Mille Piroette Incontra Matteo Cattani In Arte Marte

Gli occhi e lo sguardo penetranti ricordano quelli di Johnny Depp nei panni di Jack Sparrow dei Pirati dei Caraibi, i capelli raccolti nel suo cappello nero, tipo Borsalino panama. Matteo Cattani giovane musicista, cantautore e poeta, nonché cuoco per hobby, ci racconta della sua musica, degli studi e dei progetti per il futuro!

Chi è Matteo Cattani e perché Marte?

Mi chiamo Matteo Cattani in arte Marte. Sono nato nel 1987 nella città più bella del mondo: Roma.
Un’infanzia un po’ particolare che ha influenzato i miei sentimenti, tutta la mia fragilità emotiva e che poi ho cercato di descrivere con le note e la poesia.  Ho sentito il bisogno di esprimere i miei sentimenti più intimi attraverso la poesia sin dall’infanzia. Sentivo di non avere gli stessi interessi dei miei coetanei. Marte è un nome d’arte dedicato alle battaglie che ho superato e vinto, perché senza guerra e senza fatica non avrei ottenuto nulla nella vita e non avrei avuto indietro la mia vita che sembrava aver preso strade sbagliate. Marte è la parte di me perennemente in lotta con ciò che fa stare male e che limita l’esistenza. Ho iniziato a suonare ad “orecchio” per caso, mi sono trovato in casa una tastiera regalata a mio fratello che non utilizzava. Allora mi capitava di ascoltare le pubblicità in tv e d’istinto ne riproducevo la musica sulla tastiera. Mio padre si è accorto di questa propensione per la musica e da lì ho cominciato a suonare quasi tutti i giorni. Qualche anno dopo ho iniziato il percorso di formazione in Conservatorio che si è interrotto al quarto anno.  Ho intenzione di riprendere e terminare gli studi il prossimo anno accademico 2021-2022. Durante l’adolescenza ho conosciuto quello che oggi è il mio migliore amico Simone Tomei con il quale ho fondato un gruppo musicale nel 2008 Edema che è stato attivo sul litorale romano per quasi dieci anni. Con Simone ho registrato anche un disco professionalmente importante.
Compongo sia la musica che i testi delle canzoni che ruotano principalmente intorno al tema dell’amore. Il tema dell’amore è stato al centro dei testi sin da quando ho iniziato a scrivere, con il tempo mi sono interessato anche di argomenti un po’ meno adolescenziali fino a quasi sfiorare la politica. Parlare di politica mi spingeva però ad indirizzare i miei brani ad un pubblico ristretto. Io volevo in realtà rivolgermi ad un pubblico più ampio.

Matteo approfondiamo l’incontro con la musica.

Partiamo con il dire che sono sempre stato circondato dall’arte in famiglia, perché mio padre suona la batteria e la chitarra, mio zio è stato un pittore e mio fratello suona chitarra e tastiere. Io per il momento suono la tastiera e la chitarra, che utilizzo principalmente quando compongo. Ho imparato a suonare anche la batteria. Ho sviluppato una tecnica, che permette di suonare contemporaneamente la batteria, la tastiera e di cantare. Un aneddoto che mi collega direttamente all’arte musicale, appunto come dicevo prima, è stato quando qualcuno regalò la tastiera a mio fratello, che lasciò abbandonata tra i giocattoli e la tenne lì per anni. Mentre i bambini della mia età chiedevano ai genitori giochi tecnologici come robot, Play Station o capi di abbigliamento alla moda, io a circa 7-8 anni ho notato a casa tra i giochi messi da parte questa tastiera e un giorno per sbaglio o per gioco la presi. La TV era accesa e mentre passavano le pubblicità iniziai ad imitarne la musica.   Da lì in famiglia si è capito, che probabilmente l’inclinazione artistica era la strada giusta da seguire, in associazione anche al fatto che ho iniziato a scrivere versi già in quello stesso periodo. Così è cominciato tutto e non mi sono praticamente mai più fermato e non mi fermerò di certo ora!

Parlaci del Conservatorio e dei modelli artistici ai quali ti ispiri.

Lo studio professionale della musica è iniziato quando ero, su per giù in primo superiore. Ho frequentato il Conservatorio da privatista con il maestro Mario Cantarini, che oggi non è più presente tra noi purtroppo! Lui è stato sicuramente un grande modello per me, perché oltre a darmi lezioni di musica, era esattamente un vero maestro. Mi rivolgevo a lui chiamandolo così e questo mi piaceva tanto! Il maestro Cantarini possedeva tre lauree, parlava più lingue, mi dava tantissime indicazioni e nozioni su materie vastissime. Sotto la sua guida riuscivo ad ottenere voti alti a scuola. Gli insegnamenti del maestro Cantarini mi ha fatto capire che la musica si compone di tanti elementi, come dire, la si può considerare la madre di tutte le arti.  A mio parere la musica porta con sé qualcosa dell’arte teatrale o di quella letteraria come nel caso della stesura dei testi. Ho un sogno nel cassetto: riuscire ad entrare in contatto con i più grandi compositori di testi italiani come Renato Zero, Mogol, Battiato che purtroppo non c’è più. Sarebbe stato bellissimo poter parlare lui! Per quanto riguarda il mio rapporto col Conservatorio si interrompe nel momento in cui il maestro Cantarini viene a mancare ed è stato in contemporanea alla perdita di mia madre. Sono stati momenti difficili per me che mi hanno costretto a lasciare gli studi. Ora sono determinato a riprendere e terminare la mia formazione professionale in Conservatorio. E’ importante dare la giusta conclusione al percorso di studi accademici con il conseguimento della laurea, ma sarà solo l’inizio di una doverosa prosecuzione sulla strada della musica, perché la musica non smette mai di andare avanti.

Quali sono gli autori a cui ti ispiri e quale genere senti più vicino alla tua volontà comunicativa?

La mia formazione artistica e musicale passa attraverso il Rock, la musica pop e principalmente la musica leggera italiana. Per quanto riguarda il rock, ho sempre ascoltato band americane e del Regno Unito. La passione per la scrittura dei i testi mi ha, poi avvicinato a tutti i grandi artisti italiani come Battisti, Battiato, Mina, a tutti quegli autori che con le loro canzoni hanno parlato a generazioni e sono giunti fino ai giovani come me. Oggi è difficile trovare testi di canzoni che possano eguagliare la ricerca espressiva dei versi degli autori che ho citato prima.  Negli ultimi anni non c’è proprio quella tipologia di musica e testi che diano molto spazio al messaggio, che va comunicato al pubblico. Si dà, piuttosto importanza all’orecchiabilità del pezzo in sé. Per quanto riguarda il genere Rock, sebbene io sia un figlio degli anni 90 e me li porto tutti dentro, ho ascoltato tanto band come Depeche Mode, Muse e Bon Jovi che appartengono agli anni compresi tra ’80 e il 2000, in ogni caso la musica a cui mi sono ispirato di più è stata quella di band come Pink Floyd, Led Zeppelin e ovviamente i Beatles, che hanno gettato le basi di ogni genere musicale esistente oggi, almeno per quanto riguarda la musica leggera. Tuttavia, nel corso degli anni la musica ha accompagnato la mia crescita emotiva e le mie sensazioni legate anche alle prime esperienze affettive. Si sa che la musica in genere serve ad esprimere ciò che si ha dentro e gli stati d’animo hanno condizionato le mie scelte musicali e come tutti gli adolescenti sono passato attraverso la musica leggera per esempio gli 883, che sono stati una delle colonne portanti dell’adolescenza di parecchie persone.  Nei momenti più difficili mi sono avvicinato a generi un pochino più “scuri”, andando fino al Metal, ad esempio ho apprezzato i Metallica fino ad arrivare al genere dell’elettronica: gli Apparat, Diary of dreams e Diorama e senza dimenticare tutta la musica classica: Ludwig Van Beethoven, Fryderyk Franciszek Chopin, Wolfgang Amadeus Mozart, Richard Wagner e Giuseppe Verdi per citarne solo alcuni.

Qual’è stato il primo pezzo che hai scritto e a quale momento della tua vita è legato? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ad un certo punto del mio percorso artistico ho deciso di fondare una band. Questa decisione è nata dopo l’ascolto ripetuto negli anni, appunto di gruppi britpop come potevano essere Coldplay o i Placebo, pertanto i primi brani che ho composto sono in lingua inglese. Il primo testo in particolare si intitola Seven, 7, il mio numero preferito ed è dedicato ad un mio amico che purtroppo ha avuto una disavventura che ha impedito di frequentarci per parecchio tempo. I brani successivi hanno subito un cambiamento, sono scritti in italiano proprio per poter essere ascoltati da più persone possibili. Per quanto riguarda il messaggio che voglio comunicare attraverso i testi come ho già detto, principalmente quando si è adolescenti, si soffrono le pene d’amore, quindi si parla principalmente d’amore, tralasciando il fatto che l’ottanta per cento delle canzoni in generale parla d’amore. Secondo me è l’argomento più discusso proprio perché poco se ne comprende. Si ha la speranza che parlare dell’amore possa chiarire gli aspetti più oscuri di questo sentimento. Io ad oggi non ho ancora capito niente dell’amore! Ultimamente le mie riflessioni sono rivolte più sulla situazione della società contemporanea, quindi tendo a parlarne. Cerco di tradurre nei testi la realtà di oggi, cercando di colmare una sorta di vuoto morale che percepisco intorno a me. La difficoltà del momento storico e sociale si rispecchia anche nella musica e ho l’impressione che le canzoni oggi siano un pochino tutte confezionate, sembrano un po’ “gelatini estivi” da consumare sotto al sole. Mentre secondo me la musica dovrebbe essere il mezzo per esprimere la profondità dei contenuti. I progetti per il futuro sono legati a queste convinzioni appena descritte: terminare gli studi in Conservatorio, a lungo termine registrare un disco e formare una nuova band.

Cosa consigli ai giovani che come te iniziano un percorso artistico nella musica?

Niente è affidato al caso e niente arriva senza fatica. Il consiglio che posso dare a un giovane che intraprende gli studi musicali è quello di accostarsi alla musica, andando a toccare piano piano l’essenza del messaggio che si vuole trasmettere con gli strumenti, senza prima preoccuparsi di passare attraverso quelli che sono gli escamotage dei social, dei like, delle “visualizzazioni”. Dobbiamo cercare di avere qualcosa da dire per davvero e non preoccuparci prima di quali canali utilizzare per dirlo o di avere una facciata. Noi giovani dobbiamo cercare di dire delle cose diverse da quelle che dicono gli altri. Creare una diversità che non sfoci però nel ridicolo. Non ha senso, secondo me, truccarsi o vestirsi in maniera eccentrica per essere notati. Si può essere notati anche sottovoce, in maniera più sobria, perché fondamentalmente credo che se uno ha delle cose da dire, alla fine questo viene fuori e trova la strada naturalmente. Se uno non ha niente da dire per quanto possa continuare a produrre, produrre, produrre, cosa accade: la prima canzone va bene, ma se nella successiva non c’è la novità….! La novità non significa un genere nuovo o estroso. Manca proprio forse, a mio dire, la “novità di un passato che non c’è più” la volontà di comunicare attraverso la musica qualcosa di profondo. Si cerca sempre la facciata, la frasetta che ti rimane in testa, ma la musica non serve per tenere la testa vuota, la musica può servire per portare la testa altrove, ma una testa vuota non serve a niente in nessun posto.

Grazie Matteo e che tutte le cose belle che hai da dire trovino la strada giusta per arrivare al tuo pubblico!

Maria Carmela Brandi

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