Mille Piroette – I Diversi Volti Dell’arte presenta: HoneyBombs Live @Traffic Club

Per la prima volta sul palco romano i BLAX, supergruppo dedito ad un hard gothic metal moderno, teatrale, con inserti elettronici, formato da elementi provenienti da: Senzabenza, Malet Grace, Hane, Morrigan’s, The Neets, i Dottori.
Ad accompagnare questo nuovo supergruppo, i “veterani” HoneyBombs (veterani perché c’hanno ‘na certa) dediti ad un hardrock/metal fresco, divertente ed irriverente. Ad aprire le danze troveremo i Bad Habits, gruppo rock/hard rock di classe!!!

Ingresso 5€ (compreso bacetto dell’organizzatore)

HoneyBombs: https://www.facebook.com/HoneyBombs

Clicca qui per l’Evento

Traffic Club è in Via Prenestina, 738 – 00155 ROMA (RM)

Nuovo Che Avanza

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Marinella Pucci.

Ti ho chiesto di guardare dentro, di risolvere.
No, non mi aspettavo il modo in cui lo avresti fatto.
Devo riconoscere che hai fatto un lavoro netto e radicale.
Mi rattristo.
Come si fa ora a trasformare qualcosa di bello in qualcosa di diverso che sia altrettanto bello?
Senza combattimenti o forzature scegliamo la strada dell’amore.
Cosa significherà solo il tempo lo saprà dire.
Per ora respiro le emozioni che non sempre trovano spazio nei miei giorni affollati di pensieri e cose da fare.
Anche questa è una cosa nuova che non voglio combattere, scacciare.
Niente spazio alla paura.
Costruisco una nuova me fragile e sicura.
Grazie amore mio.

Rewind

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Maria Carmen Brandi.

“Amanti”
Per gentile concessione della pittrice Anna Cristino (clicca qui)

“Non riesco a non ammirare la profondità del suo sguardo! E gli occhi poi! Cerco di definirne il colore, forse nocciola, ma non è proprio così, perché l’iride ha sfumature verdi!”
Un sussurro sfiora l’orecchio di Emma.
È la voce di un uomo belloccio, non tanto alto, che si è alzato in piedi.
Nota subito la sua altezza, a lei non piacciono gli uomini troppo alti. La sua voce dal tono elegante, delicata e nello stesso tempo virile, ha suscitato la curiosità di Emma.
Dovrebbe essere stizzita da tanta intraprendenza, invece prova uno strano piacere nell’ascoltare le sue parole, ne è insolitamente attratta.
Lui continua a parlare, chino sulle spalle di Emma che concentrata sul tono della sua voce immagina singolari scene erotiche. Quasi ne prova vergogna. Proprio lei abituata ad un’educazione rigida e severa. Certi pensieri! Sono stati da sempre considerati tabù da sua madre. Discutere di sesso? Assolutamente no!
Emma è seduta in platea, in seconda fila, pian piano la grande sala in cui si sta tenendo la conferenza si riempie dei discorsi del pubblico. Il relatore sta facendo una pausa.
Lo sconosciuto dietro di lei continua a sussurrare parole.
La voce di lui si confonde con il vocio generale. Emma si volta cerca di interpretarne il labiale. L’uomo continua a chiacchierare, alza la voce, emettendo degli acuti:
“E’ anche molto elegante e il suo profumo così……!”
Mi chiamo Eugène! No! non sono francese e che i miei genitori amano la lingua francese, così mi ritrovo questo nome, un loro capriccio!
Emma è sempre più affascinata dalla sua sicurezza e ha l’impressione che la voce di Eugène si stia animando. Le lettere si levano dalle sue labbra e sembra assumano la forma di mani e braccia che la avvolgono, la accarezzano, fanno vibrare le sue membra. Teme che lui possa vedere i suoi pensieri, che possa cogliere le espressioni del suo viso e ciò che sta provando.
Si ricompone. Emette un suono strano simile ad un colpetto di tosse, come per ripulire i suoi pensieri.
“Mi chiamo Emma!”.
Lui incalza: “Possiamo fare due chiacchiere, ti posso trascinare via da qui, sei interessata alla conferenza?”
Emma viene completamente travolta da un turbinio di emozioni, come ipnotizzata, istintivamente dice che comprerà il libro del relatore e accetta.
L’atmosfera primaverile e il crepuscolo avvolgono Emma ed Eugène. Camminano tra le vie del quartiere Coppedé, uno dei più suggestivi di Roma, cercano le loro mani come se fosse tutto così naturale. Gli alberi in fiore, che costeggiano le vie, sembra li stessero aspettando con il loro profumo assordante. Rompono il silenzio parlano del tema della conferenza: la spiritualità nell’uomo e i temi new age. Accennano ai loro interessi, alle loro vite professionali, alle considerazioni sull’amore e agli altri lui e alle altre lei.
Emma si sente in sintonia con Eugène e lo segue, il vento caldo della sera è complice. Si accorge che si è fatto tardi e cerca di congedarsi, realizza che fa molta fatica ad andare via, lui è veramente attraente!
“Emma! Forse posso apparire troppo invadente! Devo chiederti se ti farebbe piacere rivederci.”
“Si! Va bene!”
“Domani?”
Lei non riesce a trattenersi: “Si!”
Emma all’indomani decide di riempire la mattinata di impegni e commissioni, non vuole pensare all’appuntamento con Eugène, non ha intenzione di nutrire chissà quali aspettative o pensare ai discorsi della sera prima.
Vuole ricominciare tutto da capo. Sente di rivivere il loro primo incontro, vuole ripensare a quella sera e capire se avesse provato le stesse emozioni, le stesse trepidazioni e quei pensieri animati da carezze e da piacere.
“Caro Eugène come ti stai vestendo? Quei pantaloni per il nostro il primo appuntamento. Cosa potrei pensare di te! Con quei pantaloni? Se vogliamo capire cosa ci ha fatto innamorare, forse anche l’abbigliamento ha avuto il suo ruolo!”
Emma sorride divertita.
Emma ed Eugène si guardano allo specchio, lei si trucca gli occhi accuratamente e lui sceglie dall’armadio un altro pantalone, si rasa bene il viso, si sente pronto, guarda lei e i suoi occhi.
Sono trascorsi dieci anni da quell’incontro, ne erano seguiti altri, alternati a vacanze insieme, alla carriera, a serate trascorse a progettare.
Emma e Eugène si erano ritrovati in chiesa a dirsi “Si!”. Un “Si” eternizzante che quando lo pronunci ti avvolge nel tepore della sicurezza del “per sempre”.
Erano stati felici e convinti del loro “Si!” Dopo dieci anni, però il “Si” manifestava delle crepe.
Il loro rapporto era stato costruito sulla fiducia e sulla lealtà. “La stima” era stata da sempre la maestra delle loro giornate, i suoi insegnamenti avevano suggerito decisioni e comportamenti dei due, che avevano rappresentato le maglie della loro storia. I figli: Giorgia e Marco erano il loro orgoglio.
Emma e Eugène stanno preparando il loro primo incontro, lei ha tra le mani il libro del relatore della conferenza “L’uomo può osservare la sua anima?”, titolo affascinante. Ne accarezza la copertina e comprende che sta accarezzando con avidità le pagine di quel loro primo incontro, prova all’improvviso un brivido e un’emozione.
Eugène aveva conservato negli anni la sua gentilezza ed eleganza, segue i gesti di Emma dallo specchio, riconosce la freschezza e l’ingenuità dei suoi pensieri gli stessi del loro primo incontro.
Emma si volta, trova gli occhi di Eugène, afferra quei dieci anni li stringe al petto, li coccola così come ha consolato dal pianto il suo primo figlio appena nato. Lui prova una grande tenerezza nel vedere l’espressione di lei, si avvicina e le sussurra: “Non riesco a non ammirare la profondità del suo sguardo! E gli occhi poi! Cerco di definirne il colore, forse nocciola, ma non è proprio così, perché l’iride ha sfumature verdi!”