Carla Fracci

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Maria Seghenzi

Se analizzo la mia vita, la paragono ad una bellissima favola a lieto fine.
Certo ci sono voluti anni di sacrificio, rinunce e duro lavoro, ma alla fine ho raggiunto i tanto agognati successi (raggiungendo le vette più alte della mia professione artistica).
Da piccola vivevo in campagna, circondata dall’immenso affetto dei nonni, i quali cercavano di supplire alla mancanza di mio padre, che, quando ero appena nata dovette partire per la guerra sul fronte Russo. Giocavo libera e felice nei prati in fiore, intorno alla mia casa, e mi divertivo a rincorrere le oche che starnazzavano giulive nell’aia. Mi arrampicavo sui covoni di paglia inseguita dal festoso abbaiare della cagnolina Lola.
Nelle sere d’inverno si andava tutti nelle stalle per riscaldarci ed ascoltare le fantasiose storie che ci venivano narrate.
Mio padre alla fine tornò sano e salvo, e fu per noi tutti una gioia incontenibile, anche perché, potemmo finalmente riunire la famiglia a Milano. Poco dopo mi iscrissero alla scuola di danza del “Teatro alla Scala“.
Ricordo che le lezioni erano gratuite, altrimenti non me le sarei potute permettere. Mio padre era solo un tranviere e mia mamma un’operaia. Caro papà: ogni mattina mi accompagnava alla scuola di teatro col tram, aspettava che entrassi, poi suonava il campanello del tram per un ultimo saluto. Era il suo modo di incoraggiarmi e di esprimermi l’affetto.
I primi giorni di lezione ero molto sfasata, io che ero vissuta libera all’aria aperta e salubre della campagna, mi ritrovai rinchiusa in una fredda ed austera aula del teatro a seguire lezioni impegnative e gravose. Ricordo che non mi piacevano e volevo lasciare, ma l’insegnante, che mi rimproverava duramente perché non mi impegnavo, diceva che avevo talento. Quando vivevo in campagna, però, avevo acquisito il senso del dovere, che lentamente prevalse sullo sconforto e smarrimento iniziale e mi aiutò ad abituarmi ai miei nuovi impegni e finii per appassionarmi alla danza.
Studiavo incessantemente ogni giorno seguivo con determinazione, coraggio ed umiltà, la ferrea disciplina che la danza impone. Sono stati anni di duro lavoro, rinunce e sacrificio, ma alla fine mi hanno ripagato con immensi successi.
Ho danzato in tutti i più prestigiosi teatri del mondo, ma non ho mai voluto che la mia danza fosse riservata ad un pubblico di élite. Ho ballato nei tendoni, nelle piazze coinvolgendo tanti artisti e portando in scena oltre al balletto classico di repertorio, anche successi culturali ed artistici. Ho potuto realizzare tutto ciò grazie anche all’incontro con un uomo speciale: mio marito Beppe, che mi ha sempre supportata, e insieme ci siamo prodigati per portare la danza ovunque.
Oggi sono qui, nella splendida cornice di Positano… sto percorrendo la viuzza che conduce alla spiaggetta, ove fra poco sarò la madrina del premio L. M. riservato ai giovani talenti emergenti nella danza. Mi precede un elicottero che sparge al mio passaggio petali di rose bianche… il mio colore preferito.
Rivolgo un saluto ed un pensiero affettuoso a Beppe: mio marito, è lui che ogni volta mi omaggia così.
Rifletto e ammetto che si, sono stata molto (sfacciatamente) fortunata nella mia vita, sia dal punto di vista artistico che privato. Ho studiato, faticato e rinunciato tantissimo; costantemente ed incessantemente, ma ne è valsa la pena, ma il successo ha e l’affetto del pubblico mi hanno ampiamente ripagato di tutti i sacrifici compiuti.
Ecco, questa ultima riflessione la trasferirò ai giovani talenti che tra poco premierò, con l’augurio che ognuno di loro possa avere fortuna e tanto, tanto successo quanto ne ho avuto io.

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