Per Amore

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.

Questa mattina l’aria è fresca, è passato il caldo torrido, mi affaccio alla finestra e il paesaggio che mi si presenta è spettacolare, il sole si sta alzando all’orizzonte dipingendo di arancio il cielo ammantando di fuoco il paesaggio intorno.

Gli isolotti sul mare che si intravedono in lontananza sembrano irreali, il mare è immoto, sta passando una nave per giunger al porto lì vicino, le finestre delle case giù in paese dormono ancora, d’impulso prendo la macchina fotografica per immortalare questo stupendo spettacolo.

Sono venticinque anni che mi affaccio sullo stesso paesaggio, eppure, è come se lo scoprissi sempre per la prima volta.

Nel letto Angela si muove, non vorrei averla svegliata! Mi giro a guardarla, no si sta solo stirando come una gatta pigra sul nostro grande letto.

E già sono venticinque anni che siamo sposati! E sono sempre innamorato di lei come la prima volta, devo dire che della mia vita matrimoniale sono soddisfatto.

Ormai sono alla soglia di 50 anni, quanta strada da allora.

La nostra casa è in collina, circondata da pini e da palme orientali, l’ho progettata io pezzo per pezzo, ed ho voluto alberi in ogni angolo del giardino, alberi per respirare ossigeno ed energia.

È una villetta su due piani con una stanza per ogni membro della famiglia, ho tre figlie, un ragazzo, mio suocero, e, naturalmente la camera da letto che divido con Angela.

Ho un giardino molto grande contornato di alberi, un gazebo poggiato su un verde prato che curo io stesso, e scesi due gradini c’è una piccola piscina, ancora sotto c’è un piccolissimo orto con alberi da frutto da cui ci riforniamo ogni mattina.

Se sono soddisfatto di me? Si lo sono ampiamente, per poter raggiungere questo ho dovuto lottare con le unghie e con i denti…vedo così scorrere tutta la mia vita come un film:

Sono un primogenito di una famiglia che subito dopo la guerra, si sono trasferiti nella grande città. Sono sempre stato un ragazzo se non proprio ribelle, comunque non convenzionale come forse pretendevano da me.

Mio padre lavorava al comune di Roma, raccomandato forse da qualche ministro, ancora non c’era “tangentopoli”, pertanto, il clientelismo era una procedura normale, come anche “pagare” qualcuno per avere un “posto fisso”.

Per questo motivo la nostra famiglia non era poi così povera, anche se eravamo cinque figli.

Io Luigi, nato in questo paese del sud dimenticato da Dio di sole 500 anime, il secondogenito Eugenio, molto schivo e timido, veramente molto diverso da me anche lui nato in paese, il terzo Piero, nato nelle grande metropoli, rappresenta la vita stessa, l’esuberanza, la gioia di viveri, la simpatia innata, poi c’è l’unica femmina Marina, minuta e delicata, un può coccolata, un può viziata, un può tiranneggiata da noi “duri maschiacci”, infine l’ultimo Marco il più delicato, ne timido, ne arrogante, solamente silenzioso e u può appartato, il giocattolo di Marina, il suo “bambolotto”.

Essendo io il maggiore dovevo imparare un “mestiere” come si diceva allora, perchè naturalmente di studiare nemmeno se ne parlava, ma ero e sono un tipo troppo indipendente per sottomettermi ad un lavoro di dieci/dodici ora al giorno, impegno che non ti permette di vedere la luce del sole o che ti fa sentire poco libero, inoltre ero troppo attratto dalla vita del bar, insieme agli amici, a giocare a biliardo, a sparlare delle gente che passava, poi mi piacevano le ragazze avendo sempre molto successo con loro.

Non ero però ben visto dai “parenti” specie quelli del paese, quello di 500 anime …dicevano di me che ero uno “scansafatiche” e forse, vedendolo dal loro punto di vista era anche vero, ma io volevo di più, volevo un lavoro che mi desse soddisfazione e non soltanto uno stipendi, cos’ provai vari mestieri, dal falegname, al macellaio, al rappresentante, che forse era quello più vicino alle mie esigenze.

Mio padre, anche se era un lavoratore aveva anche il vizio di bere, questo lo portò ben presto ad ammalarsi di “cirrosi” non avendo un fisico molto robusto, cedette alla malattia con una rapidità sorprendente.

Alla sua morte mi ritrovai sulle spalle una famiglia, con tutti i doveri e gli oneri inerenti. Ero solo un ragazzo e non me la sentivo di avere una così grande responsabilità.

Mia madre, rimasta vedova a 46 anni, con cinque ragazzi da crescere, da sfamare e da educare, senza marito e senza più stipendio…non sapeva più come fare. Lei si rimboccò le maniche e con una forza che non pensavo avessi si trovò un lavoro presso una famiglia e sbarcò così il lunario, appena sufficiente per sfamarci.

Per questo motivo tutti gli occhi erano puntati su di me, ero io che dovevo darmi da fare! Anche se riconoscevo che effettivamente era così non riuscivo ad entrare a far parte di questa società, nessun lavoro mi soddisfaceva

Eugenio per fortuna trovò lavoro come elettricista, ed imparò il mestiere, ma guadagnava troppo poco. Di nuovo tutti gli occhi erano puntati su di me! Ero il capofamiglia ed io non riuscivo a prendere le redini della situazione!

Comunque le cose andavano avanti, poi anche Piero imparò il mestiere, anche se ancora troppo giovane. Naturalmente anche io, ma sempre con lavoretti saltuari, facevo il rappresentante ed avevo manie di grandezza, dove tutto intorno a me parlava d povertà!

In tutto questo, ebbi anch’io un momento di fortuna, un giorno con un orgoglio che solo io potevo sentire mi comperai un’automobile, la “seicento”, tenendo conto che in quel periodo nel nostro ambiente quasi nessuno possedeva un’auto. Ma invece di aumentare la benevolenza nei miei confronti accrebbe la rabbia… “con una famiglia da mantenere si permette di sprecare il denaro con un auto”.

Mia madre, quella donna straordinaria che stravedeva per me, continuava a sbarcare il lunario, ma oltre ciò cercava gli agganci per chiedere aiuti e sostentamenti anche perchè chiedere aiuto ai nostri parenti del paese era impensabile, visto che la mia famiglia, per vivere e lavorare era stata costretta ad emigrare in questa città, che io comunque adoravo.

E fu così che mia madre a furia di cercare era riuscita a trovare il giusto aggancio per me, mi aveva trovato un lavoro”fisso, Come conducente nelle autolinee della città, naturalmente pagando una forte somma di denaro che non avevamo.

Per questa grande occasione aveva riunito tutta la famiglia, fratelli, zii e con grande soddisfazione diede la notizia…mi sentii preso in trappola!… non volevo fare il conducente di autobus per tutta la vita! Avevo altri progetti per me! Anche se erano ancora così confusi, mi ribellai e piansi come un bambino…La mia voglia di libertà fu così forte che la spuntai, anche se dovetti pagare il presso del disprezzo di tutti, infatti se prima ero malvisto ora ero additato come un “mandrone”.

E si che avevo veramente deluso le aspettative di tutti, specialmente di mia madre… Le chiacchiere su di me aumentarono.

Poi conobbi Stefania e tutto il resto non ebbe più importanza! Mi ero innamorato di lei come solo a 22 anni si può amare, mi prese tutto, il cuore, i sensi, il cervello, non vedevo che lei, non esisteva che lei. Passavo le mie giornate lavorando quel poco che mi bastava e per il resto vivevo con lei e per lei.

Stefania non era una bambina, era già una donna adulta, aveva 15 anni più di me e rappresentava quella donna perfetta che avevo sempre ricercato nelle “stupide” ragazze che frequentavo. Lei era una Donna arrivata, finanziariamente indipendente, mi faceva sempre dei regali colto costosi, era una donna esperta anche sessualmente e riusciva a trasportarmi in un mondo che io mai avrei potuto immaginare potesse esistere.

Manovrava anche la mia vita, anche se allora non me ne rendevo ben conto. Aveva grandi progetti per me, voleva aprire una piccola industria, lei come “manager” ed io come suo braccio destro, ero molto attratto da ciò, finalmente un lavoro dove si guadagna molto denaro.

In casa quando mia madre si accorse di questo amore, successe il finimondo, io forte di questo sentimento continuai per la mia strada e continuai questa storia con tutta la forza di cui ero capace, più loro mi criticavano e si opponevano, più io mi incaponivo e mi innamoravo sempre di più.

Stefania non era bella, ma era molto dolce, sapeva sempre come consolarmi, ed aveva il dono naturale di farsi amare da(quasi) tutte le persone che contattava, così le feci conoscere mia sorella, appena adolescente, la conquistò subito con qualche carezza, qualche regalo e passeggiate per la città. Bisognava solo farla conoscere al resto della famiglia, mia madre per esempio, la quale era proprio un osso duro, molto più smaliziata di mia sorella.

Come c’era da immaginare, mia madre si oppose con tutte le sue forze sottolineando la divergenza d’età, la scaltrezza (secondo lei), mi diceva: non vedi come stai diventando una burattina nelle sue mani? No, rispondevo, “non vedi come mi ama? Mi ama come solo una donna vera sa amare, con dolcezza e sopratutto con una passione che nessuna mai ha saputo darmi, perciò ti prego di lasciarmi vivere “no, non le permetterò di rovinarti la vita” questa la sua risposta immancabile.

Nel frattempo, avevo conosciuto Federico, il ragazzo che sarebbe diventato il mio più caro amico, e iniziammo insieme un lavoro di rappresentanza di prodotti nuovi, Questo lavoro per la prima volta nella mia vita mi entusiasmava veramente e mi un impegno ed una passione quale mai era accaduto prima.

La mia storia con Stefania proseguiva su binari tranquilli, se così si può dire, fino a quando mi arrivò una lettera anonima, il primo pensiero fu di stracciarla, poi la curiosità ebbe il sopravvento, diceva: sei cieco e sordo? Stai attento la tua donna ha sempre fatto la “vita”, firmato un amico.

Leggero e non mi rendevo conto di ciò che c’era scritto, la vista mi si annebbiava, ma chi poteva essere così vigliacco da scrivere certe idiozie? La lettera la cestinai con rabbia, ma non dormi più, un angoscia che non avevo mai provato prima si impadronii della mia mente e del mio corso, una febbre senza alterazione corporea mi stava distruggendo, alla fine ne parli con Stefania per “riderci su” come dissi a lei, ma lei non rise e mi rispose ” è una storia vecchia, di quando ero giovanissima, una vita che ho totalmente cancellato dalla mia mente, sono cambiato come vedi ed io ti amo, non può una storia vecchia di anni rovinare il nostro rapporto”.

Vero dissi, ma perchè non me ne hai mai parlato? Comunque, è una storia del passato dimentichiamola.

Ma non fu così, la febbre mi divorava, ogni giorno ripensavo al passato, al suo passato senza trovare requie, mi sentivo che non ero poi così “signore ” da dimenticare il suo passato, ero distrutto, non riuscii più a far l’amore con lei, perché ogni volta vedevo il suo corpo accarezzato da altre mani, mani che accarezzavano non per amore ma per denaro.

Per non impazzire fuggi, da lei e da tutta la mia famiglia che mi soffocava, così mi rifugia nel mio paese natio, di Stefani non ne volli più sentir parlare, ne volli più vederla, né sentirla per telefono, con la paura che la passione mi riprendesse e non potessi più fare a meno di lei.

Ma anche nel mio paese natale, la vita non era facile, i miei parenti mi rimproveravano sempre la mia poca voglia di lavorare, in mio aiuto venne Federico, mi aiuto a dimenticare la mia sfortunata storia d’amore e iniziammo un nuovo lavoro proprio qui in questo paese dimentica da Dio.

Incredibile come in poco tempo questo tipo di prodotto prese piede. Federico però preferì tornare nella capitale, qui rimasi solo a continuare questo lavoro che in breve tempo mi portò una discreta sommetta che mi permise di ingrandirmi…finalmente vedevo realizzati i sogni di tutta la mia vita, era questo il lavoro che volevo da sempre.

Il mio successo con le donne, lì nel mio paese era anche più strabiliante, e proprio qui che ho conosciuto Angela, e per non smentirmi la corteggia, anche per stordirmi della perdita di Stefania.

Angela era l’opposto di Stefania, aveva un bel corpo, era piccolina ed esile, bionda con occhi a mandorla che le davano un aspetto orientale.

La corteggiai benché fosse già fidanzata e quasi prossima alle nozze, naturalmente questo fece nascere il finimondo tra i miei zii, scandalizzati, (eravamo nel dopo guerra) e il futuro fidanzato mi prese anche a pugni.

Ma con la mia testardaggine continuavi a corteggiarla, anche perché Angela si era perdutamente innamorata di me, facendosi quasi cacciare di casa per questo, tenendo conto che viveva in un paese di 500 anime ed avevano ancora una mentalità molto chiusa, molto contadina, finche decisi di sposarla, e di nuovo …il finimondo!

I miei impazzirono, anche se mia madre in fondo era contenta, sapeva da dove proveniva Angela e questo la rendeva piacevole alla sua vista, ma in paese quasi mi cacciarono: “ecco questo romano è venuto ad insidiare una brava ragazza, strappandola ad un serio ragazzo lavoratore, per poterla sposare lui e farle fare sicuramente la “fame”.

Questa ultima frase mi colpì come una frustata, ed il mio orgoglio incredibilmente mi fece tirare fuori tutta quella grinta che avevo soffocato dentro, e mi ripromisi che ad Angela le avrei donato la luna, e i suoi parenti dovevano ricredersi molto nei miei confronti.

Tornai a vivere nella capitale nella città che non mi aveva visto nascere ma visto crescere da sempre e come un pazzo mi diedi da fare per racimolare denaro, quasi come per incanto era il lavoro che veniva da me, in breve tempo non ce la feci più da solo e fui costretto ad assumere degli operai per avere un aiuto.

Gli affari andavano a gonfie vele e più il tempo passava e più incameravo denaro…ecco ora era giungo il momento: Tornai al paesello di 500 anime e chiesi la mano di Angela, lei mi buttò le braccia al collo e finalmente i suoi acconsentirono.

Ma ecco che Angela si è svegliato e mi chiama “buongiorno amore” le dico “ma cosa ci fai già alzato! mi risponde, ” pensavo cara, pensavo ormai alla nostra vita passa e poi sto anche pensando alla festa da preparare per il fidanzamento di nostra figlia Claudia, questa festa deve essere bellissima la daremo ai bordi della piscina”.

Lei mi guarda dubbiosa, Angela ha il potere di leggermi dentro, la vedo sorridere ma non dice nulla, mi prende la mano e mi dice “stiamo diventando vecchi! ma diventarlo assieme a te è quello che più desidero nella vita!”

Ecco qui finisce la mia storia, sono come si dice un uomo arrivato, ormai in paese sono rispettato e amato, ho molti amici, ma specialmente ho una famigli di cui sono molto orgoglioso.

Ogni tanto torno a Roma, perché ho ancora qualche nostalgia dei miei vecchi amici, ma subito dopo non vedo l’ora di tornare qui, in questa oasi di pare, dove ho finalmente raggiunto la mia serenità.

fine

Roma 11 settembre 1993

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