Giordania 2006

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.

Quando ho intrapreso il mio viaggio in Giordania già lavoravo all’università di Roma Tre e avevo conosciuto tante persone, tra cui Gabriella che lavorava al Miur, a quei tempi, si chiamava MIUR ed era il Ministero dell’università per questo motivo avevamo modo di incontrarci parlare e diventare amiche. A quei tempi ero separata avevo un figlio adolescente, ma per quanto potessi voler la bella vita e anche se lavoravo e non ero indigente però non potevo scialare con lo stipendio.

Amavo però viaggiare, conoscere altre culture, anche perché lavoravo nell’ufficio degli studenti stranieri e la mia curiosità di vedere il mondo era messa a dura.

Quando parlando del più e del meno Gabriella mi propose un viaggio in Giordania, mi lasciò con un forte desiderio. Solo che costava parecchio questo viaggio, pertanto ci pensai un bel po’ prima di decidermi.

Chiedi a consiglio alle mie amiche colleghe che lavoravano lì è proprio Paola mi disse “Non ti fare mancare questa opportunità, non perdere questa occasione che nella vita ogni lasciata è persa se devi fare un piccolo sacrificio fallo ma non ti far mancare questo viaggio”

Così ci pensai bene anche avevo appena finito di leggere i rotoli del Mar Morto scritto da Baigent Michael e Richard Leigh e la curiosità di conoscere quei luoghi e i manoscritti stessi mi portarono a fare la scelta giusta, sarei andata a visitare quei posti che tanto mi avevano intrigato con questo libro.

Così chiesi un piccolo prestito e partecipai a questa avventura. Fu proprio un’avventura, tutto bello e incredibile, a cominciare dall’albergo dove alloggiavamo.

Occupavamo la stanza in tre io Gabriella e la sua amica Maria, con Gabriella non ebbi mai problemi si andava abbastanza d’accordo ma questa Maria mi dava un po’ di angoscia la trovavo negativa era sempre depressa, eravamo in viaggio e invece di essere contenta aveva sempre il broncio. Che palle! Ma visto che ero in vacanza pensai ma chi se ne frega

Il viaggio era ben organizzato ci portarono in tanti posti, uno di questi fu proprio il Mar Morto, ci proibirono di fare il bagno in quanto l’acqua era talmente salata che ci avrebbe potuto rovinare gli occhi, lì non dimoravano i pesci, per questo motivo e proprio per questo era chiamato Mar Morto, però la vista era bellissima, non rinunciammo a fare i famosi fanghi.

Una di queste spedizioni fu andare nel deserto rosso chiamato Wadi Rum, con una camionetta jeep in testa avevamo un foulard alla loro moda, per evitare la sabbia sia negli occhi che nei capelli, ma che divertimento, ma che bello, ci portarono a prendere il tè in un villaggio beduino, sinceramente avevo un po’ senso a bere quel te ma ormai ero in ballo e dovevo provare di tutto, le persone che incontrammo erano di una gentilezza incredibile.

Un altro bel sito dove ci portarono su alla Cittadella, sembrava di essere tornata a Roma nei fori imperiali, incredibile il Tempio di Ercole, il teatro, ho saputo poi che la cittadella era sorta sui sette colli come Roma.

Quando invece andammo a visitare Petra ricordo che rimasi sconvolta da tanta bellezza, passammo per un tratto tra due montagne come se fosse un canyon, poi all’improvviso questo tempio completamente rosa baciato dal sole da rimanere storditi dalla sua bellezza, un incanto, bisogna vederlo per capire quanta emozione può trasmettere, il bello che cambia colore nelle varie ore della giornata.

Ma credo che l’emozione più grande l’ho avuta quando siamo andati al museo archeologico, lì erano i famosi rotoli di Qumran, sono rimasta senza parole poi ho preso la macchina fotografica e di nascosto li ho fotografati, solo che mi hanno visto e sono stata sgridata, ma intanto la foto l’avevo fatta. Questo libro aveva lasciato in me un forte turbamento, in quanto parlava dei primi anni della vita di Gesù, ed erano rotoli che non essendo stati manomessi da ebrei o da cristiani poi, raccontavano la sua vera vita.

Naturalmente ci prepararono una serata in albergo, l’ultimo giorno per salutarci ci vestimmo bene con cura per fare una bella figura finale.

Devo dire che non mi sono mai pentita di aver fatto un debito per poter partire, è stato uno dei più bei viaggi che ho intrapreso.

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