Il blog Mille piroette- I diversi volti dell’arte ha il piacere di invitare alla lettura del romanzo di Laura Lanza: Francesca Savasta intesa Ciccina, Astoria, Finalista premio Calvino 2019.

Sin dai primi righi la lettura accompagna il lettore in un mondo d’altri tempi, sospeso, dove tutto può succedere. È questa curiosità che lo spinge a continuare a leggere.

L’incipit del romanzo è un prologo, proprio come in una commedia plautina l’autrice presenta al lettore i due personaggi che conducono le scene e la storia:

Francesca Savasta, intesa Ciccina e il parrino Peppino Gallo. 

Si! Proprio le scene! 

La bellezza della scrittura di questo romanzo è la sua capacità descrittiva ed evocativa, tanto che leggendo si dimentica che dietro i personaggi, i luoghi, i sentimenti e le passioni c’è l’autrice! l’impressione è quella di stare a teatro appunto.

“La storia si fa da sé”, proprio come diceva il grande Verga.

Torniamo ai cari protagonisti Francesca Savasta, intesa Ciccina e il parrino Peppino Gallo.

I due sono accomunati da una iniziale solitudine e asocialità, che il destino ha fatto incontrare.

Lo spavento per un improvviso temporale autunnale spinge Peppino e Ciccina ad un abbraccio.

Non importa l’abito talare che indossa lui e ciò non deve ingannare il lettore. Non si tratta di irriverenza, è l’avvenimento che dà inizio alla storia.

Siamo nella seconda metà dell’Ottocento a Monteforte, villaggio arrampicato sui monti Iblei nella Sicilia orientale.

La storia dei due amanti che pian piano coinvolge quella dei vari abitanti del paese tra notabili e persone umili, gli orfani abbandonati alla ruota del paese, avvolti dalla magia della coppia che si trova a dirigere i fili della vita dei paesani, proprio come nella migliore tradizione pupara siciliana.

Il racconto procede in punta di piedi per alcuni tratti, poi all’improvviso colpi di scena, peripezie, cambi di direzione. Il lettore ne resta affascinato!

È curioso vuole conoscere il destino del sindaco cavaliere Ippoliti, Clotilde, lo zio Marotta, padre Fedele, Vartulo, del fratello del parrino Alfonso, Marietta, dei due protagonisti e così via tutti gli altri che sono distanti con le loro storie personali, ma così vicini perché si riconoscono in una stessa cultura, quella del rispetto, della comprensione e anche della connivenza. 

L’ottimismo e l’energia positiva trasforma il pessimismo e l’atmosfera un po’ gotica delle scene iniziali come, ad esempio, la descrizione di decadenza di Monteforte.

Gli episodi tragici, le morti si trasformano con equivoci e scambi di persona, tutto con una spinta naturale di positività, perché così deve andare, tutto è per il bene del singolo e della comunità.

Per finire nel romanzo c’è tutto anche una sorta di agnitio finale al contrario che ricorda qualche novella boccaccesca, per citare il passato della nostra letteratura, ma troviamo qui Verga, Pirandello, e il più recente Camilleri.

Bellissimo romanzo e grazie all’autrice per l’occasione di essere trasportati in un mondo antico sì, ma che rappresenta il mondo di oggi con il consiglio a vivere con allegria e a vedere i propri progetti realizzati.

Maria Carmela Brandi

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