Mille Piroette – I Diversi Volti Dell’arte presenta “Civitavecchia Tra Pittura E Parole”

Io Indio

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.

Sono uscito ora da un bel bagno ristoratore, ho corso tutto il giorno con i miei compagni di gioco. Sono il primogenito di una famiglia molto importante della mia tribù. I miei nonni mi predicono sempre una grande fortuna, chissà forse un giorno potrò diventare stregone o addirittura capo tribù, per ora mi accontento di dominare i miei compagni di gioco. Non sono molto alto, ho 13 anni e penso che comunque non crescerò più di così, mio padre non è molto alto nemmeno lui, ma in compenso sono molto forte, e quando ci cimentiamo nella lotta, vinco quasi sempre io. Oggi i miei sono tutti al tempio a pregare i nostri antenati, il totem che ho vicino alla mia capanna, rappresenta il Sole e la sua forza, che illumina il nostro grande popolo, a cui noi dedichiamo sacrifici per poter avere sempre la loro benevolenza. La mia vita trascorre tranquilla, con i miei amici e con la mia famiglia, ho un fratello più piccolo e una sorella , lui ha 11 anni e lei solo 9, Lei vorrebbe sempre giocare con noi, ma noi non la vogliamo, siamo maschi e rudi e lei è così fragile, insomma è una femmina e deve stare con le femmine. Abbiamo tanti Dei a cui dedicare le nostre offerte, ma io ricordo sempre quando mio nonno mi raccontava, davanti al fuoco la sera, delle belle esperienza e gli insegnamenti dei nostri Avi, venuti da lontano “dalle Stelle”, e mi affascinava quando mi diceva che il nostro grande Re/Dio un giorno prese il mare e se ne andò, ma promise di ritornare più splendente di prima sempre dal mare. Ed ecco che un giorno, dal mare spuntarono delle navi con degli uomini con uno strano cappello dorato, con animali alti, eravamo affascinati , specialmente noi ragazzi, pensai il nostro Re/Dio è tornato, dovevamo dargli la giusta importanza.
Arrivarono in tanti con quei strani animali, poi chiamati cavalli. Ricordo quel giorno, tutta la tribù si riversò sulla spiaggia per ammirare questi uomini che sembravano tanto alti come i loro cavalli. Eravamo allibiti e pronti a metterci in ginocchio davanti a loro per adorarli, c’era un silenzio irreale quel giorno sulla spiaggia, li guardavamo increduli e forse un po’ spaventati. Noi eravamo un popolo tranquillo, non avevamo nemici, vivevamo di quel poco che avevamo ed eravamo sereni, quel giorno qualcosa cambiò anche il noi.
Vennero con un portamento da Re e noi li guardavamo ammirati o forse spaventati, da quel giorno la nostra vita cambiò.
La mia adolescenza finì quel giorno, dovetti crescere per forza. In principio non fu così terribile, ma presto uscì la loro vera natura, la loro avidità, la loro cattiveria. Con loro vi erano dei “missionari” così li chiamavano, e alcuni giorni dopo la loro venuta ci fecero un discorso strano che noi non capivamo. Con il senno del poi seppi che ci chiedevano, e leggevano, una lunga intimidazione a convertirci alla fede cattolica, pressappoco diceva così: Se non vi convertite, vi dico, che con l’aiuto di Dio io entrerò con forza entro di voi e vi assoggetterò al giogo e all’obbedienza della chiesa di Sua Maestà e prenderò le vostre moglie e i vostri figli e li farò schiavi, e li venderò come sua maestà comanderà e prenderà i vostri beni e vi farò tutto il male possibile. Io ero un ragazzo, non capivo cosa volessero da noi, credo che volessero i nostri ori, le nostre ricchezze, ma cosa centravano i nostri Dei, le nostre credenza? Perché volevano che adorassimo il loro Dio, che nemmeno conoscevamo? era una scusa? Iniziò un incubo, ci venivano a prendere nelle nostre case per portarci lungo i fiumi a cercare l’oro, presero anche noi ragazzi, molti di noi morirono così di stanchezza e di stenti, anche perché questi uomini ci avevano portato le loro malattie, a cui noi non eravamo abituati e non avevamo anticorpi per proteggerci. Io ero ancora giovane, anche mio fratello fu fatto schiavo e morì di stenti e di sfinimento nei loro campi. Io cercavo di resistere perché volevo proteggere la mia sorellina fortunatamente ancora giovane, perché questi bruti, oltre che renderci schiavi, stupravano le donne, anche mia madre ebbe la stessa sorte. Ma noi come popolo avevamo un cuore indomito, non si poteva accettare così questa schiavitù, molti del nostro popolo, piuttosto che essere schiavi , loro e i propri figli, si suicidarono in massa. Fu un duro colpo per noi, altri invece si abbandonarono ai loro vizi, iniziarono a bere e ad ubriacarsi, così da indebolire ancora di più il loro fisico ormai danneggiato. Il ricordo più atroce che ho. da quando riuscivo a capire la loro lingua è il sapere , che ci ritenevano senza anima, per questo ci mandavano in miniera per curare la normale cattiveria che avevamo, secondo loro, e perché ci ritenevano pigri, e, ancora più grave non credevamo nei miracoli del loro Gesù Cristo, per questo eravamo da condannare senza pietà. Adoravo i miei Dei, sempre in casa lo avevamo fatto ed ora ci dicevano che i nostri Dei erano pagani e ci mostravano un uomo in Croce, dicendo che lui era la vera Religione. Per me non era così, come non lo era per molti di noi. So che qualcuno della mia tribù accettò per disperazione la conversione e si fece battezzare da questi Missionari conquistadores, ma credo fortemente, che di nascosto continuavano ad adorare i loro dei. Crescere in questo contesto fece di me un uomo pieno di rancore e di odio, verso questo popolo venuto a distruggere la nostra vita. Mi sentivo in trappola, crescevo schiavo io uomo nato libero, questo mi procurava tanta voglia di ribellarmi, ma ormai eravamo quasi decimati come popolazione. Una piccola luce si accese quando da noi venne un “missionario!” Las Casas, che per 20 anni era vissuto nell’agio come “encomendero” ed ora finalmente si rese conto del genocidio perpetrato ai nostri danni. Si rese conto quando imbarcato nel 1513, con la spedizione di Diego De Quellar, fu testimone dello sterminio del popolo Taino per la civilizzazione della colonia. Rimase talmente scioccato, che lo visse come un incubo, tanto che si recò dal re di SPagna per parlare in favore di noi indios. Riuscì nel suo intento per soli tre anni, formando una colonia di soli indigeni non schiavi. Alla fine riuscì a far abolire l’Encomienda, rendendo di fatto illegale la nostra schiavitù.
Dopo tanti anni di questo tormento io e gli amici che erano rimasti in vita abbiamo capitolato e ci siamo convertiti al cattolicesimo, abbiamo abbracciato la loro religione…ma ancora oggi che parlo con i miei nipoti, racconto loro la nostra storia, per non dimenticare e l’invito ad adorare ancora i nostri Dei, il Sole, la Luna, il nostro Totem, ma questo in gran segreto.
Sono sopravvissuto, grazie alla mia forza di volontà e la voglia di proteggere i miei cari, anche se non sono riuscito a tanto, ma posso dire che almeno ci ho provato, non ho accettato passivamente gli eventi, ma ho cercato di combatterli.

Mille Piroette – I Diversi Volti Dell’arte presenta “Suggestioni En Plein Air”

Intervista e breve descrizione estemporanea del vernissage dell’artista Paolo Ferroni dal titolo “Suggestioni En Plein Air”. Buona visione

Mille Piroette – I Diversi Volti Dell’arte presenta la mostra di pittura collettiva “Tre donne” tre vite, tre storie.

Con grande piacere il blog Mille piroette presenta la mostra di pittura collettiva “Tre donne” tre vite, tre storie all’interno della quale verrà presentata la personale della pittrice Anna Cristino dal titolo “FIL Rouge“.

Nella sezione i nostri eventi potete ascoltare l’intervista alla pittrice che racconta la sua formazione artistica e i temi delle sue opere. Alla fine dell’intervista il prof. Gianfranco Bartalotta, critico d’arte, ha lasciato una recensione che ben interpreta e analizza gli aspetti tecnici, pittorici, estetici e contenutistici dei quadri della nostra Anna Cristino.

La mostra sarà inaugurata sabato 12 marzo p.v. alle ore 18.00 presso la Galleria d’arte internazionale Area Conte Artesa, via Margutta 90 Roma

Al Semaforo

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Elena Dreoni.

Una sfoglia di luna e una stella vicina
quest’aria che bevo di già settembrina
ti guardo nel cielo spicchio d’oriente
e penso a una bella e lontana dormiente.

Le case di fronte panciute, col tetto
si fanno smerlate e cangianti ad un tratto
e il serio cipresso li fermo in attesa
diventa una palma pungente e odorosa.

Scompare l’asfalto come una magia
e sopra il cammello, percorro una via
solcando le dune di sabbia argentata
ti cerco soavissima donna velata.

Compagno di viaggio è un fitto mistero
che avvolge i tuoi occhi di ebano nero,
mi fermo al Castello con grane emozione
perché tra un momento ti avrò mia visione.

Ma quando una porta ormai ci separa
rimbomba alle orecchie orrenda fanfara,
la spada è sguainata, mi volto di scatto,
ma tutto è scomparso, mirabile effetto.

Io cerco il Castello, la sabbia, i predoni
ma sento soltanto del clacson i suoni
ed ecco lo sguardo tra le auto si perde
mentre il semaforo è di nuovo verde.

Libertà

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Elena Dreoni.

In una sottile bolla di cristallo
ho racchiuso i miei desideri
poi l’ho lasciata andare
affinché li portasse lontano.
Il vento l’ha trovata
impigliata tra i rami secchi
e incuriosito l’ha presa con sé.
Stordito dalla sua leggerezza
s’è messo a cullarla
e a giocare con lei.
E lei sorridendo s’è lasciata portare
fin sotto la pioggia d’arcobaleno
dove ha ritrovato tutti
i suoi mille cangianti colori.
Ma nascosta sotto un fascio di luce
una tela di ragno d’oro
l’ha imprigionata.

Mille Piroette – I Diversi Volti Dell’arte presenta: La Traviata di Giuseppe Verdi con il Soprano Olga Angelillo

“Ah …ma io… ritorno a vivere! Oh gioia!”

Così termina quest’opera meravigliosa, con queste parole la protagonista muore, appena dopo la gioia di un ultimo sussulto di vita nel suo povero corpo straziato dalla malattia.
Un personaggio emotivamente difficilissimo e vocalmente incredibilmente impegnativo…
Il mio cuore è pieno di gioia e riconoscenza per chi continua ad organizzare spettacoli e concerti.. il mondo ha davvero tanto bisogno di bellezza.

Vent’anni Dopo

Questo articolo è stato scritto e pubblicato da Nerina Piras.

Oggi rovistando tra le vecchie scartoffie, ho notato una lettera ingiallita, mi sono incuriosita, è tanto che non mi metto davanti al Pc, forse è colpa dell’età, e gli acciacchi si fanno sentire tutti. Cammino infatti con il bastone e gli occhi sono sempre più deboli, solo la mia mente è sempre vigile e attenta. Ho due nipoti una vive a Milano, ha 28 anni, non perché è mia nipote ma è di una bellezza eterea, ed uno a Roma, lui ha vent’anni, li adoro, sono la mia gioia, il maschio che abita vicino a me, non mi lascia mai da sola, ogni giorno se anche non può venire a trovarmi, mi chiama al telefono per sapere se sto bene, se ho bisogno di aiuto. Che caro! Ricordo la loro nascita, allora ero piena di forza e di voglia di vivere, avevo 20 anni in meno e anche se non ero proprio una giovincella, ero piena di vitalità, mi dedicavo a tante attività, ero volontaria ad una ASL, mi occupavo di pratiche amministrative, aiutavo le persone che non potevano recarsi a Civitavecchia, così io ed altre colleghe svolgevamo il lavoro per loro. Andavo a scuola di recitazione…mamma mia quanto mi sono divertita, era bello interpretare ogni volta un personaggio diverso.
Non so se fossi all’altezza, non me lo sono mai chiesto, ma il divertimento era garantito e questo mi bastava. Mi piaceva viaggiare, avevo visto tanti luoghi lontani e vicini, amavo l’Italia e ancor più amavo l’incontro con gli altri popoli, altre razze, altre culture, era come crescere ogni giorno. Così zoppicando e un po’ a tastoni mi sono avvicinata alla scrivania, quanta polvere! non mi ci siedo più, che peccato. Sbircio per mettere un po’ d’ordine tra tutte quelle cartacce e cosa vedo? Una lettera! Mi sembra un po’ ingiallita, ma di chi sarà? chi l’avrà scritta?
Inforco gli occhiali, ormai senza di loro per me è buio pesto, faccio fatica a leggere, guardo la data mio Dio è del 2022, è di 20 anni fa!! Ma a chi è indirizzata? a Nerina Piras, a me, e perché mi sono scritta venti anni fa?
Faticosamente leggo e mi rendo conto che questa lettera l’ho scritta effettivamente io… a me stessa! Ma come è possibile! Ora ricordo, ad una lezione di Teatro il nostro registra Enrico, ci aveva fatto scrivere una lettera che ci rappresentava 20 anni dopo, mai avrei pensato che si sarebbe avverata quell’idea. Avevo davanti a me una lettera scritta per me da me stessa! Che emozione! Ero io con i sogni di allora, con i desideri di allora che immaginavo come sarei stata ora, magari senza bastone e senza occhiali. Ma ero io!! Io che sognavo di vedere crescere i nipoti; io che sognavo che loro realizzassero tutti i loro sogni, Asia, che diventava una bella donna affascinante, Manuel che studiava con amore e leggeva con la stessa passione che aveva infuocato la mia vita. Che altro desideravo a quei tempi dalla vita?
Ah si, la Libertà, quella libertà che vedevo sbriciolarsi tra le dita giorno per giorno, mi sembrava che un cappio mi avvolgeva e non mi dava respiro, volevo il mondo libero da questa pandemia. Volevo un mondo pulito, ecologico e libero per i miei nipoti e perché no anche per me che ero agli sgoccioli della vita.
Ero nata libera e libera volevo morire, ed ora questa lettera, ma cosa avevo scritto allora?
Piango, mentre la leggo, mi commuovo, mi rivedo guerriera, a lottare per la libertà, mi rivedo piena di forza e di voglia di vivere, ed ora che la rileggo, provo una grande pace, una contentezza, una gioia, so che i miei sogni si sono avverati tutti.
In questo mio cammino verso la fine della vita, vedo che ho realizzato la maggior parte dei miei sogni e dei miei obiettivi. Vedo davanti a me, no, due bambini ma una donna e un giovane uomo, che crescono con la consapevolezza della libertà che per un periodo ha barcollato. Vedo che i ragazzi hanno realizzato tutti i loro sogni e mentre leggo vedo passarmi davanti tutti gli anni trascorsi, tutte le lotte. Quanto amore in questa lettera scritta per me da me, quanta gioia ritrovarla ora e scoprire com’ero e come sono, quante emozioni, piango si, ma sono lacrime di gioia, di soddisfazione e di gratitudine verso la vita, la mia vita.

Mille Piroette – I Diversi Volti Dell’arte presenta: Suggestioni “en plein air” di Paolo Ferroni

Galleria di Via Del Moro, 49 – Roma dal 22 al 27 Marzo 2022 orario dalle 12:00 alle 20:00