Regia e drammaturgia: Ulderico Pesce
Interprete: Maria Letizia Gorga
Musiche eseguite da: Stefano De Meo (pianoforte), Pasquale Laino (fiati)
Domenica 30 marzo 2025 al teatro di Villa Lazzaroni a Roma il pubblico ha avuto l’occasione di assistere a un’esperienza teatrale intensa e commovente con “Il folle volo. L’ultima notte di Amelia Rosselli”, spettacolo scritto e diretto da Ulderico Pesce. Il monologo, interpretato magistralmente dall’attrice Maria Letizia Gorga, ha portato in scena la tormentata vicenda umana e poetica di Amelia Rosselli, poetessa di straordinario talento e sensibilità. Il testo, ricco di spunti storici e letterari, ripercorre la complessa biografia della protagonista, figlia di Carlo Rosselli, antifascista assassinato su mandato di Mussolini e Ciano. La sua esistenza, segnata dal dolore della perdita, dalla fuga e dalla costante inquietudine, è stata narrata con una drammaturgia dinamica e intensa, che ha saputo alternare momenti di profonda commozione ad altri di ironica leggerezza. La regia di Pesce ha sapientemente orchestrato il racconto, rendendolo accessibile senza sminuirne la densità intellettuale. Amelia Rosselli, oltre ad essere poetessa, era profondamente appassionata di musica. Suonava il pianoforte e l’organo, e proprio nella sua ricerca di un nuovo linguaggio poetico la musica ha avuto un ruolo fondamentale. Il ritmo, la sonorità delle parole e l’armonia dei versi diventano in lei una sorta di spartito interiore, un’eco della sua sensibilità musicale. Maria Letizia Gorga si è calata con grande eleganza e rispetto nel ruolo della poetessa, restituendo al pubblico le sue ossessioni, la fragilità e la passione per la musica e la poesia. Attraverso ripetizioni ipnotiche e un uso raffinato della voce e del corpo, l’attrice ha saputo rendere palpabile la sofferenza psichica della Rosselli, perseguitata da paure e visioni, costretta al ricovero in manicomio e sottoposta a elettroshock. Le musiche dal vivo di Stefano De Meo e Pasquale Laino hanno arricchito ulteriormente lo spettacolo, contribuendo a creare un’atmosfera suggestiva e a sottolineare la dimensione interiore del personaggio. Il suono si è fatto eco delle emozioni, accompagnando i momenti di lirismo e quelli di angoscia con grande efficacia. Uno degli aspetti più affascinanti dello spettacolo è stata la capacità del testo di Ulderico Pesce di restituire la vivacità culturale della Roma letteraria del Novecento, popolata da figure come Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Elio Pecora e Rocco Scotellaro, quest’ultimo legato ad Amelia da una profonda amicizia e da una passione che il destino ha spezzato troppo presto.
A chiudere lo spettacolo, Ulderico Pesce ha invitato il poeta Elio Pecora e un’amica di Amelia Rosselli a raccontare la poetessa, i momenti trascorsi con lei, gli aneddoti che restituiscono una verità intima e poco conosciuta della sua figura. Lo stesso Ulderico Pesce, che ha frequentato Amelia, ha condiviso i ricordi dei loro viaggi insieme, ospiti delle università italiane, dove lui leggeva i suoi versi nel ruolo di attore. È stato un momento di grande emozione, un omaggio vibrante e affettuoso a una donna che ha lasciato un segno indelebile in chi l’ha conosciuta. Gli amici, leggendo i suoi versi, hanno rivissuto gli incontri con lei, e Maria Letizia Gorga ha restituito la grandezza di Amelia con un rispetto tale da far pensare a un gesto di sacra custodia. Come se Amelia le avesse dato una veste in prestito e Gorga l’ha indossata con venerazione, restituendola intatta, senza uno strappo. Ed è proprio così che la sua interpretazione ha reso omaggio a questa straordinaria poetessa: con delicatezza, profondità e assoluta devozione.
“Il folle volo” è uno spettacolo che lascia il segno, coinvolgendo il pubblico in un viaggio tra memoria, poesia e follia. Grazie a una drammaturgia incisiva e a un’interpretazione di altissimo livello, riesce a dare voce a una figura straordinaria della letteratura italiana, restituendole tutta la sua complessità e il suo dolore. Un omaggio sentito e necessario a una poetessa troppo spesso dimenticata.
Di Maria Carmela Brandi

