Un Oceano Diverso

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Matteo Cattani (Marte).

Un orologio rotto
segna due volte al giorno
l’ora della sua fine,
poco importa se sia l’ora esatta
ed è questa l’immagine perfetta
di dove mi trovavo io.
Poi le lancette
hanno ripreso a girare,
gli ingranaggi danzanti a roteare
ed il quadrante nel buio
si è illuminato di colore.
Quanto amore mi ero perso
negli occhi dei bambini
che sono ogni volta
un oceano diverso,
insegno agli uomini
e alle donne di domani,
che la musica
è la lingua dell’universo,
quella che usi
per parlare con chi ami.

Io, Marte,
il dio della guerra
che si riempie d’amor e di pace,
perché anche rinascere è un’arte
e farlo non sai quanto mi piace,
sono il re delle farfalle.
Lontano da casa
sento mia madre più vicina,
la rivedo bambina
tendermi la mano,
confessarmi che il dolore è lontano
e che ha smesso
di giocare a nascondino.
Il mio orologio adesso funziona
non sbaglia di un secondo,
nuova musica suona.

Non Dimentico Più

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Matteo Cattani (Marte).

Sarà che la mia pazienza è zero,
che il cervello manca di un emisfero
e non riesco a pensare
o non ne voglio parlare.
Saranno gli anni che passano
e che non riesco a contare,
sarà che tutto quel che accade
sta prendendo senso
e quando ti penso,
il mio respiro viene meno.
Cado in picchiata da un grattacielo
e non ho idea di cosa sia un paracadute,
attraverso le maschere vedo le anime nude
e per loro provo pena,
la gioia sale e l’ansia scema.

Sono di scena,
il mio respiro si fa veloce,
la felicità è una bestia feroce
che divora la noia, piuttosto veloce,
ed io mi fingo
come sfinge truccata da mimo,
o come il primo dei pensieri che ho
e che non sei tu.
Ho la sensazione di precipitare
ma in realtà sto salendo su
e mentre il sole mi brucia la pelle
la luna mi cura,
ho la faccia che è fatta di cera
ed appena si scioglie ne appare una nuova.
Non dimentico più.

Rabbia Allo Stato Liquido

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Matteo Cattani (Marte).

“Se mi concentro bene e attentamente
riesco a sentire i pensieri
spostarsi all’interno della testa.
Trovare un varco nel poco spazio che resta,
poiché tutto è occupato dalla rabbia.
Ho provato a mettere in gabbia
una sostanza allo stato liquido,
un gesto stupido e del tutto inutile,
nonché ridicolo,
ma io ci proverò lo stesso, del resto,
esiste sempre un seme che resiste al cemento,
lo spacca da dentro e fiorendo riappare.
Sta a noi scegliere il senso da dare,
alla vita,
al gesto di lasciar andare tutte quelle dita
che ci tengono fermi nel tempo,
ma io se solo ci penso,
provo sgomento.
Le persone più importanti della mia vita
vivono ignare o hanno vissuto
la loro unica esistenza,
mentre io le porto ancora tutte dentro,
e mi distrugge ogni giorno
il peso della loro assenza.”

Ogni Cosa È Aria

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Matteo Cattani (Marte).

“Mi manchi
e mi manca l’aria per dirlo,
sopra un foglio getto il senso
ma un silenzio può impedirlo,
posso sceglier di esser padre,
ma non sceglier se esser figlio,
questo bivio mi disturba e tu non vuoi proprio capirlo.
Allora dillo, anima sola
che la vita non è scelta,
non è mai democrazia
mentre aspettiamo dio che scenda
e ci arrediamo l’agonia
per nuotar meglio nella merda,
ed un’apnea che vuoi che sia?
Vuoto all’ennesima potenza!
C’è chi di te non coglie nulla
e chi ti osserva in ogni cosa.
Conta veramente il prezzo o il luogo in cui compri una rosa?
Far l’amore stesi a terra oppure farlo fermi in aria,
cosa cambia?
cosa resta?
È solo gioia immaginaria.
Aria’ mi manca l’aria.”

Numeri Come Persone

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Matteo Cattani (Marte).

Vedo il mondo cercare una cura
ma non una cura per la paura,
intendo una soluzione permanente
per i difetti dell’umanità
che cerca il modo giusto
per comunicare il messaggio sbagliato
e lo fa
con il sorriso stampato sulla faccia
quella che non mette mai,
commette sbagli che poi
non paga mai quando deve
ma sempre e solo tutti insieme.

Vedo un mondo che brucia e che si scioglie,
l’albero della vita perdere foglie
e gli inverni sempre più duri passare.
Vedo l’acqua del mare
ed un pesce che mastica un pezzo di plastica
e mai più respirare.
Vedo svanire l’amore come concetto assoluto
e quando un cuore si rompe
troviamo sempre e subito un sostituto.
Vedo l’umanità tremare figlia di un Dio
che non la vuole,
vedo schiavi innamorati del padrone,
vedo numeri, ma una volta erano persone.

Ho Sognato Una Guerra

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Matteo Cattani (Marte).

“Piovono aerei da caccia
invece della solita pioggia,
una parte del cielo si stacca
ed atterra sul ghiaccio
implodendo nell’acqua.
Poi subito dopo
un’onda di fuoco,
si perde alla vista
ed il sole oltrepassa.
Nel sogno la guerra è un bel gioco
ma solo e soltanto
se non mi tocca.
Ed io alla fine mi sveglio
e forse è anche meglio,
se spengo la televisione
e resto in dormiveglia,
sia mai che il nemico si accorga
che la mia bandiera non è mai la stessa.
Sta arrivando un’altra guerra
l’ennesima senza coerenza.”

Assenzio

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Matteo Cattani (Marte).

“Ti racconterò una storia
che è finita troppo presto,
ben diverso il suo principio
così pieno di colori,
nei bicchieri solo l’aria
e quello che era tuo, era nostro,
ma neanche l’ombra dello schifo
o del dolore che ora provi.
Ti disegnerò su un foglio
il percorso di un destino,
che è cambiato mille volte
ma non ha mai perso il passo
e tutto quello che non voglio
è ancora oggi qui vicino,
i passi muti di una madre
incamminarsi verso l’alto.
Ti dirò dov’è quel posto
dove andavo con la mente
quando l’eco del silenzio
si faceva troppo forte,
quel satellite nascosto,
solo nostro,
senza niente,
dove io truccavo il viso con l’assenzio
per confondere la morte,
per parlare con la gente.”

Mille Piroette Incontra Matteo Cattani In Arte Marte

Gli occhi e lo sguardo penetranti ricordano quelli di Johnny Depp nei panni di Jack Sparrow dei Pirati dei Caraibi, i capelli raccolti nel suo cappello nero, tipo Borsalino panama. Matteo Cattani giovane musicista, cantautore e poeta, nonché cuoco per hobby, ci racconta della sua musica, degli studi e dei progetti per il futuro!

Chi è Matteo Cattani e perché Marte?

Mi chiamo Matteo Cattani in arte Marte. Sono nato nel 1987 nella città più bella del mondo: Roma.
Un’infanzia un po’ particolare che ha influenzato i miei sentimenti, tutta la mia fragilità emotiva e che poi ho cercato di descrivere con le note e la poesia.  Ho sentito il bisogno di esprimere i miei sentimenti più intimi attraverso la poesia sin dall’infanzia. Sentivo di non avere gli stessi interessi dei miei coetanei. Marte è un nome d’arte dedicato alle battaglie che ho superato e vinto, perché senza guerra e senza fatica non avrei ottenuto nulla nella vita e non avrei avuto indietro la mia vita che sembrava aver preso strade sbagliate. Marte è la parte di me perennemente in lotta con ciò che fa stare male e che limita l’esistenza. Ho iniziato a suonare ad “orecchio” per caso, mi sono trovato in casa una tastiera regalata a mio fratello che non utilizzava. Allora mi capitava di ascoltare le pubblicità in tv e d’istinto ne riproducevo la musica sulla tastiera. Mio padre si è accorto di questa propensione per la musica e da lì ho cominciato a suonare quasi tutti i giorni. Qualche anno dopo ho iniziato il percorso di formazione in Conservatorio che si è interrotto al quarto anno.  Ho intenzione di riprendere e terminare gli studi il prossimo anno accademico 2021-2022. Durante l’adolescenza ho conosciuto quello che oggi è il mio migliore amico Simone Tomei con il quale ho fondato un gruppo musicale nel 2008 Edema che è stato attivo sul litorale romano per quasi dieci anni. Con Simone ho registrato anche un disco professionalmente importante.
Compongo sia la musica che i testi delle canzoni che ruotano principalmente intorno al tema dell’amore. Il tema dell’amore è stato al centro dei testi sin da quando ho iniziato a scrivere, con il tempo mi sono interessato anche di argomenti un po’ meno adolescenziali fino a quasi sfiorare la politica. Parlare di politica mi spingeva però ad indirizzare i miei brani ad un pubblico ristretto. Io volevo in realtà rivolgermi ad un pubblico più ampio.

Matteo approfondiamo l’incontro con la musica.

Partiamo con il dire che sono sempre stato circondato dall’arte in famiglia, perché mio padre suona la batteria e la chitarra, mio zio è stato un pittore e mio fratello suona chitarra e tastiere. Io per il momento suono la tastiera e la chitarra, che utilizzo principalmente quando compongo. Ho imparato a suonare anche la batteria. Ho sviluppato una tecnica, che permette di suonare contemporaneamente la batteria, la tastiera e di cantare. Un aneddoto che mi collega direttamente all’arte musicale, appunto come dicevo prima, è stato quando qualcuno regalò la tastiera a mio fratello, che lasciò abbandonata tra i giocattoli e la tenne lì per anni. Mentre i bambini della mia età chiedevano ai genitori giochi tecnologici come robot, Play Station o capi di abbigliamento alla moda, io a circa 7-8 anni ho notato a casa tra i giochi messi da parte questa tastiera e un giorno per sbaglio o per gioco la presi. La TV era accesa e mentre passavano le pubblicità iniziai ad imitarne la musica.   Da lì in famiglia si è capito, che probabilmente l’inclinazione artistica era la strada giusta da seguire, in associazione anche al fatto che ho iniziato a scrivere versi già in quello stesso periodo. Così è cominciato tutto e non mi sono praticamente mai più fermato e non mi fermerò di certo ora!

Parlaci del Conservatorio e dei modelli artistici ai quali ti ispiri.

Lo studio professionale della musica è iniziato quando ero, su per giù in primo superiore. Ho frequentato il Conservatorio da privatista con il maestro Mario Cantarini, che oggi non è più presente tra noi purtroppo! Lui è stato sicuramente un grande modello per me, perché oltre a darmi lezioni di musica, era esattamente un vero maestro. Mi rivolgevo a lui chiamandolo così e questo mi piaceva tanto! Il maestro Cantarini possedeva tre lauree, parlava più lingue, mi dava tantissime indicazioni e nozioni su materie vastissime. Sotto la sua guida riuscivo ad ottenere voti alti a scuola. Gli insegnamenti del maestro Cantarini mi ha fatto capire che la musica si compone di tanti elementi, come dire, la si può considerare la madre di tutte le arti.  A mio parere la musica porta con sé qualcosa dell’arte teatrale o di quella letteraria come nel caso della stesura dei testi. Ho un sogno nel cassetto: riuscire ad entrare in contatto con i più grandi compositori di testi italiani come Renato Zero, Mogol, Battiato che purtroppo non c’è più. Sarebbe stato bellissimo poter parlare lui! Per quanto riguarda il mio rapporto col Conservatorio si interrompe nel momento in cui il maestro Cantarini viene a mancare ed è stato in contemporanea alla perdita di mia madre. Sono stati momenti difficili per me che mi hanno costretto a lasciare gli studi. Ora sono determinato a riprendere e terminare la mia formazione professionale in Conservatorio. E’ importante dare la giusta conclusione al percorso di studi accademici con il conseguimento della laurea, ma sarà solo l’inizio di una doverosa prosecuzione sulla strada della musica, perché la musica non smette mai di andare avanti.

Quali sono gli autori a cui ti ispiri e quale genere senti più vicino alla tua volontà comunicativa?

La mia formazione artistica e musicale passa attraverso il Rock, la musica pop e principalmente la musica leggera italiana. Per quanto riguarda il rock, ho sempre ascoltato band americane e del Regno Unito. La passione per la scrittura dei i testi mi ha, poi avvicinato a tutti i grandi artisti italiani come Battisti, Battiato, Mina, a tutti quegli autori che con le loro canzoni hanno parlato a generazioni e sono giunti fino ai giovani come me. Oggi è difficile trovare testi di canzoni che possano eguagliare la ricerca espressiva dei versi degli autori che ho citato prima.  Negli ultimi anni non c’è proprio quella tipologia di musica e testi che diano molto spazio al messaggio, che va comunicato al pubblico. Si dà, piuttosto importanza all’orecchiabilità del pezzo in sé. Per quanto riguarda il genere Rock, sebbene io sia un figlio degli anni 90 e me li porto tutti dentro, ho ascoltato tanto band come Depeche Mode, Muse e Bon Jovi che appartengono agli anni compresi tra ’80 e il 2000, in ogni caso la musica a cui mi sono ispirato di più è stata quella di band come Pink Floyd, Led Zeppelin e ovviamente i Beatles, che hanno gettato le basi di ogni genere musicale esistente oggi, almeno per quanto riguarda la musica leggera. Tuttavia, nel corso degli anni la musica ha accompagnato la mia crescita emotiva e le mie sensazioni legate anche alle prime esperienze affettive. Si sa che la musica in genere serve ad esprimere ciò che si ha dentro e gli stati d’animo hanno condizionato le mie scelte musicali e come tutti gli adolescenti sono passato attraverso la musica leggera per esempio gli 883, che sono stati una delle colonne portanti dell’adolescenza di parecchie persone.  Nei momenti più difficili mi sono avvicinato a generi un pochino più “scuri”, andando fino al Metal, ad esempio ho apprezzato i Metallica fino ad arrivare al genere dell’elettronica: gli Apparat, Diary of dreams e Diorama e senza dimenticare tutta la musica classica: Ludwig Van Beethoven, Fryderyk Franciszek Chopin, Wolfgang Amadeus Mozart, Richard Wagner e Giuseppe Verdi per citarne solo alcuni.

Qual’è stato il primo pezzo che hai scritto e a quale momento della tua vita è legato? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ad un certo punto del mio percorso artistico ho deciso di fondare una band. Questa decisione è nata dopo l’ascolto ripetuto negli anni, appunto di gruppi britpop come potevano essere Coldplay o i Placebo, pertanto i primi brani che ho composto sono in lingua inglese. Il primo testo in particolare si intitola Seven, 7, il mio numero preferito ed è dedicato ad un mio amico che purtroppo ha avuto una disavventura che ha impedito di frequentarci per parecchio tempo. I brani successivi hanno subito un cambiamento, sono scritti in italiano proprio per poter essere ascoltati da più persone possibili. Per quanto riguarda il messaggio che voglio comunicare attraverso i testi come ho già detto, principalmente quando si è adolescenti, si soffrono le pene d’amore, quindi si parla principalmente d’amore, tralasciando il fatto che l’ottanta per cento delle canzoni in generale parla d’amore. Secondo me è l’argomento più discusso proprio perché poco se ne comprende. Si ha la speranza che parlare dell’amore possa chiarire gli aspetti più oscuri di questo sentimento. Io ad oggi non ho ancora capito niente dell’amore! Ultimamente le mie riflessioni sono rivolte più sulla situazione della società contemporanea, quindi tendo a parlarne. Cerco di tradurre nei testi la realtà di oggi, cercando di colmare una sorta di vuoto morale che percepisco intorno a me. La difficoltà del momento storico e sociale si rispecchia anche nella musica e ho l’impressione che le canzoni oggi siano un pochino tutte confezionate, sembrano un po’ “gelatini estivi” da consumare sotto al sole. Mentre secondo me la musica dovrebbe essere il mezzo per esprimere la profondità dei contenuti. I progetti per il futuro sono legati a queste convinzioni appena descritte: terminare gli studi in Conservatorio, a lungo termine registrare un disco e formare una nuova band.

Cosa consigli ai giovani che come te iniziano un percorso artistico nella musica?

Niente è affidato al caso e niente arriva senza fatica. Il consiglio che posso dare a un giovane che intraprende gli studi musicali è quello di accostarsi alla musica, andando a toccare piano piano l’essenza del messaggio che si vuole trasmettere con gli strumenti, senza prima preoccuparsi di passare attraverso quelli che sono gli escamotage dei social, dei like, delle “visualizzazioni”. Dobbiamo cercare di avere qualcosa da dire per davvero e non preoccuparci prima di quali canali utilizzare per dirlo o di avere una facciata. Noi giovani dobbiamo cercare di dire delle cose diverse da quelle che dicono gli altri. Creare una diversità che non sfoci però nel ridicolo. Non ha senso, secondo me, truccarsi o vestirsi in maniera eccentrica per essere notati. Si può essere notati anche sottovoce, in maniera più sobria, perché fondamentalmente credo che se uno ha delle cose da dire, alla fine questo viene fuori e trova la strada naturalmente. Se uno non ha niente da dire per quanto possa continuare a produrre, produrre, produrre, cosa accade: la prima canzone va bene, ma se nella successiva non c’è la novità….! La novità non significa un genere nuovo o estroso. Manca proprio forse, a mio dire, la “novità di un passato che non c’è più” la volontà di comunicare attraverso la musica qualcosa di profondo. Si cerca sempre la facciata, la frasetta che ti rimane in testa, ma la musica non serve per tenere la testa vuota, la musica può servire per portare la testa altrove, ma una testa vuota non serve a niente in nessun posto.

Grazie Matteo e che tutte le cose belle che hai da dire trovino la strada giusta per arrivare al tuo pubblico!

Maria Carmela Brandi