Grazia Deledda

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.

Nasco il 28 settembre del 1871 a Nuoro, una città della Sardegna, ancora così arcaica e dominata da un feroce maschilismo, qui il padre è padrone.

La Sardegna è dominata da una costa selvaggia e bella, da montagne rigogliose, da boschi pieni di vita; che fanno di questa terra un paradiso unico al mondo, ma per quanto questa terra sia così bella la popolazione è soggetta alla diaspora, portandosi poi la nostalgia infinita del ritorno.

Le amiche che ho conosciuto sembravano indomite nonostante le tradizioni rigide e patriarcali che tendevano a sottometterle, ma era una lotta quasi impari.

Chi sono io? sono una donna che nonostante tutte queste ristrettezze culturali ha voluto fortemente studiare anche da autodidatta, amo leggere avidamente di tutto, ho avuto la fortuna di avere tanti libri in casa e molti me li sono fatti spedire per posta.

Sono così impegnata in questa ricerca che riesco ad intrecciare una fitta corrispondenza con studiosi, critici, editori, riuscendo alla fine a realizzare il mio sogno di scrivere.

Questa mia passione mi tiene lontano da questo paese bigotto, che vorrebbe la donna spendere il suo tempo nella vita domestica, senza grilli per la testa, come ne ho io.

Sono riuscita a fuggire da questa prigione tradizionalista sposandomi con un uomo che avevo conosciuto solo da tre mesi, il quale presto mi portò a vivere a Roma, dove finalmente, mi sono introdotta nei più importanti salotti culturali della capitale.

Qui ho conosciuto Sibilla Aleramo, siamo diventate grandi amiche.

Sibilla è una femminista, ed io la seguo volentieri anche nelle sue iniziative di volontariato di alfabetizzazione nelle campagne laziali.

Insomma, mi dedico anima e corpo ad un impegno civile e mi candido come unica donna alle liste radicali. Mi ha fatto male sapere che nel collegio di Nuoro avevo ottenuto solo 34 voti, svelando ancora una volta come la mia comunità non avesse ancora perdonato il mio “tradimento”, mentre io amo molto la mia città, anche se continuerò per tutta la vita a denunciare le condizioni di arretratezza del luogo, ma anche a far conoscere la “vera” Sardegna non come terra di “banditi”.

Tutto questo mio amore per la mia terra è volta a combattere i pregiudizi che a lungo circolano anche sulla mia persona, solo perché sono fuori dai tempi, come si suol dire “fuori dai canoni”

Ho avuto la grande soddisfazione di vincere, io unica donna, il premio nobel per la letteratura, ricordo il giorno che mi fu consegnato dalle mani di Benito Mussolini, lui gentilmente mi chiese cosa potesse fare per me, ed io risposi solo la grazia per un mio concittadino Nuorese al confino per ragioni politiche.

Io non ho idee politiche o almeno non le manifesto, il mio motto è “l’arte non ha colore politico” anche se mentre ricevevo il premio nobel e ringraziavo in quel contesto il re d’Italia, ho dimenticato di citare anche il Duce, sarà stata una dimenticanza?

So solo che quando io scrivo frugo nell’animo dei miei personaggi, e mi rendo conto che frugo nella mia angoscia, nella mia anima e nelle mie stesse lacrime. Posso dire con orgoglio di aver raggiunto i miei obiettivi ed ora lascio ai posteri i giudizi che ne verranno

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