Capitolo 8: “Cento Anni”

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Simona Gaudenzi.

Serena: «Pronto? Mamma sapessi che bella notizia ho da darti! Ho trovato lo zio Giulio!»

Nadia: «Chi?»

«Giulio, tuo zio, il fratello maggiore di nonna! Lo zio che non hai mai conosciuto»

«Davvero! E come?»

«Mamma, una storia incredibile, tramite internet»

«Ma dove si trova?»

«A Falcade, nella provincia di Belluno.»

«Così lontano?»

«Mamma stanno tutti lì, da quelle parti.»

«Non ci posso credere! Raccontami tutto.»

«Sai quella bella foto che ho appesa in camera? Quella foto antica color seppia dove ci sono i fratelli maggiori di nonna? In quella foto c’è tuo zio Giulio vestito da militare»

«Si la ricordo, tua nonna ti regalò quella foto. Ci teneva tanto. C’è lo zio Giulio, in piedi, la zia Genoveffa con il vestito della festa, e lo zio Luigi, seduto, con i capelli tirati dalla brillantina.»

«È così bella e autentica, ho pensato di pubblicarla su internet, in un sito di vecchi ricordi. La foto è piaciuta tanto, ma anche quello io che avevo scritto al riguardo ha colpito molte persone.»

«Cosa hai scritto?»

«Quello che già sai. La sua breve vita, la sua scomparsa prematura durante la Grande Guerra e nessuna tomba dove poter portare un fiore. Ho aggiunto che erano contadini, nati nella provincia di Viterbo.»

«Eh sì, erano contadini, lo zio Giulio era il maggiore e in quella foto si vedono il suo viso e le sue mani già cotte dal sole. Aveva vent’anni in quella foto, ma già da anni aiutava suo padre nei campi.»

«Insomma mamma, dopo aver ricevuto tanti complimenti per la foto e per la bella storia, stamattina mi scrive una signora. Mi indica l’esistenza di un sito, da lei stessa utilizzato, dove si può ricostruire la storia della propria famiglia, arrivando perfino al 1700.»

«Che cose meravigliose si possono fare adesso con internet!»

«Pensa, sono andata sul sito e, con le poche informazioni che avevo dello zio Giulio, il luogo, la data di nascita e quella di morte, sono riuscita a trovare il suo certificato di morte!»

«Mi sto commovendo»

«Ti capisco mamma, mi sono emozionata anche io.»

«Cosa c’è scritto sul certificato?»

«È scritto completamente a mano, con la penna stilografica e con quella calligrafia che tendeva verso destra, come si usava a quei tempi. È un certificato di 103 anni fa mamma. Eppure, si legge benissimo.»

«Si, ma cosa c’è scritto?»

«Morto nell’ospedale da campo n. 60 in seguito a ferite regione occipitale sinistra da proiettili di artiglieria, sepolto al cimitero di Falcade. Poi in fondo ci sono le firme delle persone presenti: il tenente, il capitano, il tenente medico.»

«Per anni abbiamo cercato di sapere dove fosse, se esistesse un luogo dove andare a portargli un fiore. Ma non si è mai saputo nulla di lui. Non è più tornato e basta. Perché nessuno li ha mai avvisati? Forse a quei tempi era difficile, e con così tanti morti…e poi erano contadini, vivevano in un casale sperduto nella campagna. Tua nonna era la più piccola, avrà avuto otto anni quando vide partire suo fratello per la Guerra.»

«È davvero incredibile, abbiamo cercato di sapere qualcosa per anni e oggi, tramite internet, in poche ore ho saputo quasi tutto!»

«Quasi?»

«Si, mi è rimasto solo questo da fare: domani mattina telefonerò al cimitero di Falcade per avere la certezza che ci sia una lapide, o un monumento ai caduti che riporti il suo nome.»

«Sono troppo vecchia, non ce la farei ad affrontare un viaggio così lungo, vorrei tanto portargli un fiore. Quanto sarebbe contenta la mia povera mamma di sapere che abbiamo trovato suo fratello»

«Non piangere mamma. Se domani avrò la conferma che sta davvero lì, andrò io a trovarlo.»

«Sai cosa penso Serena? Che il destino crudele, che ha stroncato la sua giovane vita, in qualche modo ha voluto fargli un regalo. Ha voluto compensare tutto quello che gli era stato negato.»

«In che modo mamma?»

«Non aveva avuto niente dalla vita, aveva conosciuto solo i campi da arare, non aveva una moglie e non aveva figli, non aveva ancora conosciuto l’amore. A vent’anni era dovuto partire per la guerra ed era morto poco dopo in un ospedale da campo. Nessuno di quelli che lo amavano ha mai saputo dove fosse. Eppure…»

«Cosa?»

«Eppure dopo più di cento anni i suoi pronipoti ancora lo stanno cercando, parlano di lui, pubblicano una sua foto e presto lo andranno a trovare. Ci pensi?»

«È l’amore mamma. L’amore è capace di tante cose. L’amore che avevo per nonna e l’amore che nonna aveva per lui hanno superato il tempo, cento anni non sono niente di fronte all’amore.»

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