stato un grande uomo per me, mi ha protetta, amata, vezzeggiata e corteggiata tutta la vita, ma purtroppo un male lo ha portato via molto presto e da allora non ho voluto più nessuno accanto a me, ma per quanto l’ho amato ho sempre cercato te, in lui, anche se sapevo che non era giusto e, purtroppo, prima di conoscere lui non riuscivo a rassegnarmi a non averti, sei stato come un tarlo, che mi ha segnato tutta la vita, ed ora averti qui…non ho parole per esprimere quello che provo.»
Lui «Sicuramente ci incontreremo ancora appena torniamo in Italia, viene andiamo al bar a prenderci un caffè e a recuperare i nostri nipoti.»
Monna Lisa «Così si sono alzati, si sono presi per mano e si sono allontanati, inviandomi un ultimo sguardo, non saprò mai come andrà a finire questa storia ma credo nel destino e in questo incontro “magico”, erano così belli, cosi fiduciosi che ho sperato che davvero si sarebbero incontrati ancora e magari iniziare questa storia che non era mai iniziata, ma neppure finita.»
Carlo «Questa sì che è una bella storia, non come quelle che accadono a me con gente che si spintona e litiga per una foto, però devo dirti che anche io ho una storia bella da raccontarti, una vicenda che è successa proprio qui al Museo; te la racconto: c’erano due adolescenti che, lontano dagli altri, si tenevano per mano cercando di non farsi scorgere né dalla professoressa, né dai loro compagni; erano in gita scolastica di fine anno.
Io ero seduto in un angolo, loro credevano di essere soli, non volevo origliare, ma era impossibile non ascoltare, lui le stava facendo delle promesse, le diceva
«Ti prometto davanti alla Gioconda che quando sarò grande ti sposerò e non guarderò nessuna ragazza eccetto te.»
A me veniva da ridere, erano giovanissimi, avranno avuto 13/14 anni, intorno a loro i compagni si agitavano irrequieti, le professoresse erano nervose e tese per cercare di tenerli a bada e spiegare loro cosa stavano ammirando, ma i due erano perduti nei loro sogni e non si rendevano conto di chi gli stava intorno.
Però era bello vedere l’ottimismo in loro, la speranza, erano teneri, mi sarebbe piaciuto sapere se poi i loro sogni un giorno si sarebbero realizzati.
Ora però tocca di nuovo a te raccontare una altra storia, che hai visto da dove sei»
Monna Lisa «Certo da qui dove sono appesa posso solo ascoltare i discorsi che fanno davanti a me, ma ce ne sarebbero di storie da raccontare!
Ti racconto questa, in questa storia non ci sono nonni con i nipoti, questa storia è di due persone adulte, parlavano spagnolo, li capivo poco, ma quel poco che sono riuscita a carpire, anche dai loro gesti avevo intuito che erano amanti; si erano dati appuntamento qui a Parigi, nel museo, ed ora erano davanti a me, che raccontavano sussurrando, come lei era riuscita a convincere il marito a lasciarla venire qui Parigi con la scusa di incontrare un amica, e lui con la scusa di un lavoro, parlavano spagnolo, per questo li capivo poco.
Devo dire che mi facevano un po’ di tenerezza e un po’ rabbia sentire che stavano ingannando delle persone innamorate di loro, ma non voglio giudicare, non si sa mai cosa veramente spinge le persone a questo comportamento, forse la forza dell’amore.
Io sono solo un dipinto e non essendo in grado di provare sentimenti umani, non voglio dare giudizi.
Lei era graziosa, aveva capelli lunghi castani con occhi color nocciola molto belli, lui invece era il classico macho latino, sapeva di piacere, lo si capiva quando si guardava intorno cogliendo sguardi ammirati sulla sua persona.
Ho immaginato che avesse una moglie in casa perché, anche se capivo poco lo spagnolo, ha parlato di figli, facendo intendere alla donna che aveva davanti, che non poteva lasciare la madre dei suoi bambini.
Lei al contrario pendeva dalle sue labbra e si capiva che avrebbe lasciato marito e figli pur di stare con lui…poverina mi faceva tenerezza, sembrava molto fragile.
Ma sai Carlo qui di storie simili capitano tutti i giorni dovrei essere abituata, ma questi due mi sono rimasti nel cuore.
Ora sono stanca si sta facendo notte tra un po’ le persone vanno via e mi lasciano sola, anche tu andrai nella tua casa da tua moglie e da tua figlia, non pensare a me quando sei con loro, dedicagli tutto il tuo tempo libero, se lo meritano, hai una bella famiglia, mi ricordo quando me le hai presentate, anzi grazie di avermi coinvolto, mi fa piacere sapere di appartenere con il cuore a qualcuno, da quando mi hanno appesa qui sento la nostalgia della mia amata terra Italia, io sono Italiana e anche se risiedo qui rimarrò per sempre italiana, tu questo lo sai mi capisci e lo approvi. Buona notte Carlo»
Carlo «Si ti do la buona notte anche io riposa tranquilla qui nessuno verrà a disturbarti, domattina sarò di nuovo accanto a te e potremmo di nuovo raccontarci tante altre storie. buona notte Lisa»