Capitolo 12

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.

MARIO
Stefano è morto, mi spiace lo conoscevo da quando eravamo bambini, certo troppo giovane morire così, forse chiamerò mia sorella per farle le condoglianze, ma se chiamo sicuramente mi richiederà dell’eredità, uuuh non so! Mi sa che sto qui buono buono, faccio finta di niente, no non la chiamo!

FRANCESCA
La cosa più terribile è stato dirlo ai ragazzi, sono rimasti sconvolti, forse non se lo aspettavano nemmeno loro, certamente la vita per noi sarà diversa, i ragazzi dovranno tutti andare a lavorare, Marina non ha l’età però mi potrà aiutare in casa con i maschi, la scuola può attendere per ora dobbiamo tutti rimboccarci le maniche.
Io sono distrutta dal dolore e dalle preoccupazioni, dovrò anche io trovarmi un’occupazione, ma cosa!!! visto che ho la 5 elementare e non so fare nulla.
Certo non mi arrendo, la vita è dura ma io sono ancora più dura della vita

PAOLA
Sono tornata ora, che sollievo essere nella mia casa, lontano dalle disgrazie e dispiaceri, Mi sono sempre lamentata della mia vita in città, ma a confronto di quello che sta passando ora Francesca, è meglio che non mi lamenti più.
Certo che nostro fratello Mario poteva fare almeno una telefonata, è proprio uno zotico campagnolo, sempre con la paura che gli levano la “roba”, che poi è anche nostra, ora voglio vedere se manterrà il suo diniego a l’eredità che ci spetta, ora Francesca ne ha proprio bisogno, e lui si deve rendere conto che non è il padrone di tutto.
Conoscendolo non ci metterei la mano sul fuoco.

MARIO
Alla fine Francesca non l’ho chiamata, Teresa mi ha sgridato, mi ha dato dell’insensibile, non capisce che ho solo paura che queste due, ritornino alla carica, è una vita che se ne sono andate e per tanto tempo non si sono fatte sentire, no che me ne importi nulla, ma adesso Francesca è in momento particolare e non vorrei rivedermela in giro per il paese a reclamare chissà che, intanto Teresa è una pentola di fagioli.
Ho chiesto consiglio ai figli, Fabio, mi rispecchia in tutto e mi ha detto che a loro non spetta nulla, Luigi è preso dal suo mare e dalle sue barche, nemmeno si è degnato di rispondermi, Maria orami felicemente sposata non ha voluto sapere nulla, l’unica che ha avuto da ridire è stata Stella, la mia piccolina che ora tanto piccolina non è, ha un bel carattere, e mi ha sgridato, primo perché non ho fatto le condoglianze alla zia Francesca, poi perché secondo lei e secondo la legge l’eredità va sempre spartita con tutti i figli sia maschi che femmine.
E piccola non ha ancora capito come ci si deve difendere dagli attacchi della vita, ma crescerà e cambierà idea, sono sicuro

FRANCESCA
Speravo in un aiuto da parte dei miei ma sono rimasta come sempre delusa, vedrò come risolvere il problema del sostentamento, andrò da una signora a fare le pulizie, Marina resterà a casa a guardare i fratelli, questo è il suo ruolo.

MARINA
Mio padre è morto, forse non me lo volevano far sapere, erano tutti strani quando passavo io. Finalmente hanno deciso di dirmelo, ho pianto? si! ma ero più che altro frastornata, non mi sono resa conto di quello che voleva dire essere orfani di padre, più che dolore ho provato un grande vuoto, lui non era molto presente in casa, però con me era diverso, mi coccolava, mi voleva bene, non che agli altri non ne volesse. ma con me era particolarmente gentile e tenero, credo che mi mancherà questo, per ora sento solo un gelido vuoto.
Oggi mia madre mi ha fatto un discorsetto, mi ha detto che ora che lei deve andare a lavorare, io devo prendermi cura della casa e dei fratelli, li devi “servire”, ha detto proprio così, io l’ho guardata, non ho riso per rispetto, ma pensare che io “devo servire” i miei fratelli non mi passa per la testa.
Sono stata zitta, ma per la miseria vedrai se servirò i miei fratelli, ma non le hanno le mani come me! Sicuro che io non ci penso nemmeno a “servirli”, solo Giulio si è fatto una risata e mi ha detto che lui da me non voleva nulla, ma anzi si metteva a mia disposizione per qualsiasi problema. Lo adoro!

Capitolo 11

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.

MARIO
Oggi Maria porta a casa il suo fidanzato, era ora pensavo restasse zitella, devo preparare il corredo, ma almeno una volta sposata avrò una bocca in meno da sfamare, Fabio e Luigi non fanno altro che litigare, Fabio lo vedi sempre a sgobbare alla vigna e sulla terra invece Luigi ha i grilli per la testa, dice che il mondo cambia e lui vuole impiantare un’agenzia per il noleggio delle barche, boh.

MARIA (3 figlia di Mario)
Finalmente mio padre ha acconsentito al mio fidanzamento, oggi porto Giuliano a farlo conoscere in famiglia, speriamo che mio padre non faccia come al solito e sia un po’ più gentile, è un orso quando ci si mette, è tenero solo quando sta con Stella, mia sorella minore, la sua preferita.

FRANCESCA
Ho convinto Stefano ad andare in ospedale, non si reggeva in piedi, lo hanno subito ricoverato, non mi hanno detto cosa ha, ma credo sia grave, ieri ha avuto una emorragia non riuscivamo a fermarla, che sia tisi?

PAOLA
Hanno ricoverato Stefano, lo sapevo che non stava bene, prendo il treno e vado a trovarli, vedrò se hanno bisogno di aiuto, in fondo sono la sorella e anche se non siamo mai andate troppo d’accordo voglio farle sapere che io ci sarò.

MARIO
Mi ha chiamato Paola per dirmi che Stefano è stato ricoverato ed è molto grave, mi spiace per Francesca, ma io da qui non posso fare nulla, forse domani la chiamerò, vedremo.

FRANCESCA
Stefano sta molto male non credo riuscirà a passare la notte, sono disperata, ho quattro figli e senza il suo stipendio non so come farò ad andare avanti, Stefano è un testone, è tanto che sta male, ma ha sempre rifiutato la sua malattia, ora è troppo tardi per intervenire, come farò a dirlo ai miei figli!

MARINA
C’è un’aria così elettrica in casa, mamma è andata in ospedale, l’hanno accompagnata i vicini e hanno portato anche Paolo con loro, sento anche gli altri fratelli confabulare tra di loro, quando mi avvicino, tacciono, perché cosa hanno da nascondermi? Orami sono grande, capisco molto più di quello che loro credono, ho le mie idee anche se dicono sono troppo giovane, ma il mio cervello galoppa come se avessi già 20 anni, se ne sono accorti?

PAOLA
Stefano è morto, sono andata al suo funerale, c’era tanta gente, Francesca si è messa in lutto è distrutta, le ho proposto di portare con me a Milano la figlia più piccola così da alleggerirle il peso economico di tutti i figli, ha rifiutato, ha detto che ora la bambina dovrà aiutarla in casa, ma non ha capito che Marina è una “ribelle”

Capitolo 10

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.

MARIO
Oggi per la prima volta ho portato mia figlia Stella al circo, infatti in paese è arrivato con tanti animali e giocolieri, Lei si è divertita da matti, è la prima volta che esco da solo con lei, il lavoro adesso lo devono fare i figli maschi.

FABIO (figlio di Mario)
Ora che sono padre, sento tutta la responsabilità della famiglia, il bambino cresce bene, solo che io ora devo andare sempre nei campi perché mio padre dice che è stanco, però il tempo di passare con mia sorella Stella lo trova sempre, mia moglie fortunatamente, riesce sempre a calmarmi a non farmi litigare con lui o con mio fratello Luigi che da quando si è fidanzato passa più tempo con lei che nella vigna.
voglio vedere quando ci saranno da divedere i frutti della terra cosa si inventerà

FRANCESCA
Questi ragazzi non riesco più a tenerli, sono irrequieti, portano i capelli lunghi, sembrano degli straccioni, hanno i pantaloni larghi, che orrore.
La cosa più grave è vedere Marina sempre davanti allo specchio, vuole farsi la doccia tutti i giorni, invece che una volta alla settimana come mi hanno insegnato i miei genitori.
Questa gioventù moderna non la capisco, vorrei che Stefano fosse più energico con loro, invece quando mi lamento se ne va in un’altra stanza, non vuole sentire lagne, così dice, solo Marina riesce a sconfiggere la sua indifferenza, infatti sempre più spesso la uso come intermediaria.
Le cose tra me e Stefano non vanno tanto bene, inoltre mi sembra sempre più pallido, come se stesse male, solo che lui non si lamenta, e non so cosa pensare.

MARINA
Ieri parlando con una amica mi sono confidata, le ho detto che forse sono diventata “signorina”, mia madre non mi ha mai parlato di questo, come se fosse un tabù, ho dovuto scoprirlo da altre persone, non capisco perché lei non ne parla come se fosse una vergogna, io non so che pensare, alla fine mi sento sempre inadeguata, mi sgrida se mi lavo, mi sgrida se mi guardo allo specchio per controllare i cambiamenti del mio corpo, mi sgrida se mi vede parlare con i “maschi”, come dice lei, insomma non so mai come comportarmi, le amiche sono libere parlano di ragazzi, di mestruazioni , di gonne corte, figuriamoci se io posso portare una gonna sopra il ginocchio, ho addirittura ancora i calzettoni e le trecce.

ENRICO
Anche questa mattina mi sono svegliato con le urla di mia madre contro mia sorella, guardandola mi accorgo che sta diventando grande, le sono cresciuti i seni, ha perso il modo di comportarsi da maschiaccio, non rompe più le scatole per giocare con noi.
Non so perché litigano tanto quelle due, intanto io sto pensando di cercarmi un lavoretto, come si dice da noi “devi imparare un mestiere”, di studiare non ne ho voglia.
Mio padre, quando riesco a parlarci mi da ragione, anche mia madre è d’accordo.
Ho un fratello più grande oltre a Giulio che già lavoricchia, Paolo, ma lui si sente il capofamiglia e la fa un po’ da padrone, ma di lavorare non se ne parla, ha grandi idee in testa, chissà cosa vorrà fare da grande!

PAOLA
Ora che Maura si è sposata sono più tranquilla, anche Luisa sta preparando le nozze.
quando le avrò sistemate tutte e tre, andrò a fare visita a Francesca che vive a Napoli, è tanto che non la sento, sono preoccupata perché mi è arrivata voce che Stefano non sta bene, non so cosa abbia, ma se lei dovesse restare vedova sarebbe un bel guaio con quattro figli da crescere.

MARIO
LUIGI (figlio di Mario)
Sono innamorato, la ragazza dei miei sogni l’ho incontrata qui quando lei è venuta in vacanza, e si questo posto che era dimenticato da Dio ora è meta di turisti, viene tanta gente per il mare, per l’aria buona, per le montagne che contornano i nostri confini, sono felice, e quando Fabio mi rompe perché devo andare a coltivare la terra, lo picchierei, io ho tante idee per la testa, bisogna sfruttare il mare e il turismo, invece di spaccarsi la schiena a coltivare questa terra che a volte è avara.
In fondo lui ha un figlio da crescere io devo pensare solo al mio futuro e ad Annalisa che ha due occhi azzurri come il mare

FRANCESCA
Stefano mi preoccupa, lo vedo sempre più pallido, gli ho consigliato di andare dal medico, ma non ne vuole sapere, dice che sta bene, a me non sembra, è sempre più debole, ma lui è un uomo “duro” figurati se ammette di essere malato…speriamo bene…ho quattro figli da crescere…

PAOLO (figlio di Francesca)
Guardando mio padre, mi sembra di vederlo più pallido del solito, gli ho chiesto se stesse bene e lui si è pure arrabbiato, poi mi ha detto che devo trovarmi un lavoro e imparare un mestiere come già stanno facendo i miei fratelli più piccoli sia Giulio che Enrico.
Non si rende conto che il mondo sta cambiando, non siamo più nel paese, ora si ha voglia di novità di crescere, e non di andare in fabbrica per 12 ore al giorno con una paga da fame, una paga che ti da appena la sussistenza, io ho grandi ideali, non mi posso accontentare di questa vita di sopravvivenza!

GIULIO
Ho sentito mio padre sgridare a Paolo, era ora, solo perché è il più grande si sente in dovere di comandare a noi fratelli, la colpa è di nostra madre che lo vizia, lo sappiamo tutti è il suo preferito, il “cocco di mamma”, a lui è permesso tutto anche di non andare a lavorare come stiamo facendo io ed Enrico…meno male che esco da casa presto e torno tardi così ho poche occasioni di incontrarlo.

MARINA
Adesso ci si mette pure Paolo a sgridarmi, colpa di mia madre che lo istiga contro di me, mio padre mi lascia fare tutto ciò che voglio, invece lui sempre a controllarmi, non basta Enrico che vorrebbe sempre picchiarmi, fortuna che ho dalla mia parte Giulio, lo adoro, è il mio fratello preferito, con lui mi sento protetta e amata.

PAOLA
Domani prendo il treno e vado a trovare Francesca, le notizie non sono buone, Stefano sta peggiorando ogni giorno di più, non capisco perché non lo portano in ospedale, mia sorella è rimasta con la mentalità del paese.

Capitolo 9

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.

MARIO
Ho visto di sfuggita mia sorella Paola, che strano non sia venuta a trovarmi, lei è molto più tranquilla di Francesca, e non mi avrebbe mai chiesto di essere ospitata, forse perché ha saputo del bisticcio tra me e Francesca.
Io non ho tempo da perdere con loro, tra il lavoro, la famiglia che diventa sempre più grande non posso pensare anche a loro, in fondo sono andate via per cercare fortuna altrove e se non l’hanno trovata peggio per loro.

FRANCESCA
Marina mi preoccupa, mi sembra che diventi sempre più grande giorno per giorno e con la crescita devo sopportare il suo carattere che con il tempo non è certo cambiato, anzi direi che è peggiorato.
Ho come l’impressione che le stiano già crescendo piccole mele, spero che sviluppi più tardi possibile, è strana, a volte si chiude in camera a leggere, ma a cosa le servirà mai leggere tanto, non la capisco, a volte invece vuole sempre uscire, stare fuori con le amiche e con la vicina di casa, sono coetanee, ma sono così diverse.
Il mondo sta cambiando, ma io non sono pronta e non sono pronta ad affrontare i ragazzi che diventano anche loro ribelli e capelloni, dove andremo a finire.

PAOLA
Sono tornata a casa a Milano, anche se qui non c’è il mare, ormai mi sento più a mio agio, al paese non sopportavo tutta quella gente di città che si crede padrona, solo perché spende i soldi da noi, ma che ci consideravano comunque “Terrone”.
Mi figlia Maura si è fidanzata ieri mi ha presentato il suo ragazzo, mio Dio aveva i capelli lunghi, dicono che ora vanno di moda così, io non mi ci raccapezzo, Luisa invece aveva una gonna così corta che ho pensato subito “se ti vede tuo padre”, le arrivava sopra il ginocchio, meno male che l’altra Stefania è più tranquilla, lei pensa solo allo studio.

MARIO
Fabio sposato, Luigi fidanzato, Maria non so ma la vedo sempre parlare sottovoce con la madre, chissà cosa avranno da dirsi, spero non sia niente di compromettente, non vorrei cacciare di casa questa ragazza, ma se dovesse fare qualcosa di sconveniente non avrà scrupoli a cacciarla, invece Stella è proprio un amore, ho fatto bene a chiamarla Stella, sempre sorridente, allegra, non fa altro che abbracciarmi e baciarmi, mi sento sciogliere quando la vedo, sarà una magnifica ragazza.

FRANCESCA
Oggi per la prima volta Marina non è voluta uscire con me a trovare una mia lontana parente.

MARINA (figlia di Francesca)
Mia madre non la capisco, vuole sempre tenerti attaccata alle sue gonne, io non lo sopporto, mi sento grande e voglio stare con le mie amiche a giocare e a parlare dei ragazzi,
Oggi dovevo uscire con lei a trovare dei parenti che sono venuti ad abitare vicino a noi, ma mi annoiano, sono così vecchi dicono sempre le stesse cose “come sei cresciuta” come ti sei fatta bella! studi? come vai a scuola? che pizza e poi vogliono sempre sbaciucchiarmi, ma che schifo! Ma, visto che mia madre è molto severa devo fare buon viso a cattivo gioco, sorrido e non accetto mai caramelle se prima lei con lo sguardo non mi da l’approvazione.
Quanto vorrei essere grande e fare quello che voglio.

ENRICO (figlio di Francesca)
Questa mattina sono stato svegliato dalle urla di mia madre, che se la prendeva con Marina, chissà cosa avevano da gridare tanto, certo Marina ha una lingua!!, non posso darle torto del tutto, visto che nostra madre è severissima, ma lo è soprattutto con lei, la vorrebbe tutta femminuccia, ordinata con i capelli legati, silenziosa e ubbidiente.
Solo che lei è esattamente il contrario, gioca con noi come se fosse un maschiaccio, è sempre in disordine e spettinata, ha una lingua che spesso mi viene voglia di picchiarla, per sua fortuna Giulio la difende sempre, e guai a chi gliela tocca, che pizza, invece di dare ragione a me che sono maschio difende lei, è più protettivo di papà, forse perché lui è sempre al lavoro e quando è a casa si chiude in camera a cantare e a suonare, l’ho visto anche dipingere le pareti della camera da letto, boh.

GIULIO (figlio di Francesca)
Che baraonda in questa casa non si fa altro che urlare, mia madre sempre con Marina, Giulio che la vorrebbe sempre prendere per i capelli, devo sempre stare all’erta perché non le facciano del male, io adoro mia sorella anche se ha una lingua lunga, ma sono contento che sia così, il mondo sta cambiando, solo che mia madre non se ne rende conto e tratta Marina come se dovesse essere sottomessa a noi maschietti, non ha capito il vero carattere della bambina!

PAOLA
La prossima settimana Maura si sposerà meno male un pensiero di meno, ultimamente la vedo strana, dicono che sia il mondo che cambi, io ho paura che faccia qualche sciocchezza, mi sono tranquillizzata solo perché sta preparando le nozze,
invece quelle gonne corte su Luisa non mi vanno giù, ma oramai le ragazze fanno quello che vogliono, non ubbidiscono più, non ascoltano nemmeno più il padre, dove andremo a finire.

Capitolo 8: “Cento Anni”

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Simona Gaudenzi.

Serena: «Pronto? Mamma sapessi che bella notizia ho da darti! Ho trovato lo zio Giulio!»

Nadia: «Chi?»

«Giulio, tuo zio, il fratello maggiore di nonna! Lo zio che non hai mai conosciuto»

«Davvero! E come?»

«Mamma, una storia incredibile, tramite internet»

«Ma dove si trova?»

«A Falcade, nella provincia di Belluno.»

«Così lontano?»

«Mamma stanno tutti lì, da quelle parti.»

«Non ci posso credere! Raccontami tutto.»

«Sai quella bella foto che ho appesa in camera? Quella foto antica color seppia dove ci sono i fratelli maggiori di nonna? In quella foto c’è tuo zio Giulio vestito da militare»

«Si la ricordo, tua nonna ti regalò quella foto. Ci teneva tanto. C’è lo zio Giulio, in piedi, la zia Genoveffa con il vestito della festa, e lo zio Luigi, seduto, con i capelli tirati dalla brillantina.»

«È così bella e autentica, ho pensato di pubblicarla su internet, in un sito di vecchi ricordi. La foto è piaciuta tanto, ma anche quello io che avevo scritto al riguardo ha colpito molte persone.»

«Cosa hai scritto?»

«Quello che già sai. La sua breve vita, la sua scomparsa prematura durante la Grande Guerra e nessuna tomba dove poter portare un fiore. Ho aggiunto che erano contadini, nati nella provincia di Viterbo.»

«Eh sì, erano contadini, lo zio Giulio era il maggiore e in quella foto si vedono il suo viso e le sue mani già cotte dal sole. Aveva vent’anni in quella foto, ma già da anni aiutava suo padre nei campi.»

«Insomma mamma, dopo aver ricevuto tanti complimenti per la foto e per la bella storia, stamattina mi scrive una signora. Mi indica l’esistenza di un sito, da lei stessa utilizzato, dove si può ricostruire la storia della propria famiglia, arrivando perfino al 1700.»

«Che cose meravigliose si possono fare adesso con internet!»

«Pensa, sono andata sul sito e, con le poche informazioni che avevo dello zio Giulio, il luogo, la data di nascita e quella di morte, sono riuscita a trovare il suo certificato di morte!»

«Mi sto commovendo»

«Ti capisco mamma, mi sono emozionata anche io.»

«Cosa c’è scritto sul certificato?»

«È scritto completamente a mano, con la penna stilografica e con quella calligrafia che tendeva verso destra, come si usava a quei tempi. È un certificato di 103 anni fa mamma. Eppure, si legge benissimo.»

«Si, ma cosa c’è scritto?»

«Morto nell’ospedale da campo n. 60 in seguito a ferite regione occipitale sinistra da proiettili di artiglieria, sepolto al cimitero di Falcade. Poi in fondo ci sono le firme delle persone presenti: il tenente, il capitano, il tenente medico.»

«Per anni abbiamo cercato di sapere dove fosse, se esistesse un luogo dove andare a portargli un fiore. Ma non si è mai saputo nulla di lui. Non è più tornato e basta. Perché nessuno li ha mai avvisati? Forse a quei tempi era difficile, e con così tanti morti…e poi erano contadini, vivevano in un casale sperduto nella campagna. Tua nonna era la più piccola, avrà avuto otto anni quando vide partire suo fratello per la Guerra.»

«È davvero incredibile, abbiamo cercato di sapere qualcosa per anni e oggi, tramite internet, in poche ore ho saputo quasi tutto!»

«Quasi?»

«Si, mi è rimasto solo questo da fare: domani mattina telefonerò al cimitero di Falcade per avere la certezza che ci sia una lapide, o un monumento ai caduti che riporti il suo nome.»

«Sono troppo vecchia, non ce la farei ad affrontare un viaggio così lungo, vorrei tanto portargli un fiore. Quanto sarebbe contenta la mia povera mamma di sapere che abbiamo trovato suo fratello»

«Non piangere mamma. Se domani avrò la conferma che sta davvero lì, andrò io a trovarlo.»

«Sai cosa penso Serena? Che il destino crudele, che ha stroncato la sua giovane vita, in qualche modo ha voluto fargli un regalo. Ha voluto compensare tutto quello che gli era stato negato.»

«In che modo mamma?»

«Non aveva avuto niente dalla vita, aveva conosciuto solo i campi da arare, non aveva una moglie e non aveva figli, non aveva ancora conosciuto l’amore. A vent’anni era dovuto partire per la guerra ed era morto poco dopo in un ospedale da campo. Nessuno di quelli che lo amavano ha mai saputo dove fosse. Eppure…»

«Cosa?»

«Eppure dopo più di cento anni i suoi pronipoti ancora lo stanno cercando, parlano di lui, pubblicano una sua foto e presto lo andranno a trovare. Ci pensi?»

«È l’amore mamma. L’amore è capace di tante cose. L’amore che avevo per nonna e l’amore che nonna aveva per lui hanno superato il tempo, cento anni non sono niente di fronte all’amore.»

Capitolo 8

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.

MARIO
Sono diventato nonno da parte di Fabio, la famiglia cresce, ora anche Luigi è fidanzato, sto abbandonando la terra ormai coltivo solo quello che ci serve per vivere, sono stanco, mi vorrei riposare, e poi oggi ci mancava la chiamata di Francesca, vuole venire nel paese e mi ha chiesto una stanza dove poter soggiornare per la settimana che si vuole fermare.
Le ho risposto che la casa non è disponibile, una parte l’ho data a Fabio che ora ha un bambino, l’altra ala l’ho destinata a Luigi che sicuramente vorrà sposarsi come il fratello e mettere su famiglia.
Come le ho detto che non potevo ospitarla è diventata una furia, accusandomi di ladrocinio, come se non avessi fatto tanti sacrifici per avere questa casa, che se anche è spaziosa e ha tante stanze serve per la mia famiglia.

FRANCESCA
Mio fratello Mario diventa sempre più insopportabile, con Stefano avevamo deciso di andare a trovare i suoi parenti che abitano accanto al paese della mia nascita, pertanto ho chiamato Mario dicendogli che sarei venuta per una settimana, e che avrei gradito dormire nella casa dei nostri genitori, visto che non mi posso permettere un albergo
Mi ha risposto che lui non poteva ospitarmi, la casa era occupata dai suoi figli, e dovevo arrangiarmi in un altro modo.
Non ci ho visto più dalla rabbia, gli ho gridato per telefono che era un ladro, che si era appropriato dei beni dei nostri genitori e da questo momento avrei combattuto per avere ciò che mi appartiene per il bene dei miei figli.

PAOLA
Mi hanno riferito che Francesca voleva andare al paese a trovare i parenti di Stefano, e aveva chiesto la casa a Paolo, ma lui le ha risposto picche.
Posso solo immaginare la rabbia di Francesca.

MARIO
La mia bambina più piccola Stella, ha espresso il desiderio di andare a scuola, è molto intelligente, non ho dato a nessuno dei miei figli questo sfizio, ma con lei non riesco ad essere duro, in fondo le cose stanno cambiando anche in questo paese dimenticato da Dio.
La mia famiglia sta crescendo, io non ho più la forza di lavorare nei campi e nella vigna, ora ci vanno i miei due figli maschi che però devono pensare anche alla loro famiglia, Maria è ormai una signorina anche lei, aiuta molto la mamma nelle faccende, va bene così, non vorrei mi venisse a dire che vuole sposarsi, dovrei preparare il corredo e il denaro necessario per il matrimonio.
Non è che non voglia ma se penso a quanti soldi sprecati mi prende un colpo.
Eppoi c’è sempre Francesca che quando meno te lo aspetti, mi chiama e ha delle pretese. ma io sono un duro non cederò di certo.

FRANCESCA
Oggi affacciandomi alla finestra mentre sciorinavo il bucato, ho visto i miei ragazzi giocare nel cortile, mi sono resa conto di quanto erano cresciuti, ho visto i loro pantaloncini sempre più corti, sono tutti sani è una bella soddisfazione vederli crescere così.
Anche la bambina Marina cresce a vista d’occhio, con lei mi sbizzarrisco a metterle dei bei vestitini da femminuccia, ma per la miseria, non c’è verso di tenerla in ordine e pulita, mi sembra quasi di avere quattro maschi, gioca sempre con loro anche se si picchiano lei è la peggiore, ha un carattere di ferro.
Ammetto che io non sono tenera, sto educando questi ragazzi con il pungo di ferro, ma lei è capace di sfidarmi ogni volta, non so se usare la cinghia o le buone maniere.
Marina si scioglie solo con il padre che stravede per lei, allora la vedi che diventa femmina, fa due moine, due smorfie e Stefano cade ai suoi piedi.
Mi farà disperare!

PAOLA
Avevo voglia di tornare al mio paese, sono andata ma non ho chiesto ospitalità a Mario, tanto lo so che non mi avrebbe accolta, ricordando la risposta che aveva dato a Francesca.
Il paese sta cambiando, dove una volta era desolato, ora vedi frotte di turisti che si recano al mare, in fondo abbiamo un mare cristallino proprio a due passi dal paese.
Mio marito Sergio, non ha fatto che criticare le giovani donne che passavano per la piazza del paese, ma si sa lui è rimasto indietro con i tempi, e non accetta che ci sia questo cambiamento, che sta accadendo in tutto il mondo, siamo negli anni 60, tutto cambia meno che lui e mio fratello.
volevo andare a trovarlo, ma la paura di essere accolta in malo modo mi ha frenata.
Le mie figlie non sono venute con noi ormai sono grandi e indipendenti, e non amano questo paese, il mio paese.

Capitolo 7: “Una Cena Perfetta”

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Simona Gaudenzi.

Serena continuò per almeno dieci minuti a guardare di tanto in tanto quell’essere indefinibile, completamente immerso in una bacinella piena d’acqua, nel lavandino della sua cucina.
Stava lì, quasi rannicchiato in posizione fetale, per un attimo le sembrò davvero un feto immerso nel liquido amniotico.
Una serie di domande, in quel momento per lei di massima importanza, le si affollarono nella mente. Cosa ne doveva fare? Come era venuto in mente a suo marito di accettarlo e di invitare a cena chi glielo aveva regalato? Non conosceva ancora le sue debolezze, dopo due anni di matrimonio?
L’essere sembrava guardarla in modo freddo e distaccato, con quel suo occhio ormai privo di palpebre. Poi le sembrò di vedere uno sguardo di accusa.
“Non è colpa mia” gli disse dispiaciuta “se fosse per me staresti ancora a brucare il trifoglio”.
Serena adorava mangiare i cosciotti e il petto cucinati alla cacciatora, ma lì, tutto intero, nella sua tragica e grottesca situazione, sembrava rinfacciarle la sua tragedia senza scampo.
Le lontane origini contadine di Serena in quel momento non avevano alcun effetto su di lei, prevaleva invece la parte cittadina e schizzinosa, ereditata da suo nonno materno. Quello che aveva davanti non era un pezzo di carne da cucinare, ma il cadavere scuoiato di un coniglio.
“Potrei cucinarlo intero, così non sarei costretta a smembrarlo, ripieno con patate, olive nere e finocchio selvatico, alla viterbese, come lo fa nonna, ma dove trovo adesso il finocchio selvatico?
Optò allora per la ricetta alla cacciatora, una sua specialità, ma il coniglio in quelle occasioni lo comprava già a pezzi e il non vederlo intero metteva a tacere la sua vigliacca coscienza animalista, come se quelle coscette o quei pezzi di petto non fossero mai appartenuti a nessuno.
Pensò di farsi aiutare da sua nonna, ma si vergognò, la richiesta avrebbe dato un duro colpo al suo voler apparire una cuoca provetta.
“Basta adesso! Smettila!”. Indossò i guanti di lattice, tirò fuori il povero coniglio dal suo liquido amniotico, lo adagiò su un grosso tagliere, si mise davanti al tavolo della cucina e la mannaia colpì. Staccò per prima la testa, da buttare, poi, ad una ad una, le varie parti del corpo. Solo allo stacco della testa emise un piccolo grido, per darsi coraggio, poi il resto venne da sé.
Quella sera a cena il coniglio fu uno dei piatti forti, con il suo intingolo di olive, salvia, capperi e quel leggero sentore di vino e aceto. Serena lo portò in tavola su di un bel vassoio di acciaio e lo servì ai suoi commensali, ma quando fu il momento di metterlo nel suo piatto disse che non aveva molta fame e passò direttamente al contorno di carciofi fritti alla romana.

Capitolo 7

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.

MARIO
E si Fabio è innamorato, la ragazza la conosco è una brava figliuola, solo che se lui va via mi rimane solo un figlio per aiutarmi nei campi.
Sto pensando anche di lasciargli una parte della casa dei miei genitori, se vuole mettere su famiglia, lo aiuterò come posso.
In fondo le mie sorelle hanno capito che con me non c’è trippa per gatti e non si sono più fatte sentire per reclamare “la roba” e comunque avrei fatto quello che ritengo giusto per me.

FRANCESCA
Mi sono giunte voci dal paese, che Mario ha dato una parte della casa dei nostri genitori al figlio maggiore Fabio.
Non si è curato nemmeno di avvertire me e mia sorella Paola, come se non esistessimo, e non avessimo nessun diritto
PAOLA
Mi ha chiamato Francesca, quando lei chiama è per lamentarsi di qualcosa, ma questa volta aveva ragione, mi ha messo al corrente che Paolo infischiandosene di noi ha dato una parte della casa al figlio Fabio che vuole sposarsi,
Era furiosa, lo sono anch’io ma non me la prendo più di tanto, lo so che Mario è sempre stato un despota.
Da una parte penso alle mie figlie dall’altra non voglio litigar con nessuno, poi Sergio se sente parlare della mia famiglia…lasciamo perdere…io sto qui buona buona vedrò come si comporta Francesca

MARIO
Oggi si è sposato Fabio sono contento spero facciano figli maschi, anche se ultimamente le cose sono cambiate, i giovani fanno sempre meno figli, dicono che costano troppo, ai miei tempi queste cose nemmeno ci passavano per la testa.
Sono sempre più stanco la terra mi toglie tutte le forze, a volte mi porto sui campi Stella, non certo per farla lavorare, io l’adoro, ma per viziarla e stare con lei quando nessuno mi vede, mi sento in imbarazzo se mi vedono giocare con lei, invece quando siamo nei campi riesco anche a rotolarmi sull’erba con lei, è un amore è bella e simpatica, sarà la mia gioia.

FRANCESCA
Avrei voluto una sorella più decisa, Fabio mio nipote si è sposato e suo padre non si è nemmeno degnato di chiamarci per il matrimonio, è proprio uno zotico, Paola poi piagnucola quando le dico le cose come stanno.
Vorrei tornare al paese per reclamare quello che ci appartiene ma con una sorella cosi vigliacca mi riesce difficile lottare, a parte che sono talmente stanca, con quattro figli e una casa da mandare avanti è veramente dura, con un marito che di casa se ne infischia, i figli sono per lui solo un passatempo, con la piccola è diverso, anche se lei è indemoniata, lui quando la vede non riesce ad ignorarla ci gioca l’abbraccia, la porta a spasso, certo bella è bella, è una miniatura tutti ci fermano per strada per farci i complimenti, peccato che non sta ferma un minuto.

PAOLA
Mi è giunta voce che Fabio si è sposato, Mario non si è degnato di chiamarci per farcelo sapere, l’ho saputo da una vecchia conoscente del paese, e da Francesca, che sa sempre tutto, chissà come fa, visto che ha poco tempo con quattro figli da crescere.
Io al matrimonio di mio nipote sarei andata, ma non so perché Mario non ci ha avvertiti, forse aveva paura di dover di nuovo parlare della “roba” dei nostri genitori, o forse aveva paura di doverci ospitare visto che non abbiamo nemmeno più un posto dove pernottare, incredibile, tornare al paese e non sapere dove andare, questo fratello è assurdo, ha ragione Francesca.

Capitolo 6: “Sorelle”

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Simona Gaudenzi.

La sera prima del matrimonio di Serena, Anna venne a casa con suo marito per quello che doveva essere un festeggiamento ed un saluto per la futura sposa. Cenarono tutti insieme, Serena era molto emozionata quella sera, l’aspettava una nuova vita.
Dopo cena andò in bagno per raccogliere le cose che doveva portarsi via per il viaggio di nozze. Poco dopo entrò sua sorella Anna e le chiese cosa stesse facendo. Serena le fece vedere soddisfatta i nuovi trucchi che si era comprata per l’occasione.
Anna guardò gli ombretti e disse con voce già un po’ alterata: “Ma sono della Chanel! Una marca costosissima!”
Serena le rispose: “Si in effetti…ma sai, per il matrimonio non ho voluto badare a spese”.
Anna cominciò ad alzare il tono della voce: “Ma ti sembra il caso di spendere così tanto per degli ombretti?!”
Serena le disse: “Non è una cifra assurda, non sai neanche quanto costano in realtà, e poi comunque li ho pagati con i miei soldi”.
Anna continuò ad inveire su quegli ombretti, aveva gli occhi dilatati ed il viso sformato dalla rabbia, sembrava una pazza.
Serena era ammutolita, non poteva credere a quello a cui stava assistendo. Capì che non c’era risposta da darle. Sua sorella aveva solo voglia di aggredirla. Gli ombretti erano stati una scusa. Serena capì che sua sorella la detestava.
Anna fece per uscire dal bagno, aveva gli occhi ancora sgranati ed il viso alterato.
Serena per un attimo ebbe il solito istinto, ormai consolidato in lei, di sopportare e lasciarla andare senza dire niente. Ma la vita diversa che l’aspettava era come se in qualche modo fosse già calata in lei, si sentì protetta da quella nuova vita. E reagì.
“Che problemi hai?” le disse a voce alta, mentre Anna stava uscendo dal bagno.
Anna tornò indietro, con lo sguardo un po’ sorpreso. Non era abituata a una reazione di sua sorella: “Che problemi dovrei avere, secondo te?”
“Il problema di volermi rovinare la serata. Lo sai che domani mi sposo? Domani mi sposo! E tu non hai altro da dirmi?” Serena sentì che stavano rompendosi gli argini dentro di lei, ne ebbe quasi paura.
“Guarda che si sposano tutti, anche io mi sono sposata, non è mica l’avvenimento dell’anno il tuo matrimonio” il sorrisetto sul viso di Anna combaciava col suo tono sarcastico.
“Certo, cercare di sminuire tutto ciò che riguarda me è la tua specialità. Lo hai sempre fatto. Ti ripeto la domanda: che problemi hai?”
“Io nessuno, forse tu ne hai”
“Invece ce l’hai, altrimenti non ti comporteresti così. Dovresti essere felice del mio matrimonio, invece cerchi di rovinarmi la serata. Ti dispiace forse che non sei la prima donna in questi giorni? Non ti senti in primo piano?”
“Ma tu sei diventata matta”
“Non solo non sono matta, non solo spendo quanto mi pare per quello che mi pare, ma domani sarà il mio matrimonio, tu sarai in secondo piano, e quando tutto sarà finito sarò in un’altra casa dove tu non potrai fare la prima donna viziata.”
“Gelosa?”
“No, non sono mai stata gelosa di te, la primogenita viziata, ma pensavo che fossi capace di farti da parte almeno una volta, invece non ce la fai.”
“Senti, ti stai facendo un film da sola. Primogenita viziata, primato, privilegi…ma di che stai parlando? E ti permetti pure di dire che non sei gelosa?”
“Certo, adori pensare che io sia gelosa. Ti sentiresti sminuita se io non fossi gelosa di te. Ebbene, fattene una ragione, non sono mai stata gelosa di te, i tuoi privilegi in famiglia erano per me normalità, pensavo però che avessi un minimo di affetto nei miei confronti, invece adesso ho capito che non hai neanche quello. Non sai godere della mia felicità, ti disturba.”
“Stai dicendo un mucchio di scemenze” Anna si girò per uscire dal bagno, non sapeva cos’altro dire e tutto sommato aveva raggiunto il suo scopo: aveva rovinato la serata a sua sorella.

Capitolo 5: “Ti Guardo Le Spalle”

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Maria Carmela Brandi.

Penso spesso all’ultimo incontro con Claudio. I giorni trascorrono veloci, la famiglia, il lavoro, gli amici e la scuola di ballo.
Roma non ha un clima molto rigido e i mesi invernali regalano giornate che fanno pensare ad un’eterna primavera: i parchi della città sono sempre fioriti, le strade affollate e la musica fa eco dai locali con i loro tavolini all’aperto.
Passo molto tempo in ufficio, entro la mattina presto ne esco che è buio. Qualche volta mi fermo con Martina per una passeggiata e un aperitivo in centro, abbiamo scoperto un ristorante al Rione Monti che unisce gusti esotici a quelli orientali: Temakinho.
È un posto dove ci divertiamo e ci perdiamo nelle nostre lunghe chiacchierate.
Il Rione Monti ha stradine che si aprono su piccole piazze circondate da palazzetti antichi con le finestre da cui si intravedono i soffitti di legno e vasi di fiori colorati. Verso l’ora dell’aperitivo è sempre pieno di gente che passeggia o che si appresta alle ultime compere prima che chiudano i negozi. Seduti sulla scalinata della Fontana dei Catecumeni di piazza Madonna dei Monti, gruppi di ragazzi che chiacchierano al riverbero degli ultimi raggi di sole, bevendo un drink. Tutto dona a questo quartiere, al centro di Roma, un’atmosfera umana e di altri tempi dove gli elementi moderni sono ospitati con eleganza in angoli rinascimentali.
Ho raccontato a Martina cosa è accaduto durante l’ultimo incontro con Claudio.
Mi ha guardato incredula: “E’ difficile accettare ciò che mi dici, ma ti conosco da sempre e ho fiducia in te. Potrebbe essere un episodio, capita di avere delle percezioni. Ho saputo di altre persone che hanno vissuto la stessa esperienza e letto qualcosa in proposito.”
Martina mi rassicura e mi incoraggia a non farmi condizionare da quanto accaduto.
Le dico che voglio capire cosa sia successo, perché vorrei essere pronta se dovesse riaccadere di vedere qualche immagine che riguarda Claudio.
Negli ultimi tempi guardo spesso il display del telefonino, aspetto una telefonata di Claudio, dall’ultima volta ha diradato le chiamate. Però Mi scrivere spesso messaggi veloci che si risolvono in un saluto o mi manda foto dai luoghi in cui si trova.
Il mio ufficio ha una finestra che affaccia su via Marghera. Dalla scrivania posso perdermi nella lunga prospettiva che segna la strada. Questa posizione mi piace perché dà l’impressione di uno scivolo e di una via di fuga in cui vengono inghiottite le ore di discussioni con i colleghi su questioni di lavoro.
Mi squilla il telefonino è Claudio. Sono contenta, il cuore si riempie:
“Ciao, come stai? Sei in città?”
“Sono rientrato da poco, sto bene! Ti dovevo chiamare! ti dovevo sentire!”
Mi sembra che la sua voce tremi appena.
“Anche io sto bene, ma mi manchi tanto.”
“Ci vedremo presto, ho bisogno di parlare con te!”
La voce calda e rassicurante di Claudio mi ha tranquillizzata, penso che abbia avuto bisogno di tempo per pensare e chiarire a sé stesso ciò che era accaduto l’ultima volta tra noi. Sicuramente mi avrebbe fatto delle domande e avrebbe voluto dei chiarimenti.
Se penso a quando ci siamo salutati, un mese fa sulla porta di casa, i suoi occhi stretti nelle pieghe delle rughe come per scrutare nei miei e cercare di capire cosa mi aspettassi da lui dopo le mie rivelazioni. Nulla mi lasciava la certezza di un suo ritorno.
Ora il tono della sua voce al telefono mi ha incoraggiata ad indagare sul fenomeno di cui ero stata protagonista, su cosa significasse vedere immagini della sua vita di cui ero completamente allo scuro prima di quel momento.
Decido di parlarne con una ragazza che avevo conosciuto qualche tempo prima, sapevo che si interessava di eventi particolari e delle possibilità della mente.
Si chiama Anna, mi è stata presentata da Susi un’amica in comune, le chiedo di vederci, ho bisogno di parlarle. Anna incuriosita mi dà appuntamento per il giorno dopo.
Raggiungo Anna, vive con i suoi due figli, è una donna molto elegante, è laureata in psicologia, ci siamo subito piaciute.
Mentre prepara il caffè, io osservo l’arredamento, ci sono mobili antichi, ma anche moderni, tutto è molto ordinato, nonostante sembrasse che gli oggetti fossero stati lasciati lì a caso.
Anna arriva con un vassoio e dei pasticcini. Apprezzo molto il suo modo di fare, sa di altri tempi.
Si siede, mi chiede di raccontarle tutto, osserva la mia espressione preoccupata e piena di interrogativi.
Inizio a descrivere in modo dettagliato l’episodio con Claudio.
Spiego che continuo ad avere davanti agli occhi, come dei quadri in una galleria, alcuni momenti della vita di lui, che se mi lascio andare al flusso riesco a vedere la sua casa e le persone che incontra. Ma blocco queste immagini, perché è tutto molto reale!
Mi dice:
“Non ti stupire, può accadere, si sono aperti i tuoi canali.”
La guardo:
“Di quali canali parli?”
“Di quelli percettivi, non si tratta, naturalmente dei cinque sensi!”
E continua:
“Ognuno di noi li possiede, molti però per vari motivi istintivamente li tengono chiusi, tu li hai aperti, probabilmente il sentimento che provi per Claudio ha tolto il “tappo”.”
Se prima avevo tante domande, ora si raddoppiano, cerco di ordinarle per ricostruire un discorso che avesse un filo logico, perché continuo a non capire.
Anna pensa che io possieda dei “doni”, mi fa delle domande per individuare nella mia esperienza passata se si fossero verificati episodi di percezioni particolari o di telepatia.
Le dico che questi temi mi hanno interessata da sempre, ma non mi sono mai soffermata su di me e racconto che mi capita spesso di pensare ad una persona che non vedo da tanto e subito dopo si palesa con una telefonata o un incontro casuale.
A proposito di questo, mi viene in mente che appena traferita a Roma per gli studi universitari, ho incontrato per caso delle persone che avevo incontrato in vacanza quando avevo dieci anni e che non vedevo da moltissimo tempo. Avevo sempre pensato che questi incontri fossero incredibili in una città grande come Roma.
All’Università avevo conosciuto una ragazza che per gioco leggeva i “Tarocchi” e che poi aveva insegnato anche a me ad interpretarli, confesso ad Anna che riuscivo abbastanza bene ad inquadrare delle situazioni su cui mi veniva chiesto di indagare. Ma da anni non li avevo più praticati. Era un gioco tra studenti.
Ripenso, poi a mio padre che aveva una particolare sensibilità, riusciva a collegarsi con qualche spirito della natura, dicevo io.
Da piccola avevo assistito più volte ad una sorta di rito, che praticava papà, si trattava di un fenomeno meteorologico: la “Cuda i Sifuni”.
Spiego che si tratta di una espressione dialettale con la quale i pescatori fanno riferimento alle trombe d’aria, tanto temute da chi lavora sui pescherecci.
Capitava che eventi del genere si verificassero all’orizzonte dello specchio di mare su cui dava la nostra casa al paese.
Papà da esperto pescatore non appena scorgeva una sorta di nuvola con una coda e che si avvicinava alla costa, andava in cucina prendeva un coltello dal manico bianco e iniziava a pronunciare delle formule, una sorta di preghiere e miracolosamente la nuvola a forma di imbuto, anziché avanzare, dopo un po’ si disperdeva.
Non so quali poteri potesse possedere papà, ma riusciva a fare questa cosa.
Anna ci pensa un attimo e mi conferma che quelli si potrebbero considerare dei piccoli segni di una mia particolare indole e che probabilmente abbia ereditato dei doni.
Ora è necessario, però capire quali siano le mie reali possibilità, se devo coltivare queste capacità percettive o sia meglio lasciare andare.
Anna mi consiglia, prima di prendere una decisione definitiva, di incontrare una giovane donna di sua conoscenza, Silvia.
Mi confessa: “Sai, anche io ho avuto bisogno di avere delle indicazioni per delle decisioni da prendere su importanti temi della mia vita. Mi sono rivolta a Silvia per un consiglio, è molto brava.”
Le rispondo:
“Legge il futuro?”
Risponde:
“No, legge i messaggi del cuore e dell’anima. Si chiamano “Registri Akashici”.”
Cerco di capire meglio, chiedo che mi spieghi nei particolari, non ne avevo mai sentito parlare.
Lei continua:
“Ti lascio il suo numero di telefono, dille che chiami a nome mio. Tu prepara delle domande da porle e lei con il tuo permesso, chiederà alla tua anima.”
Anna prende le mie mani e rassicurandomi mi dice:
“Sono certa che risolverai e comprenderai cosa ti sta accadendo e perché.”
La saluto, prendo il numero di silvia, la ringrazio per la comprensione e dei consigli, ma confesso mi sentivo più confusa di prima, nello stesso tempo ero determinata a risolvere questa complicata “matassa”.
Il giorno seguente prendo il bigliettino su cui avevo scritto il numero di Silvia, leggo i numeri, mi decido e la chiamo:
“Ciao Silvia non mi conosci, chiamo da parte di Anna, mi ha consigliato di contattarti, pensa che possa aiutarmi, ho delle domande da porti.”
La donna dall’altra parte del telefono mi risponde con gentilezza e comprensione:
“Sono felice di riceverti, anche domani.”
Le sue parole mi rassicurano e poi mi fido di Anna, così accetto.
Preparo le domande su un foglietto, il tema principale è cercare di esplorare il mio carattere e sul perché incappassi sempre negli stessi errori o incontrassi la stessa tipologia di persone che poi mi creavano dei problemi e sofferenze. Ma quello che volevo scoprire con lei era dare una spiegazione alle immagini che vedevo.
Sto in macchina e mi sto dirigendo all’indirizzo che Silvia mi ha dettato al telefono, mentre guido, percepisco una figura di una giovane donna dai capelli rossicci, una fisionomia di altri tempi, un sorriso solare.
Ancora una volta, cerco di non fare troppo caso a questa impressione e penso alla strada e al traffico della città. Un acquazzone accompagna il tragitto.
Arrivo sotto casa di Silvia, citofono e mi risponde una voce di donna squillante e allegra, mi indica la scala e il piano.
Salgo e con mia grande sorpresa Silvia è la donna di cui avevo visto il viso prima in macchina.
Faccio finta di niente, la saluto, le porgo una piantina che ho preso per lei per ringraziarla del solerte appuntamento, sapevo che di solito per averlo bisognava attendere un po’ di giorni.
Mi fa accomodare in un salottino. Tutto in casa era come lei, allegro e pieno di colore, le faccio i complimenti per l’arredamento, mi accomodo sul divano. Mi offre del tè e mi chiede di farle vedere le domande.
Mi spiega cosa farà.
Ha bisogno di un po’ di tempo per prepararsi, passa in esame il foglio, mi fa intendere che sono riuscita a formularle nel modo giusto, mi racconta dei “Registri Akashici”, una grande fonte di conoscenza cosmica, ascolto con attenzione, ma so che mi devo documentare meglio per comprendere il significato di quello che mi dice.
Mi lascia da sola e si conceda per un po’. Continuo a pensare a tutta la situazione, non è facile per me vivere questa esperienza.
Silvia ritorna nel salottino e inizia a scrivere su un foglio le risposte alle domande che ho posto.
Dopo legge ad alta voce il testo, presto attenzione alle sue parole e trovo impressionante quanto le risposte alle domande siano precise e molto vicine alla realtà, una cosa mi lasciava senza parole: avevo la conferma che potevo sentire e percepire, se solo mi fossi abbandonata alla voce della mia anima, avrei potuto ascoltare parole e vedere immagini che normalmente altri non potevano.
Questa possibilità non potevo utilizzarla per me stessa, ma ero a servizio degli altri, serviva per aiutare il prossimo.
Discuto con Anna mi tranquillizza e mi dice che posso richiamarla se solo ne avessi sentito il bisogno, la saluto, ringraziandola.
Una volta da sola, ripenso alle sue parole e al fatto che lei trovasse normale che potessi possedere dei doni, che avrei dovuto educare ed esercitare.
Allora ricollego la percezione avuta in presenza di Claudio, al fatto che fosse accaduta perché era di aiuto e che forse avrebbe dovuto riflettere bene sui progetti da realizzare con il suo amico.
Sento un gran bisogno di raccontagli tutto e di dirgli che sono lì e che gli guardo le spalle.